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	<title>poluz live? &#187; Recensioni</title>
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		<title>Recensione di KDE Plasma Netbook</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 16:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per il compleanno (anticipato) di mio padre, gli abbiamo regalato un cosiddetto netbook, ovvero uno di quei pc portatili di ridotte dimensioni molto comodo da portare in giro. In particolare ho optato per prendergli il modello 1001PXD della linea EeePC di Asus. Mi ci sono imbattuto per caso mentre facevo spesa all&#8217;Ipercoop, era curiosamente in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/asus-eee-pc-1001pxd.jpg" style="float:right;margin-left:11px;" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/asus-eee-pc-1001pxd-150x150.jpg" alt="" title="asus-eee-pc-1001pxd" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-992" /></a>Per il compleanno (anticipato) di mio padre, gli abbiamo regalato un cosiddetto <em>netbook</em>, ovvero uno di quei pc portatili di ridotte dimensioni molto comodo da portare in giro. In particolare ho optato per prendergli il modello <a href="http://www.asus.com/product.aspx?P_ID=7w5YDL1OdNRjrvgY">1001PXD</a> della linea EeePC di Asus. Mi ci sono imbattuto per caso mentre facevo spesa all&#8217;Ipercoop, era curiosamente in offerta (per essere un modello molto recente), e mi è sembrato subito un ottimo prodotto. Va da se che ci ho installato Linux (anche perché la versione Starter di Windows 7 è così idiota che non si può nemmeno cambiare lo sfondo &#8211; vedi anche <a href="http://www.zdnet.co.uk/blogs/jamies-mostly-linux-stuff-10006480/comparing-netbook-desktops-part-5-windows-7-starter-10021025/">questo articolo</a>), ma cosa installarci esattamente? E soprattutto, quale interfaccia si sarebbe adattata meglio alle dimensioni ridotte del monitor di un netbook? Ho trovato un&#8217;elegante soluzione in <a href="http://www.kde.org/workspaces/plasmanetbook/">KDE Netbook Edition</a>. Ecco perché. <span id="more-983"></span></p>
<h3>La concorrenza</h3>
<p>Ubuntu, con la sua <a href="http://www.ubuntu.com/netbook">Netbook edition</a> è al momento, per quello che ne so io, l&#8217;unica distribuzione interamente pensata per i netbook. Questo se escludiamo il progetto <a href="http://meego.com/">MeeGo</a>, che però è più un ibrido netbook/tablet/smartphone, e che comunque quasi nessuno, forse a torto, si sta veramente fumando.<br />
Comunque avrei probabilmente provato Ubuntu Netbook, se non avessi visto tanti articoli negativi su di essa (<A HREF="http://www.zdnet.co.uk/blogs/jamies-mostly-linux-stuff-10006480/comparing-netbook-desktops-part-1-ubuntu-unity-10020952/">1</a>, <a href="http://openattitude.com/2010/10/12/ubuntus-unity-guilty-as-charged/">2</a> e <a href="http://www.calebscreek.com/2010/10/ubuntu-10-10-unity-netbook-interface-some-initial-thoughts/">3</a> giusto come assaggio).<br />
Insomma, pare proprio che Canonical questa volta abbia sbagliato qualcosa.</p>
<p><small>Nota personale: mi da l&#8217;idea delle volte di una compagnia che annuncia sopra le proprie possibilità, come certi politici. Che stia cercando di annunciare più di quanto non riesca veramente a creare. Probabilmente la nuova interfaccia Unity avrebbe richiesto ancora sei mesi o un anno di lavoro, invece hanno preferito migliaia di utenti incavolati che hanno reinstallato la versione vecchia di Ubuntu. Non credo di capirli.</small></p>
<p>Quindi che fare?</p>
<h3>Plasma Netbook</h3>
<p>Il team <a href="http://kde.org/">KDE</a> ha una solidissima tradizione nel mondo degli ambienti desktop. Nata nel 1996, ha fatto la storia degli spazi di lavoro grafici su Linux, ed ha saputo riconoscere il momento in cui era necessario un nuovo inizio quando ha lanciato la versione 4 del suo <em>Desktop Environment</em> (che oggi si chiama <em>Software Compilation</em>). KDE SC è disponibile per tutte le principali distribuzioni Linux, ma probabilmente pochi sanno che dispone integrato anche di un ottimo ambiente per netbook, ovvero proprio <a href="http://kde.org/workspaces/plasmanetbook/">Plasma Netbook</a>.</p>
<p><small>Se volete provarlo anche se non avete un netbook, aprite le <em>Impostazioni di sistema</em>, cliccate su <em>Spazio di lavoro</em> e nella tendina del tipo selezionate <em>Ultraportatile</em> (ma che traduzione è?!?!!). Non serve nemmeno riavviare.</small></p>
<p>Questo l&#8217;aspetto quasi standard (ho modificato lo sfondo ed alcune delle icone). Negli screenshot è in inglese, ma è disponibile anche in italiano. Sono io che sono strano.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/kde-netbook01.jpg" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/kde-netbook01-500x292.jpg" alt="" title="Schermata principale di KDE Plasma Netbook" width="500" height="292" class="alignnone size-large wp-image-986" /></a></p>
<p>La schermata di base si chiama <em>Search and launch</em> ed è divisa in tre fasce. Nella prima è presente una lista di icone «preferite», personalizzabili semplicemente trascinandovi sopra le icone desiderate, mentre nell&#8217;ultima quello viene visualizzato altro non è che il menu delle applicazioni, con le sue categorie. Cliccando su una categoria si apre il contenuto (con una piacevole animazione). Nella fascia centrale, infine, si trova il tasto <em>Back</em> per tornare indietro nella navigazione delle categorie, ed una comoda barra di ricerca. Qui è possibile digitare varie cose, tra cui il nome (o parte del nome) delle applicazioni, che verranno immediatamente filtrate nella fascia in basso. Molto comodo per avviare programmi senza dover usare il mouse o il trackpad.</p>
<p>Cliccando sul tab <em>Page one</em> in alto, invece, si passa ad un&#8217;altra pagina che possiamo definire una bacheca, dove possono essere inseriti vari «plasmoidi» a scelta dell&#8217;utente. In definitiva una cosa equivalente alla <em>Dashboard</em> che gli utenti Mac ben conoscono.</p>
<h3>Uso delle applicazioni</h3>
<p>Il comportamento predefinito di tutte le finestre che si aprono è quelle di essere visualizzate a tutto schermo, il che rende il tutto molto coerente, e permette di ottimizzare gli spazi ridotti del monitor di un netbook. Non solo: la barra in alto scompare (basta andare sul bordo in alto con il mouse per farla ricomparire), e le finestre stesse perdono la barra del titolo, mentre i pulsanti di chiusura e ridimensionamento vengono integrate nella barra a scomparsa. Ecco come appare il filemanager <em>Dolphin</em> quando faccio comparire la barra in alto.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/kde-netbook03.png" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/kde-netbook03-500x292.png" alt="" title="kde-netbook03" width="500" height="292" class="alignnone size-large wp-image-987" /></a></p>
<p>Le icone a destra servono appunto per ridimensionare (utile quando si vuole fare drag&amp;drop di qualcosa) o chiudere l&#8217;applicazione. Come ho già detto prima, l&#8217;uso della barra principale a scomparsa come barra del titolo permette un ottimo risparmio di spazio. Cliccando poi sul nome del programma aperto accanto alle icone di ridimensionamento e chiusura, compare l&#8217;elenco delle applicazioni avviate, per cui è possibile spostarsi tra di essere (oppure si può premere Alt+Tab).</p>
<h3>Conclusione</h3>
<p>KDE Plasma Netbook è in tutto per tutto uguale a KDE Desktop, e del resto sono installati assieme. Per cui rimane disponibile tutta la flessibilità e la potenza tipica di KDE, ma con un&#8217;organizzazione ed un&#8217;ottimizzazione degli spazi appositamente pensata per le ridotte dimensioni dei netbook. Mi azzardo a dire che è probabilmente la miglior interfaccia per netbook al momento disponibile, dove del resto la battaglia non sta certamente infuriando, anche a causa del disinteresse delle case di sviluppo commerciali. Insomma, se avete un netbook, o state pensando di acquistarlo, vi consiglio di provare una versione recente di KDE Plasma Netbook.</p>
<h3>Note sul sistema di test</h3>
<p>Qualche informazione finale anche su questo aspetto, che ha la sua importanza. Il netbook provato, come dicevo, è l&#8217;Asus EeePC 1001PXD, con processore Intel Atom N455, 1 GB di memoria ram e 250 GB di hard disk. Il monitor è a led, da 10.1 pollici e con una risoluzione di 1024&#215;600 pixel. Ho testato KDE Plasma Notebook con KDE 4.5.5, installato sulla <a href="http://kde.org/workspaces/plasmanetbook/">Spin KDE</a> di <a href="http://fedoraproject.org/">Fedora</a> 14. Devo dire che la distribuzione ha riconosciuto subito tutto l&#8217;hardware presente (il lettore di schede SD in realtà non l&#8217;ho ancora provato), e supporta pienamente lo sleep in ram. Ottimo!</p>
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		<title>Recensione Acer Liquid, smartphone Android</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/01/recensione-acer-liquid-smartphone-android/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 17:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di solito in passato ho iniziato questi post di recensioni tecnologiche con il perché ed il percome dell&#8217;acquisto, storia, gloria, morte e miracoli. Questa volta, invece, intendo andare più al sodo, e dire che ho acquistato questo Acer Liquid perché appena l&#8217;ho visto me ne sono innamorato. Del resto, design a parte (che comunque apprezzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di solito in passato ho iniziato questi post di recensioni tecnologiche con il perché ed il percome dell&#8217;acquisto, storia, gloria, morte e miracoli. Questa volta, invece, intendo andare più al sodo, e dire che ho acquistato questo Acer Liquid perché appena l&#8217;ho visto me ne sono innamorato. Del resto, design a parte (che comunque apprezzo molto), le caratteristiche tecniche sono di tutto rispetto: sistema operativo Android 1.6 «Donut», processore Qualcomm Snapdragon da 768MHz, 512 MB di flash rom, 256 MB di ram, display da 3,5 pollici per 800&#215;480 pixel di risoluzione, fotocamera da 5 megapixel con messa a fuoco automatica, GPS, wi-fi, bluetooth, slot schede microSD, ecc&#8230; ecc&#8230; Insomma, troppa roba. Prezzo al banco 340 € circa con scheda micro SD da 2 GB inclusa.<br />
Com&#8217;è? Cosa fa? Come va? Tutto questo nel prosieguo. <span id="more-827"></span></p>
<h2>La forma</h2>
<p>L&#8217;altezza e la larghezza dell&#8217;Acer Liquid sono equivalenti a quelle dell&#8217;iPhone 3G, lo spessore invece è maggiore, pari a 12,77 mm. Il peso inclusa batteria è di 135 grammi. Rispetto al cellulare che usavo prima (il Motorola L6 che si vede anche nella foto seguente), la larghezza è leggermente maggiore così come lo spessore, che rimane comunque nella media di tanti altri cellulari più «tradizionali» (il Motorola è davvero sottile). Devo dire che nella tasca dei pantaloni non si sente più di tanto e non da alcun tipo di fastidio.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid1.jpg" title="L&#039;Acer Liquid e il Motorola L6" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid1-500x375.jpg" alt="L&#039;Acer Liquid e il Motorola L6" title="L&#039;Acer Liquid e il Motorola L6" width="500" height="375" class="alignright size-large wp-image-828" /></a><br />
<small>Generazioni a confronto.</small></p>
<p>L&#8217;apparecchio (che per il momento ho soprannominato Poldo), non è dotato di tasti fisici sul frontale (i quattro pulsanti standard di Android sono tasti touch anch&#8217;essi), mentre sul lato sinistro presenta il pulsante di accensione, ed a destra il bilancere del volume e il pulsante di scatto della fotocamera.<br />
Il connettore per la ricarica della batteria e lo scambio dati è di tipo mini USB, e si trova sul fondo del telefono, mentre in testa troviamo il connettore per gli auricolari e il bellissimo sistema delle notifiche a led, di cui l&#8217;immagine seguente mostra l&#8217;utilizzo.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid2.jpg" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid2-500x375.jpg" alt="Le icone di notifica" title="Le icone di notifica" width="500" height="375" class="alignright size-large wp-image-829" /></a><br />
<small>Le icone di notifica si accendono nella parte superiore dell&#8217;Acer Liquid.</small></p>
<p>Le icone sono tre: batteria, messaggi e chiamate, e si attivano con varie modalità di lampeggio per indicare cosa sta accadendo. Veramente molto comode e «stilose».</p>
<p>La qualità costruttiva è abbastanza buona. Per permettere la realizzazione di un dispositivo così economico, Acer ha dovuto impiegare la plastica per il corpo del terminale, a scapito di materiali di qualità superiore. Comunque il Liquid in mio possesso è ben assemblato, e non presenta nessuno scricchiolio od imperfezione di alcun tipo.</p>
<h2>Le cose che fa</h2>
<p>Fa effetto vedere che la cosa che una volta era l&#8217;attività principale di un cellulare, ovvero la telefonata, sia diventata un&#8217;icona come le altre, insieme alla posta elettronica, al browser web ed a tante applicazioni «sociali», da Facebook a Twitter. Cosa fa l&#8217;Acer Liquid? Più o meno tutto quello che può fare uno smartphone al giorno d&#8217;oggi: scrivere documenti, email, scattare foto e caricarle online, cercare nelle mappe, fare da navigatore satellitare, ascoltare musica, guardare video e chi più ne ha più ne metta. Liquid fa tutto questo, magari non «out of the box», ma può farlo semplicemente installando il software necessario. Elencare le applicazioni presenti di default nel dispositivo non è particolarmente utile, se manca qualcosa quasi sicuramente si può installare.</p>
<p>Sempre in tema di software, sono rimasto piacevolmente colpito dall&#8217;assortimento dell&#8217;Android Market, che è il mezzo  standard per installare applicazioni sui terminali Android. Gli utenti di iPhone affermano che il livello qualitativo dell&#8217;Android Market non è paragonabile allo store di Apple, tuttavia a me non è parso male, c&#8217;è della bella roba.</p>
<p>La fotocamera da 5 megapixel è dotata di una messa a fuoco automatica al centro anziché fissa come nella maggior parte dei concorrenti, permettendo migliori risultati fotografici. Dalle mie prove (trovate qualche esempio sotto), mi è sembrato che le foto prodotte siano di buona qualità. I video vengono invece registrati a 640&#215;480 di risoluzione, a 15 fotogrammi al secondo. L&#8217;unica pecca del comparto fotografico è l&#8217;assenza del flash, quindi in condizioni di scarsa illuminazione le foto sono un po&#8217; come sono (cioè generalmente mosse), per il resto niente male.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/4300618362/"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid4.jpg" alt="liquid4" title="liquid4" width="250" height="188" class="alignnone size-full wp-image-831" /></a><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/4300620444/"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid3.jpg" alt="liquid3" title="liquid3" width="250" height="188" class="alignnone size-full wp-image-830" /></a><br />
<small>Due foto scattate dall&#8217;Acer Liquid. A sinistra, una foto esterna realizzata nei 30 secondi di sole (molto velato) che ci sono stati questa settimana; a destra una foto con luce alogena scattata a distanza ravvicinata. Si nota che il sistema di autofocus mette a fuoco nel centro dell&#8217;immagine. Cliccate sulle immagini per andare su Flickr dove si possono anche vedere alla dimensione originale.</small></p>
<h2>Funziona bene?</h2>
<p>Direi di sì. L&#8217;interfaccia è molto reattiva (grazie al potente processore), e tutto si avvia e funziona molto rapidamente. La connessione dati via rete telefonica è stabile anche in movimento (provata in corriera) ed il wi-fi «prende» discretamente bene. Il GPS è rapido. Per la parte telefonica l&#8217;audio è molto pulito e potente, anche con le cuffie in dotazione (che sono inoltre abbastanza buone nella riproduzione dei bassi nella musica). La batteria dura, con un uso abbastanza intenso soprattutto dati, 1 giorno e mezzo sempre connesso in 3G, e due giorni abbondanti connesso in 2G.</p>
<p><a href="http://www.android.com">Android</a> mi è parso un sistema operativo molto avanzato, e tuttavia semplice da utilizzare. È ovviamente molto più complesso da usare rispetto ad un cellulare «old style», ma è certamente incredibilmente più potente. Un ottimo ambiente per telefoni avanzati, quindi, che avrà molto probabilmente il suo boom nel corso del 2010.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;Acer Liquid è un dispositivo con caratteristiche tecniche irraggiungibili in questa fascia di prezzo. Anzi, è spesso più prestante di terminali più costosi; come rapporto qualità-prezzo non ci sono paragoni sul mercato al momento. Acer poi sembra molto interessata ad entrare in forze nel mercato smartphone: non solo ha annunciato che <a href="http://www.androidworld.it/2010/01/01/lacer-liquid-potrebbe-avere-android-2-0-a-marzo-2010/">a marzo aggiornerà l&#8217;Android del Liquid</a> alla versione 2.0, ma pare sia anche interessata a presentare fino a 10 smartphone nel corso del 2010. È nella qualità dell&#8217;assistenza post vendita (e nel caso degli smartphone, quindi, anche negli aggiornamenti per il sistema) che si crea una credibilità attorno al proprio marchio, se a queste notizie seguiranno i fatti, Acer avrà fatto le mosse giuste.</p>
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		<title>Gianluca Morozzi / Blackout</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 16:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I libri di Diaspar / 70 Il titolo lo dice chiaramente: questo romanzo dello scrittore bolognese Gianluca Morozzi parla di un blackout. L&#8217;interruzione nell&#8217;erogazione di energia elettrica su cui è costruito il libro, in particolare, coglie tre persone stranamente assortite, bisogna ammetterlo, mentre si trovano all&#8217;interno dell&#8217;ascensore di un palazzone di periferia. Che succederà? «Banaaaale», [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="float:left;margin-right:7px;"><a href="http://picasaweb.google.com/lh/photo/USzQIx-8SMAJennicMdq4A?feat=embedwebsite"><img src="http://lh4.ggpht.com/_Ukz_BlennCk/Sye3Xzy9dYI/AAAAAAAAAyQ/m7LaL_PZSRA/s800/mor-black.jpg" /></a></div>
<p><strong>I libri di Diaspar / 70</strong><br />
Il titolo lo dice chiaramente: questo romanzo dello scrittore bolognese Gianluca Morozzi parla di un blackout. L&#8217;interruzione nell&#8217;erogazione di energia elettrica su cui è costruito il libro, in particolare, coglie tre persone stranamente assortite, bisogna ammetterlo, mentre si trovano all&#8217;interno dell&#8217;ascensore di un palazzone di periferia. Che succederà? «Banaaaale», dirà qualcuno. «Sembra», risponderei io. Perché premesse e conclusioni non lo sono altrettanto, ed insieme ad uno stile narrativo e di scrittura piuttosto incisivo, rendono questo <em>Blackout</em> un libro che mi ha positivamente sorpreso. Certo, la trama all&#8217;apparenza ovvia e già vista forse ha accentuato la mia sorpresa, tuttavia mi sento di dire che c&#8217;è anche della sostanza. Perché <em>Blackout</em> è in definitiva un libro arrabbiato, che stringe lo stomaco e provoca claustrofobia (come è giusto che sia, visto il tema), e che non esiterei a paragonare ad un famoso film, se ciò non rischiasse di svelare troppo del finale!<br />
Nel seguto i dati del libro. <span id="more-816"></span></p>
<div style="text-align:center;font-weight:bold;">* * *</div>
<p><strong>Anno</strong>: 2004<br />
<strong>Pagine</strong>: 202<br />
<strong>Editore</strong>: Tea &#8211; Tascabili degli Editori Associati, 2008<br />
<strong>ISBN</strong>: 978-88-502-1232-3</p>
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		<title>Qualche pensiero su OpenSolaris</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2009/02/qualche-pensiero-su-opensolaris/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 18:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei miei periodici viaggi esplorativi informatici, qualche settimana fa sono incappato in OpenSolaris (d&#8217;ora in poi OS). OS è un sistema operativo rilasciato da Sun Microsystems di «antico» retaggio: è infatti nato nel 1983 come SunOS (o se preferite nel 1982 come Sun Unix), nel 1992 è stato rinominato Solaris, e solo nel 2008 è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei miei periodici viaggi esplorativi informatici, qualche settimana fa sono incappato in <a href="http://opensolaris.org/">OpenSolaris</a> (d&#8217;ora in poi OS). OS è un sistema operativo rilasciato da Sun Microsystems di «antico» retaggio: è infatti nato nel 1983 come <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/SunOS">SunOS</a> (o se preferite nel 1982 come Sun Unix), nel 1992 è stato rinominato <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Solaris_(operating_system)">Solaris</a>, e solo nel 2008 è stato rilasciato con una licenza OpenSource, diventando a tutti gli effetti OpenSolaris.<br />
OS è uno Unix di tipo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Unix_System_V">System V</a> che ha ambizioni dichiaratamente multi-purpose, dal server web all&#8217;ambiente desktop d&#8217;uso quotidiano, grazie all&#8217;uso predefinito dell&#8217;ambiente desktop <a href="http://www.gnome.org/">Gnome</a>. L&#8217;ultima versione rilasciata è la 2008.11, che è quella che ho provato. <span id="more-681"></span></p>
<p>Una volta scaricata l&#8217;immagine del disco e masterizzata (oppure «montata» direttamente se usate, ad esempio, una <a href="/blog/2009/01/perche-accontentarsi-di-mac-os/">macchina virtuale</a>), al boot viene avviata l&#8217;intera distribuzione, in una modalità <em>live</em> del tutto analoga a quella usata dalle distribuzioni linux come Ubuntu e Fedora.<br />
L&#8217;ambiente desktop che vi troverete davanti (Gnome) appare ben configurato e curato, seppure non particolarmente reattivo, anche se il cdrom di installazione in realtà non è che un&#8217;immagine sul disco fisso, quindi molto più performante di un normale cdrom. Sul desktop, fa bella mostra di sé l&#8217;icona di installazione. L&#8217;interfaccia che si apre cliccandovi sopra, ricalca i programmi di installazione di tante distribuzioni Linux, e risulta molto funzionale.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/02/install.jpg" class="thickbox" title="L'installazione di OpenSolaris 2008.10"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/02/install-500x375.jpg" alt="install" title="install" width="500" height="375" class="alignright size-medium wp-image-683" /></a></p>
<p>La procedura di installazione richiede abbastanza tempo, certamente molto di più di quello richiesto dalle distribuzioni Linux più diffuse, tuttavia procede senza intoppi. L&#8217;ambiente desktop che otterrete presenta il set di applicazioni tipico delle maggiori distribuzioni Linux. Il target desktop di questa distribuzione si può notare anche nella cura della skin di Gnome predefinita, e nella grande quantità di sfondi disponibili (alcuni anche di buona qualità). Sono piccolezze, ma dimostrano una certa attenzione al mondo dell&#8217;uso quotidiano.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/02/desktop.jpg" class="thickbox" title="L'ambiente desktop quasi-predefinito (ho cambiato lo sfondo e qualche altra cosuccia)"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/02/desktop-500x375.jpg" alt="desktop" title="desktop" width="500" height="375" class="alignright size-medium wp-image-682" /></a></p>
<p>La gestione del software installato avviene con una interfaccia equivalente a quella di Ubuntu Linux.</p>
<h2>Commenti</h2>
<p>OpenSolaris deriva da una versione storica di Unix, ed offre tutti i vantaggi di un sistema operativo «serio» su cui sviluppare e/o realizzare server web (giusto per fare due esempi), con alcuni strumenti dedicati come il sistema di analisi e test <a href="http://opensolaris.org/os/community/dtrace/">DTrace</a>. Inoltre utilizza l&#8217;avanzato filesystem <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/ZFS">ZFS</a>, che permette chicche come un sistema di snapshot e backup simile a quello di Time Machine della Apple.<br />
Per quello che riguarda l&#8217;ambito desktop, benché OS offra una buona installazione di Gnome ed una buona reattività ai comandi, il sistema soffre di una esasperante lentezza di avvio, che ne preclude l&#8217;uso quotidiano. Per il resto la strada intrapresa è buona, e chissà che non porti a miglioramenti nelle prossime release (al momento siamo soltanto al secondo rilascio).</p>
<p>Mi fa piacere che OpenSolaris sia stata rilasciata con una licenza open source (seppure non compatibile con la GPL), è un progetto interessante che se sviluppato bene può dare buoni frutti anche in ambiti come l&#8217;uso quotidiano, un target certamente nuovo per uno Unix di una certa età come questo.</p>
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		<title>Sugli auricolari Sennheiser MX 460</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2008/12/sugli-auricolari-sennheiser-mx-460/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 15:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche tempo a questa parte, Sennheiser, il famoso produttore tedesco di apparecchiature dedicate all&#8217;audio si è lanciato nel mercato dei prodotti economici. Tra le nuove linee presentate, la casa di Wedemark è entrata anche nel mondo delle cuffie auricolari tipicamente usate per l&#8217;ascolto di lettori mp3 portatili ed altre diavolerie del genere. Ho comprato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="float:right;"><a href="http://picasaweb.google.com/lh/photo/dzGuZWNL3IlU6940Xn6APg"><img src="http://lh4.ggpht.com/_Ukz_BlennCk/SUUS5pbcaaI/AAAAAAAAAdg/6ReO4wlzhK0/s800/auricolari.jpg" /></a></div>
<p>Da qualche tempo a questa parte, <a href="http://www.sennheiser.com/sennheiser/home_en.nsf">Sennheiser</a>, il famoso produttore tedesco di apparecchiature dedicate all&#8217;audio si è lanciato nel mercato dei prodotti economici. Tra le nuove linee presentate, la casa di Wedemark è entrata anche nel mondo delle cuffie auricolari tipicamente usate per l&#8217;ascolto di lettori mp3 portatili ed altre diavolerie del genere.</p>
<p>Ho comprato giusto ieri un loro paio di auricolari, il modello <strong>MX 460</strong>, e dopo un primo impatto che non mi aveva fatto né caldo né freddo, ora il mio giudizio è nettamente migliorato, e mi trovo contento dell&#8217;acquisto. <span id="more-651"></span></p>
<p>Come premessa bisogna dire che non si può pretendere granché da delle cuffie auricolari come quelle nell&#8217;immagine. Non conosco la terminologia specifica, ma non sono né delle super cuffie esterne, né quegli auricolari particolari con la parte in gomma che entra direttamente nel canale uditivo.<br />
Le cuffie grandi sono in genere ottimali per l&#8217;ascolto privato di musica dal punto di vista qualitativo, mentre le cuffie «in ear» non le ho mai provato perché mi fanno senso, ma a vedere dalle specifiche tecniche sembrerebbero essere migliori degli auricolari classici. Insomma, gli auricolari sono i fratelli poveri della musica. Ma si sapeva.</p>
<p>Dopo aver usato per anni degli auricolari Panasonic abbastanza costosi, ma che non mi avevano mai convinto granché (l&#8217;audio mi era sempre sembrato un po&#8217; troppo piatto), ho tentato questa volta la carta della «supermarca», famosa al di là di ogni dubbio nel mondo della musica.<br />
Come dicevo il primo impatto non è stato particolarmente entusiasmante. Anche se il suono è più definito rispetto alle Panasonic, per il resto a livello di piattezza mi sembravano tutte e due identiche.<br />
Oggi, ad una seconda prova comparativa, ho dovuto migliorare il mio giudizio su questo prodotto. In realtà il suono è più pieno, e comunque il piacere d&#8217;ascolto risulta nettamente migliorato rispetto alle mie vecchie Panasonic.<br />
Non sono un esperto, perciò non so dare bene un nome a ciò che fa la differenza, tuttavia mi vanto di avere un orecchio discreto per questo genere di cose, e posso dire che a mio parere queste Sennheiser MX 460 sono dei buoni auricolari, venduti ad una cifra intorno ai 20 €.</p>
<h3>Specifiche tecniche</h3>
<p><strong>Risposta in frequenza</strong>: 19 &#8211; 20000 Hz<br />
<strong>Impedenza</strong>: 32 Ω<br />
<strong>Pressione sonora</strong>: 112 dB</p>
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		<title>Sul finir dell&#039;estate, considerazioni sugli hard disk esterni, ed il mio acquisto</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Aug 2008 15:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccomi di nuovo qui, dopo alcuni giorni di «riposo», mentre questa estate ormai giunge verso il suo naturale termine. I modi di dire locali affermano che se piove a ferragosto l&#8217;estate è ormai finita, e ieri è giusto giusto piovuto. Comunque ancora un paio di settimane le vedo estive al 100%, giusto dal 22 potrei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccomi di nuovo qui, dopo alcuni giorni di «riposo», mentre questa estate ormai giunge verso il suo naturale termine. I modi di dire locali affermano che se piove a ferragosto l&#8217;estate è ormai finita, e ieri è giusto giusto piovuto. Comunque ancora un paio di settimane le vedo estive al 100%, giusto dal 22 potrei pensare ad una fine, quando del resto torna anche in vigore l&#8217;orario estivo delle corriere, al posto di quello che definisco «estivo estivo» (in pratica l&#8217;orario del sabato esteso a tutti i giorni della settimana). Questo sì che fa differenza tra le stagioni, vero?<br />
Ma sorvolando su queste cavolate, volevo semplicemente segnalare che dopo un lungo periodo di gestazione (come sempre), mi sono deciso a comprare un hard disk esterno. Con calma eh, perché queste cose non le faccio mai di fretta! <span id="more-624"></span></p>
<p>È strano notare quanta variabilità ci sia nei prezzi di queste unità: modelli da 250 GB che costano come modelli da 500 GB, modelli da 80 GB (!!) che costano come quelli da 300 GB&#8230; Ed i terabyte che non si sa bene come prezzarli. Una sfida degna di storici quiz televisivi!<br />
Considerando che su, poniamo, 50 produttori di hard disk esterni, ci sono solo 5-6 produttori dell&#8217;hard disk vero e proprio (mi vengono in mente: Hitachi, Seagate, Western Digital, Samsung e Fujitsu), non si capisce dove stia la differenza, certamente non nella qualità del disco stesso, che alla fine è sempre più o meno quella.</p>
<h2>TrekStor DataStation maxi m.u 500 GB</h2>
<div style="float:right;"><a href="http://picasaweb.google.com/poluznet/Blog/photo#5235139092577477650"><img src="http://lh6.ggpht.com/poluznet/SKbzRIrXZBI/AAAAAAAAAVo/JW3eC2SuUo4/s800/black%202.jpg" /></a></div>
<p>Sulla base di questi presupposti di simil-uguaglianza qualitativa del disco, ho basato l&#8217;acquisto solo sul prezzo e sulla qualità costruttiva del case. La mia scelta è ricaduta quindi sulla <strong>DataStation maxi m.u</strong> da 500 GB prodotta dalla tedesca <a href="http://trekstor.de/it/">TrekStor</a>, e venduta a 89 €.<br />
Si tratta di una unità forse un po&#8217; più ingombrante delle altre, ma comunque nei limiti della decenza; l&#8217;ho scelta essenzialmente perché la scocca è realizzata con dell&#8217;alluminio nero satinato piuttosto bello, e soprattutto molto resistente. Nella stessa fascia di prezzo (10 € in più), l&#8217;unità proposta da Wester Digital era invece realizzata in una plastica sottile e dall&#8217;aria piuttosto fragile.</p>
<p>All&#8217;interno, ruota un disco da 7200 rpm, probabilmente prodotto da <a href="http://www.wdc.com/it/">Western Digital</a>, mentre il case e l&#8217;elettronica di interfaccia sata-usb sono realizzati da <a href="http://www.duramicro.com/">Dura Micro</a> (su questo particolare sono abbastanza sicuro).<br />
Che dire, abbastanza silenzioso, veloce, scalda poco, costa poco!</p>
<p>In dotazione, oltre al disco stesso, il cavo di alimentazione, il cavo usb 2.0 tipo A-B, la base per installare il dispositivo verticalmente, gommini per l&#8217;installazione orizzontale, manualetto d&#8217;installazione, cd con driver (necessari solo per windows 98) e Nero BackItUp 2 Essentials.</p>
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		<title>La multifunzione HP DeskJet F4180</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2008/02/la-multifunzione-hp-deskjet-f4180/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 10:07:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Posso dire senza tema di essere smentito, che per anni avrei voluto comperare uno scanner, ma non ho mai potuto farlo per un semplice problema: lo spazio. Uno scanner ha bisogno di parecchio vuoto sopra di sé per essere utilizzato, ed è in generale un dispositivo che fa un pessimo uso dello spazio. Solo recentemente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Posso dire senza tema di essere smentito, che per anni avrei voluto comperare uno scanner, ma non ho mai potuto farlo per un semplice problema: lo spazio. Uno scanner ha bisogno di parecchio vuoto sopra di sé per essere utilizzato, ed è in generale un dispositivo che fa un pessimo uso dello spazio. Solo recentemente, con l&#8217;ultima «riorganizzazione» della camera, ho trovato un bell&#8217;appoggio, a patto di mettere insieme scanner e stampante. Ecco quindi che arriva l&#8217;HP DeskJet F4180. È una stampante, fotocopiatrice e scanner per uso domestico, di ridotte dimensioni, che promette faville con un prezzo di listino di 79 € circa. Vediamo come se la cava. <span id="more-534"></span></p>
<p>L&#8217;unità si presenta piuttosto compatta, di colore nero. Sul davanti si trova il classico vassoio di entrata ed uscita della carta, tipico delle stampanti Hp, mentre accanto allo sportello dello scanner, rimovibile per scansionare meglio oggetti voluminosi, troviamo il pannello di controllo. Da qui è possibile effettuare fino a 9 fotocopie contemporanee in bianco e nero o a colori (senza bisogno del computer), avviare una scansione o annullare l&#8217;operazione in corso. Alcune spie indicano l&#8217;esaurimento dell&#8217;inchiostro di una delle due cartucce.</p>
<div style="text-align:center;"><a href="http://picasaweb.google.com/poluznet/Blog/photo#5164271610020269618"><img src="http://lh6.google.com/poluznet/R6stqvbkjjI/AAAAAAAAAHY/AP-3ORnD0L4/s400/HP_CB584A_450x281.shkl.jpg" /></a></div>
<h2>Specifiche tecniche</h2>
<p>Le specifiche ufficiali indicano, per la stampa, una risoluzione di 1200 punti per pollice in nero e di 4800&#215;1200 pixel a colori, con una velocità di stampa fino a 20 pagine al minuto in bianco e nero (14 a colori); per lo scanner una risoluzione ottica di 1200 punti per pollice, ed una interpolata di 19200 a 48 bit di colore.<br />
Nella confezione si trova la macchina, l&#8217;alimentatore con il cavo di collegamento alla presa elettrica, la cartuccia nera HP21 ed in tricromia HP22 (sono quelle di ridotte dimensioni, come ricambi è possibile acquistarne di più capienti), manuale per la messa in opera, manuale delle operazioni di base, cd con i driver per Windows e Mac OSX. La DeskJet F4180 è inoltre compatibile con Linux tramite i driver <a href="http://hplip.sourceforge.net/">HPLIP</a>, sviluppati direttamente da HP.<br />
Come d&#8217;abitudine per le stampanti non è presente il cavo USB 2.0 tipo A-B necessario per il collegamento ad un computer. Ricordatevi di acquistarlo, se ne siete sprovvisti!</p>
<h2>Installazione ed uso</h2>
<p>L&#8217;impostazione della stampante si fa rigorosamente senza computer: una volta collegata ed accesa, si installano le due cartucce. La stampante provvederà a questo punto a stampare una pagina di allineamento delle testine. A differenza delle stampanti classiche, però, per effettuare l&#8217;allineamento basterà scannerizzare la pagina stampata per far allineare automaticamente le testine alla stampante. Devo ammettere di essere rimasto parecchio colpito da questa procedura, molto più tecnologica rispetto a quella classica eseguita tramite interfaccia software sul computer.<br />
A questo punto la stampante è già pronta ad effettuare fotocopie, mentre per collegarla al computer bisognerà pensare anche ad installare il software presente sul cd allegato.</p>
<div style="float:right;margin-left:11px;"><a href="http://picasaweb.google.com/poluznet/Blog/photo#5164275015929335378"><img src="http://lh3.google.com/poluznet/R6sww_bkjlI/AAAAAAAAAHo/GWLP0vh-Zd4/s144/Immagine%203.png" /></a></div>
<p>Sono rimasto molto favorevolmente colpito dal software realizzato da HP per Mac OS X. Oltre ad essere tutto compilato nativamente sia per processori PPC che Intel, è molto completo (quasi sovrabbondante) ed anche abbastanza elegante e pulito. Nello screenshot qui accanto (cliccateci sopra per vederlo in grande), l&#8217;interfaccia di scansione, che come potete vedere è piuttosto ordinata e chiara.<br />
HP fornisce addirittura un widget per la Dashboard utile a monitorare la quantità d&#8217;inchiostro presente nelle cartucce. Potete vederlo <a href="http://picasaweb.google.com/poluznet/Blog/photo#5164275011634368066">qui</a>. Una piccola finezza, che comunque fa notare come HP non snobbi il mondo Mac.</p>
<h2>Qualità e velocità</h2>
<p>Le scansioni mi sono sembrate piuttosto rapide, più rallentate lato computer (ad elevate risoluzioni lo scanner si ferma di tanto in tanto per lasciare elaborare i dati al computer – ventole del MacBook a palla) che lato scanner. La luce di scansione è molto probabilmente a led, anziché al neon, perciò la scansione si avvia immediatamente senza bisogno di attendere il riscaldamento della lampada. I 19200 punti per pollice di scansione sono francamente inutili, più uno specchietto per allodole che altro; qui sotto una foto analogica stampata circa 15 anni fa su carta fotografica 10&#215;15, scannerizzata a 600 dpi (punti per pollice). Cliccatevi sopra per andare sulla pagina di Flickr dove è possibile vederla alla dimensione originale.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/2246806162/" title="Via San Donato by poluz, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2299/2246806162_3db8bc71f7.jpg" class="full" alt="Via San Donato" /></a></p>
<p>La stampante nella modalità bozza veloce è veramente impressionante, e «spara» letteralmente fuori i fogli: occhio perciò ad estendere completamente il cassetto della carta, altrimenti troverete tutto per terra! La qualità in questa modalità è decente, il nero è comunque pieno, ma un po&#8217; sfuocato. Va già molto meglio se si imposta «Normale veloce» come qualità.<br />
La stampa di una immagine scannerizzata da un giornale A4 su un foglio di carta fotografica 10&#215;15 senza bordi, ha restituito un gran bel risultato in qualità ottima, ed ha richiesto 2 minuti e 20 dall&#8217;attivazione della stampante al rilascio del foglio stampato.</p>
<p>Ed ora spazio al video dell&#8217;unboxing (eseguito in soli 10 secondi, che record! me ne compiaccio da solo), e di alcune fasi operative della stampante.</p>
<p><object type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="339" data="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=669271&amp;server=www.vimeo.com&amp;fullscreen=1&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef"><param name="quality" value="best" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="scale" value="showAll" /><param name="movie" value="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=669271&amp;server=www.vimeo.com&amp;fullscreen=1&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef" /></object></p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Considerato che per me stampante ha sempre fatto rima con Hewlett-Packard (dal 1995 quando comprai la DeskJet 850C, durata ben 10 anni, in poi), e considerato che girando un po&#8217; per Bologna ho trovato questa DeskJet F4180 multifunzione a 62,90 € anziché 79 €, direi che è un gran acquisto, che vale molto di più del prezzo a cui viene venduto. Ovviamente l&#8217;HP è tutt&#8217;altro che in perdita, perché sa che a buona stampante fanno seguito tante belle cartucce (quelle sì che sono care), e anche se difficilmente questo prodotto raggiungerà i 10 anni della mia prima HP, mi sembra un prodotto ben congegnato e realizzato.<br />
La qualità di scansione e di stampa mi sembrano più che buone per l&#8217;uso domestico o in piccoli uffici, con pretese fotografiche pur non essendo venduta come prodotto fotografico, al contrario della linea PhotoSmart.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Proteggere i propri dati sul Mac con OSXCrypt</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2008/02/proteggere-i-propri-dati-sul-mac-con-osxcrypt/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2008 15:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 23 gennaio scorso è stato il giorno in cui OSXCrypt è stato lanciato. OSXCrypt è il porting su Mac OS di un pacchetto crittografico fino ad ora disponibile solo per Windows e Linux con il nome di TrueCrypt. Con OSXCrypt potete cifrare i vostri dati all&#8217;interno di partizioni virtuali (file immagine di disco), oppure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 23 gennaio scorso è stato il giorno in cui <a href="http://www.osxcrypt.org/">OSXCrypt</a> è stato lanciato. OSXCrypt è il porting su Mac OS di un pacchetto crittografico fino ad ora disponibile solo per Windows e Linux con il nome di TrueCrypt. Con OSXCrypt potete cifrare i vostri dati all&#8217;interno di partizioni virtuali (file immagine di disco), oppure cifrare intere partizioni fisiche, così come dispositivi di memoria rimovibili quali chiavi usb.<br />
Il progetto OSXCrypt è OpenSource e tutto italiano, ed è nato a causa dell&#8217;apparente rifiuto da parte degli sviluppatori di TrueCrypt di sviluppare una versione per Mac del loro applicativo. Pur essendo quindi un progetto a parte rispetto a TrueCrypt, OSXCrypt ne condivide il codice, e i volumi cifrati da TrueCrypt e OSXCrypt sono del tutto compatibili tra loro. <span id="more-532"></span></p>
<p>Al momento OSXCrypt non dispone di una interfaccia grafica di gestione, tuttavia la creazione, ad esempio, di un volume cifrato virtuale è veramente un&#8217;operazione semplicissima. Basta, giusto per fare un esempio, aprire una shell e lanciare il seguente comando (non è che un esempio per uno specifico compito, ci sono altre possibilità, ovviamente):</p>
<p><code>ocutil create -verbose -fat -algorithm Serpent-Twofish-AES -size 50M segretissimo.img</code></p>
<p>Questo creerà un file immagine <tt>segretissimo.img</tt> cifrato con i tre algoritmi indicati dopo la <em>flag</em> <tt>-algorithm</tt>, formattato con il file system <abbr title="File Allocation Table">FAT</abbr> e grande 50 MB.<br />
Una volta creata l&#8217;immagine cifrata, si potrà «montare» con il comando</p>
<p><code>ocutil attach -verbose segretissimo.img</code></p>
<p>Come si vede, pur non essendoci al momento un&#8217;interfaccia grafica, è tutto piuttosto semplice. La vera comodità è che una volta montata l&#8217;immagine disco, questa è disponibile ed utilizzabile in lettura e scrittura attraverso il normalissimo Finder di Mac OS X, come se fosse un qualsiasi disco o unità di memoria rimovibile.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/2243389175/" title="OSXCrypt by poluz, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2419/2243389175_77a9a1d599_o.png" width="450" class="full" alt="OSXCrypt" /></a><br />
<small>Un disco virtuale cifrato con OSXCrypt acceduto tramite il Finder di Mac OS X.</small></p>
<p>Terminate le operazioni desiderate, non resta che «smontare» il disco per rendere nuovamente protetti i nostri dati riservati. Bisogna evitare la tentazione di smontare il disco tramite la consueta procedura da interfaccia grafica di OSX, perché non smonta effettivamente il nostro disco «speciale», bensì bisognerà lanciare il seguente comando da console:</p>
<p><code>ocutil detach segretissimo.img</code></p>
<h2>Impressioni</h2>
<p>OSXCrypt è ancora in versione alpha non definitiva, in ogni caso mi è sembrato funzionare piuttosto bene, anche perché si basa su codice già sviluppato da alcuni anni.<br />
L&#8217;ho trovato piuttosto comodo come sostituto di GPG per la cifratura simmetrica, che ho utilizzato fino a questo momento con l&#8217;ausilio di <a href="/materiale:gpg-cifrafura-bash">un mio script</a> per semplificare le operazioni. Con <a href="http://gnupg.org/">GnuPG</a>, infatti, ero obbligato a cifrare e/o decifrare i file singolarmente (oppure a dover creare archivi zip di più file), ed inoltre, dopo le modifiche, dovevo cifrarli nuovamente a mano, sostituendo il vecchio file cifrato.<br />
Con OSXCrypt questi passaggi sono automatizzati, se si esclude la necessità di montare e smontare il volume, ed i documenti sono tutti dentro un unico contenitore, ben organizzati. GnuPG è in effetti più adatto ad altri usi, come la crittografia a chiave pubblica, e quindi lo scambio di comunicazioni riservate.</p>
<h2>Perché dovrei usare la crittografia?</h2>
<p>Perché dovrei cifrare e proteggere i miei dati se non sono un terrorista e non ho nulla da nascondere? In <a href="http://www.lastknight.com/2008/01/31/casa-lastknight-episodio-1/">questo video-post</a> un po&#8217; lungo, ma molto interessante, <a href="http://www.matteoflora.com/">Matteo Flora</a>, lo starter del progetto OSXCrypt, ci spiega perché una persona normale dovrebbe avere l&#8217;abitudine di proteggere i propri dati con la crittografia.</p>
<h2>Riferimenti</h2>
<ul>
<li>Il sito del progetto OSXCrypt, con i download del pacchetto di installazione e del codice sorgente: <a href="http://www.osxcrypt.org">osxcrypt.org</a>;</li>
<li>Le release notes con le istruzioni per l&#8217;uso di OSXCrypt: <a href="http://www.osxcrypt.org/release/OSXCrypt-6.2A-ReleaseNotes.txt">clicca</a>;</li>
<li>TrueCrypt, l&#8217;equivalente per Windows e Linux e il progetto da cui OSXCrypt è derivato: <a href="http://www.truecrypt.org">truecrypt.org</a>.</li>
</ul>
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		<title>Logitech X-240 altoparlanti stereo 2.1</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 10:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Tempo fa vi avevo parlato della mia necessità di un qualcosa di nuovo per ascoltare musica e/o amplificare l&#8217;audio del portatile. Le mie vecchie e fidate casse, infatti, avevano smesso di vivere ed ero a piedi già da un po&#8217;. Inizialmente avevo pensato ad un micro-hifi da attaccare al computer tramite il cosiddetto «aux», poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa vi <a href="/blog/2007/10/antro-multifunzionale-come-scrivere-un-titolo-di-post-inutile/">avevo parlato</a> della mia necessità di un qualcosa di nuovo per ascoltare musica e/o amplificare l&#8217;audio del portatile. Le mie vecchie e fidate casse, infatti, avevano smesso di vivere ed ero a piedi già da un po&#8217;. Inizialmente avevo pensato ad un micro-hifi da attaccare al computer tramite il cosiddetto «aux», poi ho sempre rimandato l&#8217;acquisto, evidentemente perché non ero molto convinto nemmeno io. Alla fine, infatti, ho optato per un classico sistema di solo altoparlanti stereo 2.1, il Logitech X-240. <span id="more-520"></span></p>
<p>In effetti per il mio uso è stata probabilmente la scelta migliore: essenzialmente uso solo il computer e l&#8217;iPod quando il computer è spento, manca la radio, ma di quelle la casa è piena.</p>
<p>Il Logitech X-240, come dicevo, è un sistema di altoparlanti stereo 2.1 (ha quindi due satelliti frontali ed un subwoofer per la riproduzione dei bassi). È uno dei prodotti più «tranquilli» della linea di altoparlanti Logitech, e quindi adatto ad ambienti non grandi (come camera mia, ad esempio), con una potenza di 5 W RMS per satellite, e con un piccolo subwoofer da 15 W RMS.</p>
<p>Il design dell&#8217;apparato è molto semplice e lineare, ma anche abbastanza elegante da non fare brutta figura sulla maggior parte delle scrivanie. È piaciuto anche a mia mamma che in fatto di design è piuttosto difficile.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/2182903310/" title="Logitech X-240 by poluz, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2240/2182903310_d9b25cfbc9_o.jpg" width="450" height="338" alt="Logitech X-240" class="full" /></a><br />
<small>Il Logitech X-240 al completo con i due satelliti, il subwoofer ed il centro di controllo con gli attacchi. Foto mia.</small></p>
<p>Il sistema comprende un «centro di controllo» con la regolazione del volume, due ingressi audio, un attacco per cuffia, ed un cassettino estraibile (si vede di colore argentato e chiuso in foto) che ha la funzione di supporto per lettori esterni di mp3. Vengono forniti adattatori per attaccare varie versioni di iPod ma, insomma, è poco più che un supporto, per altro realizzato in maniera abbastanza approssimativa. Non è di particolare interesse, e non lo uso, preferendo tenere l&#8217;ipod libero ed appoggiato sul piano del tavolo.</p>
<p>Non sono un audiofilo e tanto meno esperto di audio, quindi le mie valutazioni sulla qualità audio non possono essere granché accurate. Tuttavia mi cimento, affermando che, per il costo dell&#8217;apparato (40-45 €), la qualità mi sembra buona. L&#8217;audio è coinvolgente, l&#8217;effetto stereo ben delineato ed i bassi sufficientemente potenti. Sono partito con i bassi del subwoofer regolati circa a metà della scala, ma poi sono sceso a circa un quarto, che ho trovato la regolazione migliore per la musica. Magari per i film qualcosa in più può giovare.<br />
A volumi elevati il Logitech X-240 non fa disastri, e la logica di gestione del subwoofer «blocca» i bassi prima che il piccolo subwoofer «ecceda» con brutti risultati. Questo potrebbe a rigor di logica portare ad una loro relativa scomparsa, io non l&#8217;ho sentita.</p>
<p>Per finire una curiosità. Quando collego l&#8217;apparato al mio MacBook nelle ore serali, e metto il volume dell&#8217;amplificatore al minimo, si ricevono radio in modulazione d&#8217;ampiezza. Questo fatto accade solo con il MacBook (ho provato con un portatile Acer, ma non succede), e solo la sera, quando probabilmente le onde radio sono meno disturbate. Nel video che segue si vede e si sente il fenomeno.</p>
<p><object type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="339" data="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=462091&amp;server=www.vimeo.com&amp;fullscreen=1&amp;show_title=1&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=c9ff23"><param name="quality" value="best" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="scale" value="showAll" /><param name="movie" value="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=462091&amp;server=www.vimeo.com&amp;fullscreen=1&amp;show_title=1&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=c9ff23" /></object><br /><small><a href="http://www.vimeo.com/462091/l:embed_462091">La mia banda suona l&#8217;AM</a> from <a href="http://www.vimeo.com/poluz/l:embed_462091">poluz</a> on <a href="http://vimeo.com/l:embed_462091">Vimeo</a>.</small></p>
<p>In definita un buon acquisto, dal prezzo contenuto ed adatto ad un uso senza impegno per sentire musica e film in un ambiente relativamente piccolo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#039;avreste detto? Un Nokia su poluz.net! Recensione del 5070</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Oct 2007 14:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[telefonino]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa (ormai cinque, come passa in fretta il tempo!) si era parlato di recensioni on-line e della loro qualità e quantità. Mi è parso di capire che il problema della carenza di recensioni non fosse solo una mia impressione, soprattutto per determinati tipi di prodotti. Fatto sta che ora proverò a fare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa (ormai cinque, come passa in fretta il tempo!) si era <a href="/blog/2007/10/sulla-scarsita-e-sulla-qualita-delle-recensioni-on-line/">parlato di recensioni</a> on-line e della loro qualità e quantità. Mi è parso di capire che il problema della carenza di recensioni non fosse solo una mia impressione, soprattutto per determinati tipi di prodotti. Fatto sta che ora proverò a fare la mia parte (se non qualitativamente, almeno quantitativamente), con la recensione di questo <strong>Nokia 5070</strong> che ho dovuto acquistare circa una settimana fa. Premetto che io <em>odio</em> i Nokia (soprattutto il software), e perciò ne parlerò il più possibile male (ma entro certi limiti, comunque)! <span id="more-476"></span></p>
<h2>Caratteristiche tecniche</h2>
<p>Il telefono in questione è un apparecchio GSM a tre bande (800/1800/1900 MHz) con capacità di connessione dati <abbr title="General Packet Radio Service">GPRS</abbr>, <abbr title="Enhanced Data Rates for GSM Evolution">EDGE</abbr> e <abbr title="High-Speed Circuit-Switched Data">HSCSD</abbr>. Realizzato nel classico formato a «pacchetto di sigarette», ha un display lcd a <em>matrice passiva</em> (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/CSTN" title="Color Super-Twisted Nematic display">CSTN</a>) con una risoluzione di 128&#215;160 pixel per 65536 colori (e confermo questo dato, che altrove è riportato sbagliato). La fotocamera integrata ha una risoluzione massima pari a 640&#215;480 pixel (VGA), ed è possibile realizzare filmati con audio (in 3GP). È presente un sintonizzatore radio FM stereo.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/1505038825/" title="Photo Sharing"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2194/1505038825_53ef2ceb4b_o.jpg" width="450" class="full" alt="Nokia 5070 / 2" /></a></p>
<p>Il software che monta il cellulare è aggiornato al giugno del 2007, ma non essendo un esperto Nokia (per fortuna), non so dirvi che versione sia. Forse qualcuno potrà capirlo dagli screenshot qui sotto. La memoria utente disponibile è di soli 4 MB circa, e non è espandibile. La connettività, oltre a quella permessa dalla rete telefonica, è limitata all&#8217;interfaccia infrarossi <abbr title="Infrared Data Association">IrDA</abbr> e al cavetto USB (non incluso nella confezione).</p>
<p>Nella confezione, oltre al telefono e alla batteria BL-5B (non quella ritirata per problemi di sicurezza), troverete il caricabatteria da viaggio, il manuale completo (!!) in italiano, e l&#8217;auricolare stereo necessario per l&#8217;ascolto della radio integrata.</p>
<h2>Accendendo</h2>
<p>Dopo aver svolto tutte le operazioni iniziali, accendendo la prima volta l&#8217;apparecchio ci si trova davanti ad una situazione desolante. Il telefono ti accoglie con un&#8217;interfaccia ridotta al minimo, con uno sfondo bianco 100% e con tutto da impostare. Ah, sì, almeno telefona <img src='http://www.poluz.net/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  .</p>
<h2>Usandolo</h2>
<p>L&#8217;interfaccia, beh, è quella Nokia classica. A me non piace per nulla, anche se non so bene spiegare perché. Forse è perché la trovo a volte molto diversa da come l&#8217;avrei realizzata io.<br />
La tanto sbandierata «facilità d&#8217;uso» dei Nokia in linea di massima c&#8217;è, ma avrei alcune contestazioni da fare.</p>
<ol>
<li>Innanzitutto qualcuno dovrebbe spiegarmi perché quando voglio creare un nuovo messaggio, devo far la fatica di cancellare <em>tutte le volte</em>, quello precedente. Cavolo, se voglio fare un nuovo messaggio, lo vorrò fare <strong>nuovo</strong>! Nessuno dice che non deve esserci un&#8217;opzione per recuperare rapidamente l&#8217;ultimo messaggio inviato, ma, cavolo, lasciatelo decidere a me! Invece o lo cancelli subito dopo aver mandato il messaggio, o te lo trovi da cancellare quando vuoi mandarne un altro <em>nuovo</em>.</li>
<li>L&#8217;impostazione dei parametri di connessione ad internet ed ai servizi e-mail ed mms, è una delle cose più assurde che abbia mai visto. Migliaia di sottomenu, voci che si «comportano» in maniera non uniforme, un caos inenarrabile. Nessun, dico, nessun telefono che abbia mai visto è così assurdamente complesso. Ma, mi domando, mettere tutto in un semplice elenco?</li>
<li>Per quale mistico motivo non deve essere possibile vedere un contatore durante una chiamata che ne mostri la durata? Ho cercato a lungo, senza successo, se ci fosse qualche opzione da attivare in proposito.</li>
</ol>
<div style="text-align:center;">
<a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/1505901704/" title="Photo Sharing"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2354/1505901704_e07e8f6bc2_o.jpg" width="122" class="full" height="150" alt="Nokia 5070 / 1" /></a>&nbsp;<a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/1505901470/" title="Photo Sharing"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2030/1505901470_9505b69088_o.jpg" class="full" width="122" height="150" alt="Nokia 5070 / 2" /></a>
</div>
<p><small><strong>A sinistra</strong><sup>1</sup>: in tutto quello spazio, un piccolo contatore con la durata della chiamata non ci stava? <strong>A destra</strong>: un messaggio che resterà sicuramente nella memoria di tutti noi. &#8212; Non sperate che il tema grafico di questi screenshot si trovi installato sul cellulare. Nono, ho dovuto metterlo io, dopo aver visto lo schifo di quelli predefiniti!</small></p>
<p>Sì, insomma, il sistema sarà <em>generalmente</em> facile, ma anche <em>molto</em> limitato in certe situazioni. La ricezione e la batteria, al contrario, mi sembrano molto buone.</p>
<h2>Il display</h2>
<p>Il display del Nokia 5070 merita una breve trattazione separata. Si tratta di un display a matrice passiva, come dicevo sopra, e la sua caratteristica principale è la lentezza. È necessario circa mezzo secondo<sup>2</sup> perché il display passi completamente da una visualizzazione ad un altra, e l&#8217;effetto scia è molto, ma molto marcato. Ho visto display CSTN molto più performanti (ad esempio su alcuni modelli NEC), questo è veramente scarso, anche se rimane leggibile e luminoso.</p>
<h2>Concludendo con considerazioni sul prezzo</h2>
<p>Io ho acquistato questo telefono durante un&#8217;offerta sottocosto, e l&#8217;ho pagato circa 65 €. Il prezzo di listino, verificato in importanti negozi nel centro di Bologna, raggiunge i 110 €. Ecco, il mio parere è questo: <strong>il Nokia 5070 non vale un acquisto a prezzo pieno di listino</strong>. Se lo trovate a 60-70 € può essere un buon telefono per chi non ha esigenze particolari, ma non vale assolutamente un prezzo superiore.</p>
<p>La mancanza di connettività moderna (Bluetooth), la memoria disponibile veramente risibile (4 MB di memoria utente di cui solo 1,5 effettivamente liberi) e non espandibile, il display lentissimo&#8230; beh, 110 € non li vale proprio. Un telefono pressoché equivalente (il NEC di cui sopra), mia mamma l&#8217;ha comprato due anni fa a poco più di 50 €.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p><small><sup>1</sup> Per evitare domande oziose, specifico che la «VOCE AMICA» non è altro che il numero di telefono del servizio clienti Vodafone, così chiamato perché, anni fa, si presentava con la frase «sono la voce amica del servizio clienti».</p>
<p><sup>2</sup> Se siete interessati a sapere come ho calcolato questo valore, ecco a voi la spiegazione. Ho ripreso in modo ravvicinato il display del telefono con la macchina fotografica digitale, ed ho catturato un filmato da esattamente 30 fotogrammi al secondo, in cui facevo passare il telefono da un&#8217;immagine ad un&#8217;altra. Poi ho riguardato il video fotogramma per fotogramma, ed ho contato da 12 a 17 fotogrammi per un cambio di immagine completo. Essendo di circa 15 fotogrammi la media, ed avendo fatto un video a 30 fotogrammi per secondo, beh, fa circa mezzo secondo il tempo di transizione. &#8212; Sì, giovedì sera non avevo un cazzo da fare!</small></p>
<div style="text-align:center;font-weight:bold;">* * *</div>
<p>Se ti è piaciuta questa recensione, allora potresti <img src="http://images.del.icio.us/static/img/delicious.small.gif" alt="del.icio.us logo" class="full" /> <a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.poluz.net/blog/2007/10/lavreste-detto-un-nokia-su-poluznet-recensione-del-5070/" onclick="window.open('http://del.icio.us/post?v=4&#038;noui&#038;jump=close&#038;url=http://www.poluz.net/blog/2007/10/lavreste-detto-un-nokia-su-poluznet-recensione-del-5070/&#038;title='+encodeURIComponent(document.title), 'delicious','toolbar=no,width=700,height=400'); return false;">Segnalarla su del.icio.us</a>!</p>
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