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	<title>poluz live? &#187; Tecnologia</title>
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	<description>Ho poche idee, ma confuse</description>
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		<title>Un progetto collaterale: PUS, l&#8217;accorciatore di url personale</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 14:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa, leggendo uno dei tanti articoli che criticano i sistemi per accorciare gli url (come tinyurl, snipurl, bit.ly, &#8230; ce ne sono milioni), mi è venuta in mente una parziale soluzione ad alcuni dei problemi proposti: gestire in proprio un url shortener. L&#8217;idea  risolve (in maniera parziale, come dicevo prima) due problemi: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa, leggendo <a href="http://joshua.schachter.org/2009/04/on-url-shorteners.html">uno</a> <a href="http://www.techcrunch.com/2009/04/06/are-url-shorteners-a-necessary-evil-or-just-evil/">dei</a> <a href="http://www.kottke.org/09/04/url-shorteners-suck">tanti</a> <a href="http://http://www.webmonkey.com/blog/Why_URL_Shortening_is_a_Threat_to_the_Web">articoli</a> che criticano i sistemi per accorciare gli url (come tinyurl, snipurl, bit.ly, &#8230; ce ne sono milioni), mi è venuta in mente una parziale soluzione ad alcuni dei problemi proposti: gestire in proprio un <em>url shortener</em>. L&#8217;idea  risolve (in maniera parziale, come dicevo prima) due problemi: la durata nel tempo degli url che creiamo, e la responsabilità di chi linka inopinatamente siti pericolosi per la sicurezza di chi vi accede. Per il primo punto, usando un servizio in proprio è possibile essere certi che gli url continueranno a funzionare finché lo vorremo noi, e non finché il servizio esterno scelto continuerà ad operare; per il secondo problema la risposta è che in un sistema privato di accorciamento si sa di chi è la responsabilità nell&#8217;aver creato un url malevolo, a meno di attacchi al sistema di accorciamento stesso.<br />
Per questi motivi e per curiosità mia, è iniziato lo sviluppo di <em>PUS</em>, che sta molto banalmente per <em>Persona Url Shortener</em>. </p>
<h2>Che faccia ha</h2>
<p>Giusto un&#8217;immagine (tra l&#8217;altro nemmeno aggiornatissima), per mostrare la parte di PUS che riporta le statistiche dei link, altre immagini le potete trovare sulla pagina della mia installazione di PUS, che incidentalmente è anche l&#8217;home page del «progetto», <a href="http://p.poluz.net/">ovvero qui</a>.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/12/pus-blog.jpg" class="thickbox" title="Visualizzazione statistiche link in PUS"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/12/pus-blog-500x224.jpg" alt="pus-blog" title="pus-blog" width="500" height="224" class="alignnone size-large wp-image-813" /></a></p>
<p>Nella parte di inserimento link nuovi non c&#8217;è molto da vedere, giusto qualche campo per incollare l&#8217;url ed eventualmente un titolo, ed il pulsante per accorciare il tutto.</p>
<h2>Scelte tecniche</h2>
<p>PUS è un software realizzato in un php quasi «old style»: niente framework, niente pattern <acronym title="Model View Controller">MVC</acronym>, niente astrazione del db (e quindi o MySQL o niente). L&#8217;unico «scivolone» nella modernità è l&#8217;interfaccia JavaScript (AJAX) abbastanza spinta, per cui ho utilizzato il toolkit <a href="http://dojotoolkit.com/">Dojo</a>. Questo perché? Per il semplice motivo che volevo realizzare un&#8217;applicazione che avesse un&#8217;«impronta» sulle risorse molto piccola. Infatti PUS al momento (senza alcune ottimizzazioni che farò a breve), occupa circa 150 KB.</p>
<p>Per quello che riguarda l&#8217;algoritmo di accorciamento degli url, ho privilegiato la semplicità alla «sicurezza». In questo contesto con sicurezza intendo l&#8217;impossibilità, partendo da un url accorciato, di risalire a tutti gli altri. In PUS gli url sono infatti strettamente consecutivi, quindi è un attimo vedere gli url accorciati precedenti: basta «tornare indietro» con le lettere e le cifre. Ho ritenuto che questo non fosse un problema per me, e quindi gli url sono semplicemente la conversione in base 32 (10 cifre + alfabeto inglese) dell&#8217;indice progressivo con cui il link è salvato sul database. Un meccanismo che permette di mantenere una grande semplicità e rapidità nella risoluzione degli url quando vengono acceduti.</p>
<h2>PUS è open source</h2>
<p>Durante l&#8217;implementazione di PUS, ho deciso che sarebbe stato bello rilasciare il codice al pubblico, per permettere a tutti gli interessati l&#8217;installazione in proprio. Del resto, anche se PUS è stato modellato sulle mie esigenze, presenta pur sempre un set di funzionalità piuttosto generiche, che possono tornare utili anche ad altri.<br />
Creare un accorciatore di url funzionante non è un lavoro lungo: un programmatore in un paio d&#8217;ore può realizzarne uno senza grandi difficoltà. Però se aggiungiamo la creazione di una interfaccia ed altre funzionalità, immancabilmente il tempo necessario inizia a crescere. E poi, se qualcuno l&#8217;ha già fatto per noi, perché non sfruttarlo e basta? Ecco perché mi sono deciso a rilasciare pubblicamente il lavoro: PUS non è un «gran pezzo di codice», ma può comunque tornare utile e far risparmiare un po&#8217; di tempo a qualcuno.</p>
<p>Al momento PUS non è ancora pronto per il download diretto, manca ancora il wizard di installazione ed alcune ottimizzazioni, tuttavia potete già <a href="https://launchpad.net/pus-url">trovarlo su Launchpad</a> (è necessario fare un pull con <a href="http://bazaar-vcs.org/">Bazaar</a> per scaricarlo), rilasciato con licenza GNU GPL v3. Nei ritaglissimi di tempo sto provvedendo a finirlo, e pubblicherò uno zip «pronto all&#8217;uso» il prima possibile. Se poi qualcuno vuol anche partecipare allo sviluppo, beh, Launchpad serve proprio per quello!</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>È già da più di un mese che uso <a href="http://p.poluz.net/">PUS</a> con soddisfazione sul mio dominio, e non appena avrò terminato e pubblicato la versione 0.1, ho già qualche idea per la 0.2. Mi sono divertito a realizzare PUS, e lo porterò avanti fintanto che ne avrò voglia. L&#8217;url shortening ha parecchi difetti, come dicevo in apertura, ma se usato nei contesti corretti è senza dubbio comodo se non addirittura necessario (come su twitter). Vi terrò aggiornati su queste pagine delle novità riguardanti il progetto.</p>
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		<title>Strumenti per web developer, segnalati da poluz</title>
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		<comments>http://www.poluz.net/blog/2009/09/strumenti-per-web-developer-segnalati-da-poluz/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 18:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sul World Wide Web ci sono tonnellate e tonnellate di articoli in cui questa o quella persona, questo o quel gruppo, ci presentano entusiasticamente i software migliori ed i tool più fighi per svolgere al meglio l&#8217;attività di loro interesse, che spesso è lo sviluppo web. Per questo motivo, e perché ormai ne ho raccolti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul World Wide Web ci sono tonnellate e tonnellate di articoli in cui questa o quella persona, questo o quel gruppo, ci presentano entusiasticamente i software migliori ed i tool più fighi per svolgere al meglio l&#8217;attività di loro interesse, che spesso è lo sviluppo web. Per questo motivo, e perché ormai ne ho raccolti abbastanza, mi ci metto anche io nel calderone, e vi presento i tool che uso più volentieri e con più profitto nella mia attività di web developer.<br />
Siccome sviluppo su Linux al lavoro, e su Mac a casa, presenterò applicazioni multipiattaforma oppure per cui esistono corrispettivi nei due sistemi operativi (nei limiti del possibile). </p>
<h2>Grafica</h2>
<p><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/09/colors.jpg" alt="colors" title="colors" width="64" height="64" class="alignright size-full wp-image-781" style="float:right;margin-left:11px;"  />Non so voi, ma io non posso fare a meno di un <em>colorpicker</em>, ovvero di un tool che possa fornirmi in un istante informazioni sul colore di ogni pixel visualizzato sullo schermo. Un click ed ecco il codice esadecimale (e magari anche <acronym title="Red Green Black">RGB</acronym>) di un colore. Per Linux c&#8217;è l&#8217;ottimo ed abbondante KColorChooser (<a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:KColorChooser.jpg">schermata</a>), che mostra oltre ad esadecimale ed <acronym title="Red Green Black">RGB</acronym>, anche <acronym title="Hue Saturation Value">HSV</acronym>. Per Mac troviamo invece l&#8217;immediato Colors di <a href="http://mattpatenaude.com/">Matt Patenaude</a> scaricabile ed utilizzabile liberamente.</p>
<p>Infine per la manipolazione delle immagini in genere, c&#8217;è ovviamente (manco a dirlo) <a href="http://gimp.org/">Gimp</a> (ma una volta non si chiamava <strong>The</strong> Gimp, ora che ci penso? Boh!).</p>
<h2>JavaScript</h2>
<p>JavaScript è un linguaggio in parte <em>event-driven</em>, ovvero che agisce ed espleta alcune funzioni in base a ciò che l&#8217;utente fa (ad esempio, il click del mouse da qualche parte su una pagina web è un evento per JavaScript). Quando si realizzano pagine che implementano molti eventi, come capita quando si realizzano siti con una forte componente di interattività, ci si può perdere tra tutti gli «ascoltatori» di eventi impostati. <a href="http://www.sprymedia.co.uk/article/Visual+Event">Visual Event</a> è una <em>bookmarklet</em> per il browser che si piazza tra i preferiti, ed una volta cliccata sovrappone alla pagina web una visualizzazione grafica degli eventi impostati.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/09/visualevent.jpg" class="thickbox" title="Visual Event in azione"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/09/visualevent-500x120.jpg" alt="visualevent" title="visualevent" width="500" height="120" class="alignright size-large wp-image-780" /></a></p>
<p>Passando con il mouse su ogni singolo quadratino (che rappresenta un evento «ascoltato»), un box ci mostra il codice che gestisce l&#8217;evento selezionato. VisualEvent supporta i framework MooTools, jQuery, YUI, Prototype e JAK.</p>
<p>Perché perdere tempo a guardare nel codice di ogni sito che visitate con quale framework è realizzato? Da oggi c&#8217;è <a href="http://blog.olicio.us/2008/11/08/wtframework-bookmarklet/">WTFramework</a>, utilissima inutility fatta bookmarklet per i patiti di JavaScript e gli statistici falliti. (Mi faccio spavento da solo per l&#8217;ultima frase!)</p>
<h2>Documentazione in genere</h2>
<p>Il metodo migliore per cercare argomenti sulla documentazione di molti linguaggi e/o tools è <a href="/blog/2007/10/motore-ricerca-poluz-opensearch/">OpenSearch</a>. Potete scoprire se un sito di documentazione supporta OpenSearch se, quando lo visitate, il pulsante nella barra di ricerca di Firefox (o IE) si «illumina» (come nell&#8217;immagine sotto). Aggiungete il motore di ricerca della documentazione cliccando prima sul pulsante e quindi, nella tendina che si aprirà, sulla voce che permette l&#8217;aggiunta. Python, PHP e jQuery sono solo tre dei linguaggi/framework che permettono la ricerca nella documentazione tramite il campo <em>search</em> del browser. Vergogna colpisca tutti coloro che non supportano questa comodissima funzionalità!</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/09/opensearch.jpg" alt="opensearch" title="opensearch" width="290" height="35" class="aligncenter size-full wp-image-778" /></div>
<p>Infine uno strumento molto comodo, ma non conosciutissimo, per gli sviluppatori jQuery è il sito <a href="http://api.jquery.com/">api.jquery.com</a>: un riferimento rapido e giustamente snello che ci permette di navigare nella documentazione di jQuery più rapidamente ed in puro stile ajax.</p>
<h2>Sistemistica</h2>
<p>Quando installate un server Linux, cosa c&#8217;è di più comodo di <a href="http://www.webmin.com/">WebMin</a> per impostarlo e configurarlo? Una comoda interfaccia web (anche se non sempre chiara), anziché milioni di file di configurazione su cui scartabellare (magari in una shell via ssh).</p>
<p>Testare un sito su Internet Explorer è ahimè necessario, e spesso assolutamente doloroso. Ma non per questo dobbiamo toccare un computer infettato da Windows tutte le volte. Possiamo invece, dopo esserci sporcati un po&#8217; le mani a configurare <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Remote_Desktop_Connection" title="Remote Desktop Connection">RDC</a> su una macchina Windows, lavarcele, e continuare indefinitamente il test da remoto ed in ambiente asettico con i tool di connessione remota. Per Mac c&#8217;è il <a href="http://www.microsoft.com/mac/products/remote-desktop/default.mspx">tool RDC ufficiale</a> di Microsoft, per Linux molto buono mi pare <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/KRDC">KRDC</a> che è parte integrante di KDE.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/09/virtualbox.jpg" class="thickbox" title="Macchine virtuali su VirtualBox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/09/virtualbox-500x245.jpg" alt="virtualbox" title="virtualbox" width="500" height="245" class="alignnone size-large wp-image-779" /></a></p>
<p>Infine, caro utente Apple, lasciamelo dire: installare alcuni tool sul Mac è un&#8217;impresa ai limiti dell&#8217;impossibile. Provate ad esempio a configurare la Python Imaging Library e poi parliamone. Per tutto il resto non c&#8217;è una nota carta di credito, bensì <a href="http://www.virtualbox.org/">VirtualBox</a> (immagine sopra). Una macchina virtuale e via, lo sviluppo lo facciamo su server Linux a costo zero.</p>
<p>Per ora basta dai. Se avete suggerimenti, commentate liberamente, non vi mangia nessuno.</p>
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		<title>Palm Pre</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2009/04/palm-pre/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 16:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi mi conosce sa che no ho mai subito nemmeno un po&#8217; l&#8217;influenza di un oggetto tanto osannato come l&#8217;iPhone. Al di là dell&#8217;interesse per l&#8217;oggetto tecnologico in sé, delle soluzioni tecniche e delle possibilità/limitazioni, non ho mai subito il fascino del prodotto, che tanto è importante per «noi» tecnopati (a volte mi sento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi mi conosce sa che no ho mai subito nemmeno un po&#8217; l&#8217;influenza di un oggetto tanto osannato come l&#8217;iPhone. Al di là dell&#8217;interesse per l&#8217;oggetto tecnologico in sé, delle soluzioni tecniche e delle possibilità/limitazioni, non ho mai subito il fascino del prodotto, che tanto è importante per «noi» tecnopati (a volte mi sento di appartenere a tale categoria, altre no). Non saprei dire il perché di questo scarso interesse, che non può essere soltanto ricondotto al prezzo dell&#8217;oggetto.<br />
Fatto sta che ultimamente un prodotto analogo mi sta invece stuzzicando, e parecchio, l&#8217;appetito. Si tratta del <a href="http://palm.com/pre">Palm Pre</a>, un prodotto che per certi versi si presenterebbe nettamente superiore all&#8217;iPhone, e da altri punti di vista parrebbe essere comunque un agguerrito competitor. Parlo al condizionale perché, oltre ad alcune apparizioni e test in fiere specializzate, pochissime persone hanno avuto la fortuna di vederlo dal vivo.<br />
Nel seguito un video di presentazione del Pre, ed alcune considerazioni. </p>
<p><object width="500" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/R33Lc8cOXRs&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x2b405b&#038;color2=0x6b8ab6&#038;border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube-nocookie.com/v/R33Lc8cOXRs&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x2b405b&#038;color2=0x6b8ab6&#038;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="500" height="315"></embed></object></p>
<p>Di sicuro interesse, partendo dalle cose più da informatico, il sistema operativo, <em>Web OS</em>. Basato sul kernel Linux, Web OS fa girare applicazioni realizzate con un inedito (in questo ambito) stack HTML 5 + JavaScript, tramite il suo framework JS specializzato <em>Mojo</em>. Su YouTube esiste un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=YXS3SQauwPE">breve screencast</a> in cui viene creata una semplice applicazione, ed il sistema sembra in effetti funzionale; riuscirà questo metodo di sviluppo derivato dal web ad attirare sviluppatori? Io credo di sì. Voci danno per incluse anche la libreria JavaScript <em>Prototype</em> e il DBMS <em>Sqlite</em> nel sistema.</p>
<p>Per tornare più «terra terra», del Pre mi piace pressoché tutto: il form factor a slitta, l&#8217;interfaccia del sistema operativo, il design così pulito e rotondeggiante. Se guarderete anche voi il video che ho incluso poco sopra, non potrete non notare quale attenzione gli sviluppatori di Palm hanno riservato ai dettagli di Web OS, che è comunque alla sua prima «uscita» pubblica. Se cercate altri video, vedrete anche altre cose che non sono mostrate in questo.</p>
<div style="float:left;margin-right:11px;"><a href="http://picasaweb.google.com/lh/photo/DYp5e9GGjRAsurnmlQm7vQ?feat=embedwebsite"><img src="http://lh5.ggpht.com/_Ukz_BlennCk/SeNpX8PeF1I/AAAAAAAAAik/2qE_ZKLpJZg/palmpre.png" /></a></div>
<p>Web OS, infine, sembra prestare molta attenzione al mondo del social network e degli ormai sempre più presenti servizi distributi (gmail, calendario, ecc&#8230;). Con un sistema che Palm ha denominato <em>Sinergy</em>, il Palm Pre sembrerebbe riunire ed organizzare tutti questi strumenti così eterogenei all&#8217;interno delle sue interfacce in maniera del tutto trasparente. Ecco così che la rubrica si aggiorna sia con la rubrica di Gmail, sia con i dati dei contatti su Facebook, che gli sms e le chattate sui sistemi di IM si organizzano in thread unitari di discussione. Nel video si vedono alcuni esempi di questo approccio, di cui effettivamente si cominciava a sentire il bisogno. Questo supporto parrebbe essere tanto avanzato, che si mormora addirittura che non esista un vero sistema di sincronizzazione del dispositivo con, ad esempio, un pc, perché tutto ciò avviene nella «cloud» dei servizi che tutti ormai usiamo.</p>
<p>Come vedete della carne al fuoco parrebbe essercene, a questo punto non rimane che attendere l&#8217;uscita del Palm Pre (che il sito italiano di Palm conferma anche per il nostro paese), per capire se e come funzionerà davvero, e soprattutto a che prezzo verrà presentato al pubblico, cosa come sempre <em>assai</em> importante. Le idee e i propositi, però, sono senz&#8217;altro di altissimo livello. Sarà che istintivamente faccio sempre il tifo per i «secondi», ma spero (e credo) che venga fuori un bel prodotto.</p>
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		<title>La multifunzione HP DeskJet F4180</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2008/02/la-multifunzione-hp-deskjet-f4180/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 10:07:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Posso dire senza tema di essere smentito, che per anni avrei voluto comperare uno scanner, ma non ho mai potuto farlo per un semplice problema: lo spazio. Uno scanner ha bisogno di parecchio vuoto sopra di sé per essere utilizzato, ed è in generale un dispositivo che fa un pessimo uso dello spazio. Solo recentemente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Posso dire senza tema di essere smentito, che per anni avrei voluto comperare uno scanner, ma non ho mai potuto farlo per un semplice problema: lo spazio. Uno scanner ha bisogno di parecchio vuoto sopra di sé per essere utilizzato, ed è in generale un dispositivo che fa un pessimo uso dello spazio. Solo recentemente, con l&#8217;ultima «riorganizzazione» della camera, ho trovato un bell&#8217;appoggio, a patto di mettere insieme scanner e stampante. Ecco quindi che arriva l&#8217;HP DeskJet F4180. È una stampante, fotocopiatrice e scanner per uso domestico, di ridotte dimensioni, che promette faville con un prezzo di listino di 79 € circa. Vediamo come se la cava. </p>
<p>L&#8217;unità si presenta piuttosto compatta, di colore nero. Sul davanti si trova il classico vassoio di entrata ed uscita della carta, tipico delle stampanti Hp, mentre accanto allo sportello dello scanner, rimovibile per scansionare meglio oggetti voluminosi, troviamo il pannello di controllo. Da qui è possibile effettuare fino a 9 fotocopie contemporanee in bianco e nero o a colori (senza bisogno del computer), avviare una scansione o annullare l&#8217;operazione in corso. Alcune spie indicano l&#8217;esaurimento dell&#8217;inchiostro di una delle due cartucce.</p>
<div style="text-align:center;"><a href="http://picasaweb.google.com/poluznet/Blog/photo#5164271610020269618"><img src="http://lh6.google.com/poluznet/R6stqvbkjjI/AAAAAAAAAHY/AP-3ORnD0L4/s400/HP_CB584A_450x281.shkl.jpg" /></a></div>
<h2>Specifiche tecniche</h2>
<p>Le specifiche ufficiali indicano, per la stampa, una risoluzione di 1200 punti per pollice in nero e di 4800&#215;1200 pixel a colori, con una velocità di stampa fino a 20 pagine al minuto in bianco e nero (14 a colori); per lo scanner una risoluzione ottica di 1200 punti per pollice, ed una interpolata di 19200 a 48 bit di colore.<br />
Nella confezione si trova la macchina, l&#8217;alimentatore con il cavo di collegamento alla presa elettrica, la cartuccia nera HP21 ed in tricromia HP22 (sono quelle di ridotte dimensioni, come ricambi è possibile acquistarne di più capienti), manuale per la messa in opera, manuale delle operazioni di base, cd con i driver per Windows e Mac OSX. La DeskJet F4180 è inoltre compatibile con Linux tramite i driver <a href="http://hplip.sourceforge.net/">HPLIP</a>, sviluppati direttamente da HP.<br />
Come d&#8217;abitudine per le stampanti non è presente il cavo USB 2.0 tipo A-B necessario per il collegamento ad un computer. Ricordatevi di acquistarlo, se ne siete sprovvisti!</p>
<h2>Installazione ed uso</h2>
<p>L&#8217;impostazione della stampante si fa rigorosamente senza computer: una volta collegata ed accesa, si installano le due cartucce. La stampante provvederà a questo punto a stampare una pagina di allineamento delle testine. A differenza delle stampanti classiche, però, per effettuare l&#8217;allineamento basterà scannerizzare la pagina stampata per far allineare automaticamente le testine alla stampante. Devo ammettere di essere rimasto parecchio colpito da questa procedura, molto più tecnologica rispetto a quella classica eseguita tramite interfaccia software sul computer.<br />
A questo punto la stampante è già pronta ad effettuare fotocopie, mentre per collegarla al computer bisognerà pensare anche ad installare il software presente sul cd allegato.</p>
<div style="float:right;margin-left:11px;"><a href="http://picasaweb.google.com/poluznet/Blog/photo#5164275015929335378"><img src="http://lh3.google.com/poluznet/R6sww_bkjlI/AAAAAAAAAHo/GWLP0vh-Zd4/s144/Immagine%203.png" /></a></div>
<p>Sono rimasto molto favorevolmente colpito dal software realizzato da HP per Mac OS X. Oltre ad essere tutto compilato nativamente sia per processori PPC che Intel, è molto completo (quasi sovrabbondante) ed anche abbastanza elegante e pulito. Nello screenshot qui accanto (cliccateci sopra per vederlo in grande), l&#8217;interfaccia di scansione, che come potete vedere è piuttosto ordinata e chiara.<br />
HP fornisce addirittura un widget per la Dashboard utile a monitorare la quantità d&#8217;inchiostro presente nelle cartucce. Potete vederlo <a href="http://picasaweb.google.com/poluznet/Blog/photo#5164275011634368066">qui</a>. Una piccola finezza, che comunque fa notare come HP non snobbi il mondo Mac.</p>
<h2>Qualità e velocità</h2>
<p>Le scansioni mi sono sembrate piuttosto rapide, più rallentate lato computer (ad elevate risoluzioni lo scanner si ferma di tanto in tanto per lasciare elaborare i dati al computer – ventole del MacBook a palla) che lato scanner. La luce di scansione è molto probabilmente a led, anziché al neon, perciò la scansione si avvia immediatamente senza bisogno di attendere il riscaldamento della lampada. I 19200 punti per pollice di scansione sono francamente inutili, più uno specchietto per allodole che altro; qui sotto una foto analogica stampata circa 15 anni fa su carta fotografica 10&#215;15, scannerizzata a 600 dpi (punti per pollice). Cliccatevi sopra per andare sulla pagina di Flickr dove è possibile vederla alla dimensione originale.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/2246806162/" title="Via San Donato by poluz, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2299/2246806162_3db8bc71f7.jpg" class="full" alt="Via San Donato" /></a></p>
<p>La stampante nella modalità bozza veloce è veramente impressionante, e «spara» letteralmente fuori i fogli: occhio perciò ad estendere completamente il cassetto della carta, altrimenti troverete tutto per terra! La qualità in questa modalità è decente, il nero è comunque pieno, ma un po&#8217; sfuocato. Va già molto meglio se si imposta «Normale veloce» come qualità.<br />
La stampa di una immagine scannerizzata da un giornale A4 su un foglio di carta fotografica 10&#215;15 senza bordi, ha restituito un gran bel risultato in qualità ottima, ed ha richiesto 2 minuti e 20 dall&#8217;attivazione della stampante al rilascio del foglio stampato.</p>
<p>Ed ora spazio al video dell&#8217;unboxing (eseguito in soli 10 secondi, che record! me ne compiaccio da solo), e di alcune fasi operative della stampante.</p>
<p><object type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="339" data="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=669271&amp;server=www.vimeo.com&amp;fullscreen=1&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef"><param name="quality" value="best" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="scale" value="showAll" /><param name="movie" value="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=669271&amp;server=www.vimeo.com&amp;fullscreen=1&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef" /></object></p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Considerato che per me stampante ha sempre fatto rima con Hewlett-Packard (dal 1995 quando comprai la DeskJet 850C, durata ben 10 anni, in poi), e considerato che girando un po&#8217; per Bologna ho trovato questa DeskJet F4180 multifunzione a 62,90 € anziché 79 €, direi che è un gran acquisto, che vale molto di più del prezzo a cui viene venduto. Ovviamente l&#8217;HP è tutt&#8217;altro che in perdita, perché sa che a buona stampante fanno seguito tante belle cartucce (quelle sì che sono care), e anche se difficilmente questo prodotto raggiungerà i 10 anni della mia prima HP, mi sembra un prodotto ben congegnato e realizzato.<br />
La qualità di scansione e di stampa mi sembrano più che buone per l&#8217;uso domestico o in piccoli uffici, con pretese fotografiche pur non essendo venduta come prodotto fotografico, al contrario della linea PhotoSmart.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Proteggere i propri dati sul Mac con OSXCrypt</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2008/02/proteggere-i-propri-dati-sul-mac-con-osxcrypt/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2008 15:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 23 gennaio scorso è stato il giorno in cui OSXCrypt è stato lanciato. OSXCrypt è il porting su Mac OS di un pacchetto crittografico fino ad ora disponibile solo per Windows e Linux con il nome di TrueCrypt. Con OSXCrypt potete cifrare i vostri dati all&#8217;interno di partizioni virtuali (file immagine di disco), oppure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 23 gennaio scorso è stato il giorno in cui <a href="http://www.osxcrypt.org/">OSXCrypt</a> è stato lanciato. OSXCrypt è il porting su Mac OS di un pacchetto crittografico fino ad ora disponibile solo per Windows e Linux con il nome di TrueCrypt. Con OSXCrypt potete cifrare i vostri dati all&#8217;interno di partizioni virtuali (file immagine di disco), oppure cifrare intere partizioni fisiche, così come dispositivi di memoria rimovibili quali chiavi usb.<br />
Il progetto OSXCrypt è OpenSource e tutto italiano, ed è nato a causa dell&#8217;apparente rifiuto da parte degli sviluppatori di TrueCrypt di sviluppare una versione per Mac del loro applicativo. Pur essendo quindi un progetto a parte rispetto a TrueCrypt, OSXCrypt ne condivide il codice, e i volumi cifrati da TrueCrypt e OSXCrypt sono del tutto compatibili tra loro. </p>
<p>Al momento OSXCrypt non dispone di una interfaccia grafica di gestione, tuttavia la creazione, ad esempio, di un volume cifrato virtuale è veramente un&#8217;operazione semplicissima. Basta, giusto per fare un esempio, aprire una shell e lanciare il seguente comando (non è che un esempio per uno specifico compito, ci sono altre possibilità, ovviamente):</p>
<p><code>ocutil create -verbose -fat -algorithm Serpent-Twofish-AES -size 50M segretissimo.img</code></p>
<p>Questo creerà un file immagine <tt>segretissimo.img</tt> cifrato con i tre algoritmi indicati dopo la <em>flag</em> <tt>-algorithm</tt>, formattato con il file system <abbr title="File Allocation Table">FAT</abbr> e grande 50 MB.<br />
Una volta creata l&#8217;immagine cifrata, si potrà «montare» con il comando</p>
<p><code>ocutil attach -verbose segretissimo.img</code></p>
<p>Come si vede, pur non essendoci al momento un&#8217;interfaccia grafica, è tutto piuttosto semplice. La vera comodità è che una volta montata l&#8217;immagine disco, questa è disponibile ed utilizzabile in lettura e scrittura attraverso il normalissimo Finder di Mac OS X, come se fosse un qualsiasi disco o unità di memoria rimovibile. </p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/2243389175/" title="OSXCrypt by poluz, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2419/2243389175_77a9a1d599_o.png" width="450" class="full" alt="OSXCrypt" /></a><br />
<small>Un disco virtuale cifrato con OSXCrypt acceduto tramite il Finder di Mac OS X.</small></p>
<p>Terminate le operazioni desiderate, non resta che «smontare» il disco per rendere nuovamente protetti i nostri dati riservati. Bisogna evitare la tentazione di smontare il disco tramite la consueta procedura da interfaccia grafica di OSX, perché non smonta effettivamente il nostro disco «speciale», bensì bisognerà lanciare il seguente comando da console:</p>
<p><code>ocutil detach segretissimo.img</code></p>
<h2>Impressioni</h2>
<p>OSXCrypt è ancora in versione alpha non definitiva, in ogni caso mi è sembrato funzionare piuttosto bene, anche perché si basa su codice già sviluppato da alcuni anni.<br />
L&#8217;ho trovato piuttosto comodo come sostituto di GPG per la cifratura simmetrica, che ho utilizzato fino a questo momento con l&#8217;ausilio di <a href="/materiale:gpg-cifrafura-bash">un mio script</a> per semplificare le operazioni. Con <a href="http://gnupg.org/">GnuPG</a>, infatti, ero obbligato a cifrare e/o decifrare i file singolarmente (oppure a dover creare archivi zip di più file), ed inoltre, dopo le modifiche, dovevo cifrarli nuovamente a mano, sostituendo il vecchio file cifrato.<br />
Con OSXCrypt questi passaggi sono automatizzati, se si esclude la necessità di montare e smontare il volume, ed i documenti sono tutti dentro un unico contenitore, ben organizzati. GnuPG è in effetti più adatto ad altri usi, come la crittografia a chiave pubblica, e quindi lo scambio di comunicazioni riservate.</p>
<h2>Perché dovrei usare la crittografia?</h2>
<p>Perché dovrei cifrare e proteggere i miei dati se non sono un terrorista e non ho nulla da nascondere? In <a href="http://www.lastknight.com/2008/01/31/casa-lastknight-episodio-1/">questo video-post</a> un po&#8217; lungo, ma molto interessante, <a href="http://www.matteoflora.com/">Matteo Flora</a>, lo starter del progetto OSXCrypt, ci spiega perché una persona normale dovrebbe avere l&#8217;abitudine di proteggere i propri dati con la crittografia.</p>
<h2>Riferimenti</h2>
<ul>
<li>Il sito del progetto OSXCrypt, con i download del pacchetto di installazione e del codice sorgente: <a href="http://www.osxcrypt.org">osxcrypt.org</a>;</li>
<li>Le release notes con le istruzioni per l&#8217;uso di OSXCrypt: <a href="http://www.osxcrypt.org/release/OSXCrypt-6.2A-ReleaseNotes.txt">clicca</a>;</li>
<li>TrueCrypt, l&#8217;equivalente per Windows e Linux e il progetto da cui OSXCrypt è derivato: <a href="http://www.truecrypt.org">truecrypt.org</a>.</li>
</ul>
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		<title>Logitech X-240 altoparlanti stereo 2.1</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2008/01/logitech-x-240-altoparlanti-stereo-21/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 10:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tempo fa vi avevo parlato della mia necessità di un qualcosa di nuovo per ascoltare musica e/o amplificare l&#8217;audio del portatile. Le mie vecchie e fidate casse, infatti, avevano smesso di vivere ed ero a piedi già da un po&#8217;. Inizialmente avevo pensato ad un micro-hifi da attaccare al computer tramite il cosiddetto «aux», poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa vi <a href="/blog/2007/10/antro-multifunzionale-come-scrivere-un-titolo-di-post-inutile/">avevo parlato</a> della mia necessità di un qualcosa di nuovo per ascoltare musica e/o amplificare l&#8217;audio del portatile. Le mie vecchie e fidate casse, infatti, avevano smesso di vivere ed ero a piedi già da un po&#8217;. Inizialmente avevo pensato ad un micro-hifi da attaccare al computer tramite il cosiddetto «aux», poi ho sempre rimandato l&#8217;acquisto, evidentemente perché non ero molto convinto nemmeno io. Alla fine, infatti, ho optato per un classico sistema di solo altoparlanti stereo 2.1, il Logitech X-240. </p>
<p>In effetti per il mio uso è stata probabilmente la scelta migliore: essenzialmente uso solo il computer e l&#8217;iPod quando il computer è spento, manca la radio, ma di quelle la casa è piena.</p>
<p>Il Logitech X-240, come dicevo, è un sistema di altoparlanti stereo 2.1 (ha quindi due satelliti frontali ed un subwoofer per la riproduzione dei bassi). È uno dei prodotti più «tranquilli» della linea di altoparlanti Logitech, e quindi adatto ad ambienti non grandi (come camera mia, ad esempio), con una potenza di 5 W RMS per satellite, e con un piccolo subwoofer da 15 W RMS.</p>
<p>Il design dell&#8217;apparato è molto semplice e lineare, ma anche abbastanza elegante da non fare brutta figura sulla maggior parte delle scrivanie. È piaciuto anche a mia mamma che in fatto di design è piuttosto difficile.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/2182903310/" title="Logitech X-240 by poluz, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2240/2182903310_d9b25cfbc9_o.jpg" width="450" height="338" alt="Logitech X-240" class="full" /></a><br />
<small>Il Logitech X-240 al completo con i due satelliti, il subwoofer ed il centro di controllo con gli attacchi. Foto mia.</small></p>
<p>Il sistema comprende un «centro di controllo» con la regolazione del volume, due ingressi audio, un attacco per cuffia, ed un cassettino estraibile (si vede di colore argentato e chiuso in foto) che ha la funzione di supporto per lettori esterni di mp3. Vengono forniti adattatori per attaccare varie versioni di iPod ma, insomma, è poco più che un supporto, per altro realizzato in maniera abbastanza approssimativa. Non è di particolare interesse, e non lo uso, preferendo tenere l&#8217;ipod libero ed appoggiato sul piano del tavolo.</p>
<p>Non sono un audiofilo e tanto meno esperto di audio, quindi le mie valutazioni sulla qualità audio non possono essere granché accurate. Tuttavia mi cimento, affermando che, per il costo dell&#8217;apparato (40-45 €), la qualità mi sembra buona. L&#8217;audio è coinvolgente, l&#8217;effetto stereo ben delineato ed i bassi sufficientemente potenti. Sono partito con i bassi del subwoofer regolati circa a metà della scala, ma poi sono sceso a circa un quarto, che ho trovato la regolazione migliore per la musica. Magari per i film qualcosa in più può giovare.<br />
A volumi elevati il Logitech X-240 non fa disastri, e la logica di gestione del subwoofer «blocca» i bassi prima che il piccolo subwoofer «ecceda» con brutti risultati. Questo potrebbe a rigor di logica portare ad una loro relativa scomparsa, io non l&#8217;ho sentita.</p>
<p>Per finire una curiosità. Quando collego l&#8217;apparato al mio MacBook nelle ore serali, e metto il volume dell&#8217;amplificatore al minimo, si ricevono radio in modulazione d&#8217;ampiezza. Questo fatto accade solo con il MacBook (ho provato con un portatile Acer, ma non succede), e solo la sera, quando probabilmente le onde radio sono meno disturbate. Nel video che segue si vede e si sente il fenomeno.</p>
<p><object type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="339" data="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=462091&amp;server=www.vimeo.com&amp;fullscreen=1&amp;show_title=1&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=c9ff23"><param name="quality" value="best" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="scale" value="showAll" /><param name="movie" value="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=462091&amp;server=www.vimeo.com&amp;fullscreen=1&amp;show_title=1&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=c9ff23" /></object><br /><small><a href="http://www.vimeo.com/462091/l:embed_462091">La mia banda suona l&#8217;AM</a> from <a href="http://www.vimeo.com/poluz/l:embed_462091">poluz</a> on <a href="http://vimeo.com/l:embed_462091">Vimeo</a>.</small></p>
<p>In definita un buon acquisto, dal prezzo contenuto ed adatto ad un uso senza impegno per sentire musica e film in un ambiente relativamente piccolo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Scrivere opensource, due font da gustare</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2007/11/scrivere-opensource-due-font-da-gustare/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Nov 2007 18:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<category><![CDATA[tipografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle tante cose che mi hanno sempre incuriosito è la tipografia. Ho sempre amato ricercare caratteri di bell&#8217;aspetto per scrivere i miei documenti, ed ho sempre rifiutato di assoggettarmi allo standard de-facto, che vede il Times New Roman come l&#8217;unico tipo esistente sulla faccia della terra (principalmente per pigrizia dell&#8217;utente, che si adagia su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle tante cose che mi hanno sempre incuriosito è la tipografia. Ho sempre amato ricercare caratteri di bell&#8217;aspetto per scrivere i miei documenti, ed ho sempre rifiutato di assoggettarmi allo standard de-facto, che vede il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Times_New_Roman">Times New Roman</a> come l&#8217;unico tipo esistente sulla faccia della terra (principalmente per pigrizia dell&#8217;utente, che si adagia su ciò che mamma Microsoft ha preparato già cotto per lui).<br />
Negli ultimi tempi ho trovato un carattere rilasciato con licenza GPL, quindi libera, che mi sta piacendo parecchio, e che ho cominciato ad usare costantemente. Non è né troppo complesso, né troppo banale, quindi adatto alla maggior parte degli usi. Si chiama <em>Liberation</em>. </p>
<p><a href="https://www.redhat.com/promo/fonts/">Liberation</a> è stato commissionato da RedHat, e quindi rilasciato con licenza GPL. È ancora un work in progress, tuttavia è già perfettamente utilizzabile, ed è disponibile in tre varianti: serif (con grazie), sans (senza grazie) e mono (monospazio). Tutte e tre le varianti hanno il grassetto ed il corsivo. Qui sotto un piccolo esempio dei tre caratteri Liberation.</p>
<div style="text-align:center;">
	<img src="http://img85.imageshack.us/img85/7074/liberationug6.png" class="full" alt="Liberation font esempi" />
</div>
<p>I caratteri si possono scaricare dal sito di RedHat, <a href="https://www.redhat.com/promo/fonts/">cliccando qui</a>.</p>
<p>Molte critiche sono state sollevate nei confronti di Liberation, reo soprattutto di non avere un&#8217;adeguata resa a schermo. Ok, su questo aspetto posso anche essere d&#8217;accordo, ma pare che nessuno prenda in considerazione che non è necessario usare i font Liberation come sostituti di <em>tutti</em> i caratteri dell&#8217;interfaccia del computer, può bastare usarli per la scrittura di testi da stampare, o per tanti altri lavori, dove si comportano egregiamente.</p>
<p>Una delle caratteristiche interessanti di Liberation, per finire, è che i caratteri hanno le stesse proporzioni degli inflazionati font di Microsoft, e quindi sono del tutto intercambiabili: Liberation Serif è equivalente al Times New Roman, Liberation Sans al Verdana e Liberation Mono al Courier New. Potete quindi sostituirli senza problemi ai suddetti caratteri proprietari.</p>
<p>Vi consiglio di provarli!</p>
<p>Infine un&#8217;altra segnalazione. Si tratta di un altro carattere open source (Open Font License), chiamato <em>Gentium</em>. È un font che reputo bellissimo, anche se non adatto a tutti gli usi ed un po&#8217; old style. Trovo che sia perfetto per fare qualcosa di elegante. Lo trovate <a href="http://scripts.sil.org/cms/scripts/page.php?site_id=nrsi&#038;item_id=Gentium">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Ridimensionare magicamente immagini con il Liquid Rescale</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2007/10/ridimensionare-magicamente-immagini-con-il-liquid-rescale/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2007 09:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Cogliendo l&#8217;occasione della presentazione di GIMP 2.4, la nuovissima versione del miglior software di fotoritocco open-source, voglio parlarvi dell&#8217;ultima novità in fatto di ridimensionamento delle immagini. Normalmente, modificando le dimensioni di un&#8217;immagine, se il ridimensionamento non è proporzionale sui due lati, si creano delle distorsioni non proprio piacevoli. Le persone presenti in una foto, ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cogliendo l&#8217;occasione della presentazione di <a href="http://gimp.org/">GIMP 2.4</a>, la nuovissima versione del miglior software di fotoritocco open-source, voglio parlarvi dell&#8217;ultima novità in fatto di ridimensionamento delle immagini. Normalmente, modificando le dimensioni di un&#8217;immagine, se il ridimensionamento non è proporzionale sui due lati, si creano delle distorsioni non proprio piacevoli. Le persone presenti in una foto, ad esempio, diventano eccessivamente longilinee o dei veri «panzoni». Che schifo!<br />
Ma la scienza ci viene in aiuto, inventando una tecnica di ridimensionamento non uniforme, che evita i brutti effetti del ridimensionamento tradizionale. Si chiama <a href="http://liquidrescale.wikidot.com/it:start">Liquid Rescale</a>, e ne è stato sviluppato un plugin per GIMP. </p>
<p>L&#8217;algoritmo è stato presentato da Shai Avidan e Ariel Shamir (<a href="http://www.faculty.idc.ac.il/arik/imret.pdf">qui</a> l&#8217;articolo in pdf, sono circa 20 MB), mentre il nostro connazionale Carlo Baldassi ne ha implementato una versione libera ed open-source come plugin per GIMP. Ma vediamo subito un miracolo, abbassate un pelo gli occhi.</p>
<h2>Risultati</h2>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/1755732345/" title="Photo Sharing"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2418/1755732345_a554d39582_o.png" width="450" height="216" alt="Liquid rescale" class="full" /></a></p>
<p>Foto originale: <a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/1070583648/">vedi grande</a><br />
Foto ridimensionata: <a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/1756582380/">vedi grande</a></p>
<p>La foto a sinistra è la versione originale, mentre quella a destra è grande 450&#215;600 pixel. Se fate due conti (ma si vede anche ad occhio), vedrete che le proporzioni <em>non</em> sono state preservate durante il ridimensionamento, tuttavia la mia splendida figura non ha subito <em>nessuna deformazione</em>.</p>
<p>La tecnica di ridimensionamento <em>Liquid rescale</em>, ha mantenuto tutti gli elementi «salienti» dell&#8217;immagine originale, ed ha eliminato o ridotto tutte le aree inutili o poco significative.</p>
<p>Ovviamente il sistema di si comporterà più o meno bene a seconda del tipo di immagine su cui è applicata: in alcuni casi si potranno ottenere risultati migliori rispetto ad altri. Si prova e si vede.</p>
<h2>Installazione ed uso</h2>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/1755725709/" title="Photo Sharing"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2417/1755725709_a25a660aba.jpg" width="450" class="full" alt="Liquid rescale" /></a></p>
<p>Potete scaricare il plugin per GIMP (anche per versioni precedenti all&#8217;ultima 2.4) da <a href="http://liquidrescale.wikidot.com/it:start">questo sito</a>. Una volta installato, troverete una nuova voce nel menu «Livelli» («Layers») di GIMP, chiamata appunto «Liquid Rescale». Vi si aprirà la finestra che vedete qui sopra, dove potete inserire le dimensioni che volete ottenere (e qui sì, potete anche non mettere valori che rispettino le proporzioni dell&#8217;originale!), e specificare eventualmente le aree che volete assolutamente preservare (aiutando così l&#8217;algoritmo nella decisione di cosa ridimensionare e cosa no).</p>
<p>Se volete, potete anche dire al software che cosa <em>eliminare</em>, cosa che permette, ad esempio, di cancellare cose e/o persone dalle foto, come se non fossero mai state lì.</p>
<h2>Saperne di più</h2>
<p>Nel bel video che segue, più esempi di utilizzo, ed una spiegazione di come funziona l&#8217;algoritmo.</p>
<div style="text-align:center"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/6NcIJXTlugc&#038;rel=1"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/6NcIJXTlugc&#038;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></div>
<p>Vi ricordo nuovamente il sito ufficiale di Liquid Rescale: <a href="http://liquidrescale.wikidot.com/it:start">liquidrescale.wikidot.com/it:start</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Antro multifunzionale &#8211; Come scrivere un titolo di post inutile</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Oct 2007 10:33:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Su di me]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo libero]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa, ormai mesi direi, le mie fide casse amplificate hanno dato forfait. È stata una grave perdita, considerato che avevano a lungo viaggiato meco, arrivando addirittura in Basilicata. Non che fossero veramente portatili: avevano anzi un ingombro ed un peso non del tutto indifferenti, ma per vari motivi erano state portate un po&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana fa, ormai mesi direi, le mie fide casse amplificate hanno dato forfait. È stata una grave perdita, considerato che avevano a lungo viaggiato meco, arrivando addirittura in Basilicata. Non che fossero veramente portatili: avevano anzi un ingombro ed un peso non del tutto indifferenti, ma per vari motivi erano state portate un po&#8217; qui ed un po&#8217; là. Dall&#8217;infausto giorno della loro dipartita, sono rimasto senza un modo per amplificare l&#8217;audio del computer. Come si sa, nei portatili l&#8217;audio delle casse integrate non è mai spettacolare, ed infatti sino ad ora sono andato avanti con le cuffie&#8230; Bello bello, ma dopo un po&#8217;, che due scatole! Inizia ufficialmente oggi la ricerca di un sostituto. </p>
<p>In casa mia possiamo vantarci di pochi primati, ma sicuramente uno dei pochi di cui abbiamo diritto è quello di essere stati pionieri, anni ed anni fa, del concetto di stereo HiFi come mezzo per amplificare l&#8217;audio del televisore. Come «early-adopters» della padella satellitare, infatti, abbiamo avuto accesso presto ad audio stereo di buona qualità, e quindi ci sembrò naturale collegare un impianto anche per ascoltare la televisione. Niente surround od home teather, all&#8217;epoca manco si sapeva cosa fossero, ma due buone casse distanziate faceva già tutta un&#8217;altra impressione.</p>
<p>Su questa linea, anche se in misura più ridotta, mi pare logico che dovrò sostituire le mie «casse amplificate» di cui sopra con qualcosa di più flessibile. In effetti con la nuova scrivania e il monitor esterno collegato al portatile, sto creando in camera una specie di «antro multifunzione»<sup>1</sup>, con possibilità anche cinematografiche occasionali (??). Insomma, tutto sto giro assurdo per dire che l&#8217;ideale sarebbe quello che viene chiamato micro-hifi<sup>2</sup>, un <em>pisulerio</em> come quello riprodotto nella foto qui sotto, che non è altro che un esempio. Niente di più grande, per motivi di costo e di spazio e di opportunità. Bastano?</p>
<p><img src="http://img519.imageshack.us/img519/4642/mcm398dsmallko5.jpg" alt="micro hifi philips" class="full" /></p>
<p>Caratteristiche che mi servono: ingresso audio (se no come collego il portatile?) e lettore cd mp3. Poco no? Sarebbe fichissimo trovarne uno come quello in foto, che ha anche il dock per l&#8217;iPod. E qui (tremate!) sorge una considerazione. Se fate un giro sui siti <em>italiani</em> dei produttori di questi apparecchi, troverete tantissimi modelli di tutte le fatte. Perché questi prodotti, che magari ti piacerebbero anche molto, non si trovano mai in nessun negozio? E magari ne trovi tantissimi altri che non compaiono in nessun catalogo sui siti dei produttori?<br />
Ok che quello dell&#8217;elettronica è un mondo in rapidissimo mutamento, però la cosa l&#8217;ho sempre trovata alquanto curiosa!</p>
<p>Morale della favola: farò un giro alla mitica Comet e da MediaWorld, dove ci sono sempre di questi pisuleri in offerta, e comprerò quello che costa meno (o quasi)! Ovviamente farò una recensione! Però fa effetto comprare qualcosa con i propri soldi, nel senso che te li sei guadagnati, non che te li ha passati la nonna (cosa che rimane comunque lodevole ed auspicabile).</p>
<p>&#8212;</p>
<p><sup>1</sup> Alé, sono completamente partito! Mi faccio ridere io stesso per quello che dico. &#8212; Ma mi state ancora leggendo dopo questo sbrodo? Complimenti!</p>
<p><sup>2</sup> E qui chi mi conosce mi odierà, perché sono anni che annuncio un acquisto di questo genere (in sostituzione ad uno che avevo già), e sono anni che lo rimando, preferendo altre cose!</p>
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