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	<title>poluz live? &#187; Kilombo</title>
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	<description>Ho poche idee, ma confuse</description>
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		<title>Prestare denaro con il microcredito (e fare del bene) grazie a Kiva</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2007/03/prestito-denaro-microcredito-kiva/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2007 12:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2006 Muhammad Yunus è stato insignito del premio Nobel per la Pace, insieme alla Grameen Bank da lui fondata, per aver inventato il microcredito. Il microcredito è una forma di finanziamento che ha dato accesso a tantissime persone (e a piccole imprese) a meccanismi di prestito e finanziamento, a cui non avevano accesso tramite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://img489.imageshack.us/img489/6629/logoleafy2tp3.gif" alt="kiva.org logo" class="right" />Nel 2006 <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Muhammad_Yunus">Muhammad Yunus</a> è stato insignito del premio Nobel per la Pace, insieme alla <a href="http://www.grameen-info.org/">Grameen Bank</a> da lui fondata, per aver inventato il <em>microcredito</em>. Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Microcredito">microcredito</a> è una forma di finanziamento che ha dato accesso a tantissime persone (e a piccole imprese) a meccanismi di prestito e finanziamento, a cui non avevano accesso tramite il «rigido» sistema bancario classico, permettendo così lo sviluppo di piccole attività in luoghi poveri del mondo, e migliorando le condizioni di vita delle persone.<br />
Vi voglio quindi parlare di <a href="http://www.kiva.org">Kiva</a> (<a href="http://www.kiva.org">kiva.org</a>), un sito gestito da una organizzazione no-profit, che vi permette di prestare direttamente piccole quantità di denaro a chi ne fa richiesta, ovunque nel mondo. </p>
<p>Il microcredito sulla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Microcredit">Wikipedia</a>:</p>
<blockquote><p>Microcredit is the extension of very small loans (microloans) to the unemployed, to poor entrepreneurs and to others living in poverty who are not bankable. These individuals lack collateral, steady employment and a verifiable credit history and therefore cannot meet even the most minimal qualifications to gain access to traditional credit. Microcredit is a part of microfinance, which is the provision of financial services to the very poor; apart from loans, it includes savings, microinsurance and other financial innovations.</p></blockquote>
<h2>Prima di tutto&#8230; Cose importanti!</h2>
<p>Prima di tutto devo citare la fonte da cui sono venuto a conoscenza di kiva.org. Ho letto di questo sito nella rubrica «Digital Graffiti» dell&#8217;ultimo numero di <a href="http://www.linus.net/default1.asp">Linus</a>, e non ne ho ancora testato di persona il funzionamento. Vi riporto perciò quello che ho capito leggendo l&#8217;articolo in questione, il sito di Kiva, Technorati, e la Wikipedia. Non garantisco che quello di cui vi parlo sia vero al 100%, anche se personalmente tenderei a fidarmi di ciò che leggo su Linus. Ma la responsabilità di quello che fate in base a cosa vi dirò è solo vostra!</p>
<p><span style="color:red;font-weight:bold;">Aggiornamento!</span> Ho trovato l&#8217;articolo sul blog di Linus, <a href="http://www.linus.net/blog/blog_commento.asp?blog_id=10&#038;month=4&#038;year=2007&#038;giorno=&#038;archivio=OK">qui »</a></p>
<h2>Diventare prestatori</h2>
<p>Kiva è l&#8217;ennesima parola Swahili, e significa «accordo» (tra le parti) e «unità». Il sito che porta questo nome permette a tutti gli utenti di prestare una quantità anche modica di denaro (il minimo è 25$) direttamente ad una persona che, da qualche parte nel mondo, ha bisogno di una piccola quantità di denaro da investire per migliorare la propria attività e quindi la propria vita.<br />
Una volta iscritti al sito, si può sfogliare l&#8217;elenco delle persone che vogliono accedere ad un microfinanziamento (l&#8217;elenco è aggiornato giornalmente), e quindi prestare del denaro ad una attività a vostra scelta.<br />
Per ogni richiesta di finanziamento è possibile leggere un breve profilo della persona che ne ha fatto domanda, cosa intende fare della somma, e in quanto tempo si impegna a restituire il finanziamento (in genere i tempi di restituzione si aggirano intorno ai 12 mesi). Il sito fornisce anche informazioni sugli eventuali prestiti richiesti in passato, e come si è comportata una persona con le restituzioni del denaro ricevuto.</p>
<h2>E una volta che ho prestato?</h2>
<p>Kiva devolve il 100% del denaro che hai prestato alla persona che ne ha fatto richiesta, e ti aggiorna giornalmente dei progressi che quest&#8217;ultima sta facendo con quella somma. Quando verrà restituito il denaro, Kiva ti verserà il 100% di quello che hai prestato inizialmente. In futuro, affinché Kiva possa diventare autosufficiente e non dipendere dalle donazioni, verrà trattenuto il 2% di quello che hai prestato al momento della restituzione (a chi ne fa richiesta andrà sempre il 100% di quello che è stato effettivamente prestato), tuttavia per ora non ci sono ancora trattenute.<br />
Quando tornerà indietro il denaro, potrai decidere se reinvestirlo in un altro prestito o riscuoterlo.</p>
<p><img src="http://img255.imageshack.us/img255/7690/loancycle450x192shklbn2.jpg" alt="ciclo prestito kiva.org" class="full" /></p>
<h2>Quanto rischio?</h2>
<p>Ovviamente prestando del denaro rischierai di perderlo tutto o in parte. È stato tuttavia dimostrato che la percentuale di restituzione dei prestiti fatti con la formula del microcredito è sensibilmente più alta di quella dei prestiti normali. Si parla di una percentuale di restituzione che si colloca tra il 96 e il 98%. Quindi al 96% i soldi che hai prestato torneranno indietro; in ogni modo Kiva non si assume nessuna responsabilità, giustamente.</p>
<h2>In conclusione</h2>
<p><a href="http://www.kiva.org">Kiva</a> vi permette quindi di prestare delle piccole quantità di denaro a delle persone bisognose in tutto il mondo, con un&#8217;alta probabilità di restituzione. Voi non ci guadagnate niente (non vi vengono corrisposti interessi), però non ci perdete nemmeno niente, mentre tante persone ci possono guadagnare veramente, permettendo loro di vivere una vita più dignitosa. È un modo per aiutare l&#8217;emancipazione delle zone «arretrate», migliore secondo me delle donazioni a fondo perduto, perché permette la nascita di attività virtuose che non finiscono quando finiscono le donazioni.</p>
<p>Credo che presto farò un mio piccolo prestito, 25$ dollari tanto per iniziare, perché mi sembra un&#8217;iniziativa buona e giusta, che ha già superato il traguardo dei 4 milioni di dollari prestati (il superamento di questo valore è avvenuto il 28 marzo 2007).</p>
<p>Ripropongo per l&#8217;ennesima volta il link, che è <strong><a href="http://www.kiva.org/">www.kiva.org</a></strong>. Andate a dare un&#8217;occhiata, le informazioni su come funziona nei dettagli sono copiose ed interessanti.</p>
<h2>Altre informazioni</h2>
<ul>
<li>Studio delle Nazioni Unite sull&#8217;importanza del microcredito: <a href="http://www.uncdf.org/english/microfinance/facts.php">www.uncdf.org/english/microfinance/facts.php</a></li>
<li>Muhammad Yunus ci dice cos&#8217;è il microcredito: <a href="http://www.grameen-info.org/bank/WhatisMicrocredit.htm">www.grameen-info.org/bank/WhatisMicrocredit.htm</a></li>
<li>Video dell&#8217;emittente pubblica americana PBS su Kiva, e il microcredito in Uganda: <a href="http://www.pbs.org/frontlineworld/stories/uganda601/uganda-601.html?c=3qt">link</a></li>
<li>Kiva.org sulla Wikipedia: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Kiva_%28organization%29">link</a></li>
</ul>
<p><strong>Se ti è piaciuto questo post, votami «OK» su OkNotizie. <a href="http://oknotizie.alice.it/info/8008a9bf4395fe/aiuta_i_bisognosi_prestando_denaro_con_il_microcredito._c_e_kiva.org_per_farlo..html">Clicca qui »</a></strong></p>
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		<title>Lettera aperta al Governo per fare chiarezza su Italia.it</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2007 16:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visto la valanga di commenti e di critiche che si sono susseguite dopo il lancio di Italia.it, il portale italiano per il turismo, e visto, soprattutto, le incertezze sui costi (45 milioni di Euro?) e le modalità di realizzazione di dato portale, è stata lanciata una petizione che, avvalendosi delle leggi sulla trasparenza della Pubblica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto la valanga di commenti e di critiche che si sono susseguite dopo il lancio di <a href="http://www.italia.it/">Italia.it</a>, il portale italiano per il turismo, e visto, soprattutto, le incertezze sui costi (45 milioni di Euro?) e le modalità di realizzazione di dato portale, è stata lanciata una petizione che, avvalendosi delle leggi sulla trasparenza della Pubblica Amministrazione, chiede che siano pubblicati i documenti relativi al portale.</p>
<div style="text-align:center;">
<a href="http://www.petitiononline.com/italiait/petition.html"><img src="http://img363.imageshack.us/img363/7633/bannerinoprodirz9.jpg" alt="chiarezza su italia.it" /></a>
</div>
<p>Il link: <a href="http://www.petitiononline.com/italiait/petition.html">http://www.petitiononline.com/italiait/petition.html</a>.</p>
<p>Avvertenza – <strong>Firmate con nome e cognome!</strong> Non usate nickname o solo il nome, sennò la vostra firma è inutile. Converrete che una lettera formale firmata Gino, Pino, Rosy, Zagor e Drller_killer non è un granché dignitosa. </p>
<h2>Alcuni stralci dalla lettera aperta da firmare</h2>
<blockquote><p>Dal giorno del suo debutto Italia.it è stato oggetto di una valanga clamorosa di critiche da parte di tutto il mondo web, italiano e non: tecnici, designers, comunicatori, esperti di marketing turistico online, bloggers e semplici utenti.</p></blockquote>
<blockquote><p>In considerazione delle ingenti risorse economiche allocate, 45 milioni di euro o più, e del tempo trascorso dall’inizio del progetto, varato il 16 marzo 2004, la cosa appare ancor più grave.</p></blockquote>
<blockquote><p>Dal 22 febbraio scorso, data di presentazione del portale, si è assistito ad un balletto di cifre, comunicati, interviste, riunioni di osservatori, interrogazioni e smentite dai quali emerge una sola cosa: una sostanziale assenza di trasparenza e limpidezza su tutta la vicenda.</p>
<p>Noi chiediamo invece che per Italia.it sia tutto chiaro.</p></blockquote>
<p>In base a queste considerazioni, perciò, vengono richiesti una serie di documenti:</p>
<blockquote><ul>
<li>studio di fattibilità completo del progetto Scegli Italia</li>
<li>costo totale previsto dell’intero progetto, con dettaglio</li>
<li>convenzioni tra DIT* e Innovazione Italia per l’esecuzione del progetto Italia.it</li>
<li>bando di gara</li>
<li>capitolato</li>
<li>elenco imprese o RTI* partecipanti alla gara</li>
<li>documento di aggiudicazione con dettaglio dei criteri adottati e motivazioni</li>
<li>risultati del benchmark internazionale sulle offerte presentate</li>
<li>contratto in essere con il RTI: IBM, ITS e Tiscover</li>
<li>atto transattivo del 2006 con il RTI: IBM, ITS e Tiscover con dettaglio motivazioni</li>
</ul>
</blockquote>
<p><strong><a href="http://www.petitiononline.com/italiait/petition.html">Firma anche tu</a> per la chiarezza e la trasparenza!</strong></p>
<p>Altre informazioni sull&#8217;iniziativa sul blog <a href="http://scandaloitaliano.wordpress.com/">ScandaloItaliano</a>.</p>
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		<title>Falsità sui DICO, e la prima opinione «contro» che abbia un senso</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2007/03/falsita-sui-dico-e-la-prima-opinione-%c2%abcontro%c2%bb-che-abbia-un-senso/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2007 18:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kilombo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi mi è capitato di sentire un pezzo di «La radio ne parla» un programma di Radio 1 che va in onda dalle 12.30 (credo) fino a ridosso del GR dell&#8217;una. L&#8217;originalissimo tema della puntata di oggi erano i PACS, o DICO, insomma&#8230; i diritti delle cosiddette «coppie di fatto». Al telefono erano collegati alcuni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi è capitato di sentire un pezzo di «La radio ne parla» un programma di Radio 1 che va in onda dalle 12.30 (credo) fino a ridosso del GR dell&#8217;una. L&#8217;originalissimo tema della puntata di oggi erano i PACS, o DICO, insomma&#8230; i diritti delle cosiddette «coppie di fatto». Al telefono erano collegati alcuni ospiti per discutere dell&#8217;argomento. Non posso riportarvi chi siano perché sul momento non l&#8217;ho sentito, e il sito Internet di Radio 1 riporta ancora i temi e la registrazione della puntata di ieri (alla faccia dell&#8217;aggiornamento costante).<br />
Oltre alla ormai solita <strong>vergognosa tattica</strong> di associare le coppie di fatto a dei reati, tattica utilizzata anche da Clemente Mastella nell&#8217;ultima puntata di Anno Zero di Santoro, ed ad una <strong>cazzata clamorosa</strong> di cui vi dirò, voglio parlarvi di un parere che mi è rimasto impresso, in quanto è la prima opinione che sento contro i DICO che sia ragionata e non frutto esclusivamente di pregiudizi. Parrebbe impossibile, ma è così. Ma, andiamo con ordine. </p>
<h2>Associare la convivenza ad un reato</h2>
<p>Ci aveva già provato Mastella da Santoro la scorsa settimana, quando ha cercato di spiegare che i DICO non hanno senso perché allo stesso modo la poligamia non ha senso, confondendo così un <strong>reato</strong> con una cosa <strong>permessa</strong> come la convivenza. Ci ha riprovato oggi un&#8217;ospite (per i nomi vi aggiornerò non appena la RAI pubblicherà la puntata sul sito web), dicendo che non aveva senso fare una legge sulle coppie conviventi, perché – secondo lui – il legislatore non deve assecondare una «moda» sociale, altrimenti allo stesso modo avrebbe dovuto legalizzare il furto, visto che lo praticano tutti.<br />
Ancora una volta questo trucco infame, quindi: confondere un reato con una cosa permessa, ma che andrebbe solo riconosciuta maggiormente; è stata brava Ilaria Sotis, la conduttrice della trasmissione, a disinnescare questo perverso meccanismo, allo stesso modo con cui l&#8217;aveva fatto Santoro nei confronti di Mastella, puntualizzando la differenza tra convivenza (permessa) e reato (vietato).</p>
<h2>DICO = bullismo</h2>
<p>Pensate voi cosa va a dire la gente, e cosa tocca sentire a me/noi! Secondo un&#8217;ospite, il «permissivismo generale» che una legge sui diritti delle coppie di fatto in qualche modo avvallerebbe, sarebbe alla causa del bullismo nelle scuole! Ma possibile che la gente non abbia un minimo di dignità? Ma qui si vuole proprio fare del casino, sparare nel mucchio sperando (metodo di Montecarlo docet) di beccare prima o poi il bersaglio!<br />
Spero sinceramente che queste falsità non facciano proseliti.</p>
<h2>Il primo no sensato che sento sui DICO</h2>
<p>Una signora, mi par di aver capito avvocato o in qualche modo collegata al mondo delle leggi e della giustizia, ha proposto una sua visione contraria ai DICO che, pur non trovandomi comunque d&#8217;accordo, aveva per la prima volta un senso compiuto. Pur uscendo pesantemente dalla domanda che le era stata posta, la signora si è detta contraria ai DICO in quanto queste leggi sanciscono solo diritti, ma non doveri. Si dà quindi la possibilità, mi par di aver capito, di creare delle forme di unioni piuttosto vaghe, dove le parti non sono sufficientemente responsabilizzate l&#8217;una nei confronti dell&#8217;altra, e dove in definitiva, tutti si arrogano dei diritti senza avere nessun dovere come controparte.</p>
<p>Questo <strong>forse</strong> può avere un senso, ma dipende credo proprio dalla legge. Meno è «forte» la legge (e questi DICO in effetti lo sono veramente poco), meno sarà forte, immagino, la forza e l&#8217;importanza dell&#8217;unione che in qualche modo regolamenteranno. Più il compromesso per la legge sarà al ribasso, quindi, più l&#8217;unione sarà povera e sterile. Credo che una <strong>buona</strong> legge potrebbe facilmente creare un&#8217;unione tra due persone rispettabile, dove le parti sappiano bene cosa stanno facendo e che cosa significhi tale unione.</p>
<p>Il problema è, a questo punto, avere questa <strong>buona</strong> legge. Più tiriamo in dietro, più la legge sarà brutta, e più l&#8217;unione che sancirà sarà di facciata.</p>
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		<title>Un triste 8 marzo, quest&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2007 08:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attorno]]></category>
		<category><![CDATA[Kilombo]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno la ricorrenza dell&#8217;otto marzo è piuttosto triste. E non soltanto perché la situazione della donna nel mondo non è migliorata un gran ché nell&#8217;ultimo anno, ma soprattutto perché è stato demolito, giusto due/tre giorni fa, lo storico palazzo di Copenaghen dove il 29 agosto del 1910 Rosa Luxemburg e Clara Essner Zetkin proclamarono l&#8217;8 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm1.static.flickr.com/58/184545875_a268324e60_m.jpg" alt="mimosa" class="right" />Quest&#8217;anno la ricorrenza dell&#8217;otto marzo è piuttosto triste. E non soltanto perché la situazione della donna nel mondo non è migliorata un gran ché nell&#8217;ultimo anno, ma soprattutto perché è stato demolito, giusto due/tre giorni fa, lo storico palazzo di Copenaghen dove il 29 agosto del 1910 Rosa Luxemburg e Clara Essner Zetkin proclamarono l&#8217;8 marzo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Festa_della_donna">giornata della donna</a>, in occasione della seconda conferenza delle donne dell&#8217;Internazionale socialista. Le circostanze della demolizione meritano un piccolo approfondimento. </p>
<p>Il palazzo ospitava dal 1982 un popolare centro sociale (lo <em>Ungdomshuset</em>) frequentato da moltissimi giovani, che si sono opposti da sempre alla messa in vendita del palazzo da parte dell&#8217;amministrazione comunale di destra che governa negli ultimi anni Copenaghen (dopo 106 anni ininterrotti di amministrazione socialista). Negli ultimi giorni la protesta si era fatta molto più forte, portando a manifestazioni molto grandi e molto «disperate» (con eventi dimostrativi come la pittura rosa sulla famosa Sirenetta) e che hanno portato a più di 700 arresti nell&#8217;arco di soli tre giorni.<br />
L&#8217;amministrazione è riuscita poi, come da copione, a demolire il palazzo, dove nascerà una chiesa di una strana setta religiosa famosa per le sue posizioni fondamentaliste, omofobe e chissà cos&#8217;altro.<br />
Certamente il clima a Copenaghen ultimamente si è fatto pesante.</p>
<h2>700 arrestati</h2>
<p>La dico semplice: secondo me una società che arresta 700 persone in tre giorni dovrebbe farsi un bell&#8217;esame di coscienza. Vuol dire che sono gli organi di potere a non capire, perché 700 persone non sono che la punta dell&#8217;iceberg, è evidente, di un pensiero comune a molte più persone. Non può essere che 700 persone si mettano in testa di fare qualcosa che meriti un arresto, quindi o si tratta solo di repressione «a casaccio», oppure vuol dire che per moltissime persone, quello che hanno fatto (sempre che l&#8217;abbiano fatto veramente) era trascurabile rispetto al loro obiettivo. Questo è grave, anche perché non si può certo spiegare con la tesi dell&#8217;estremismo (di sinistra?). Si parla sempre di 700 persone, un numero astronomico per un gruppo di estremisti, e che non sarebbe certo passato inosservato.<br />
Insomma, spira una brutta aria, come dicevo prima, a Copenaghen.</p>
<p>Che triste otto marzo, quello del 2007.</p>
<h2>Qualche riferimento</h2>
<ul>
<li><em>il manifesto</em> del 6 marzo, con la notizia della demolizione: <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Marzo-2007/art46.html">qui</a>;</li>
<li><em>il manifesto</em> del 7 marzo, con un&#8217;analisi dei possibili retroscena della vicenda: <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/07-Marzo-2007/art36.html">qui</a>;</li>
<li><em>Indymedia ES</em>, piccola introduzione in italiano e molte altre risorse: <a href="http://www.indymedia.org/es/2007/03/881402.shtml">qui</a>;</li>
<li><es>Indymedia UK: <a href="http://www.indymedia.org.uk/en/2007/03/363973.html">qui</a>;</es></li>
<li>Aggiornamenti in tempo reale sulla vicenda (in inglese): <a href="http://www.emoware.org/ungdomshuset.asp">qui</a>;</li>
<li>Playlist di video sull&#8217;argomento: <a href="http://www.youtube.com/view_play_list?p=97565E62AFBFA97A">qui</a>.</li>
</ul>
<p><em>(foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/globetrotter1937/">pizzodisevo</a>)</em></p>
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		</item>
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		<title>Pensieri sul giornale radio delle 13</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2007/03/pensieri-sul-giornale-radio-delle-13/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2007 13:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kilombo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai è diventato un mezzo appuntamento quotidiano per me: quando mi capita di pranzare a casa, finisco sempre per ascoltarmi il giornale radio delle 13 su Radio 1. È un modo come un altro per aggiornarsi un po&#8217;, magari in quelle giornate in cui la mattina si fanno altre cose, e per «sentire» le notizie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai è diventato un mezzo appuntamento quotidiano per me: quando mi capita di pranzare a casa, finisco sempre per ascoltarmi il <a href="http://www.grr.rai.it">giornale radio</a> delle 13 su Radio 1. È un modo come un altro per aggiornarsi un po&#8217;, magari in quelle giornate in cui la mattina si fanno altre cose, e per «sentire» le notizie in un modo diverso rispetto alla classica televisione.<br />
Volevo perciò parlarvi di due argomenti di cui hanno discusso nel Gr1 delle 13 di oggi, e che mi hanno fatto pensare: la riforma della legge elettorale e il dossier di <a href="http://www.legambiente.it">Legambiente</a> sulla situazione ambientale italiana. </p>
<h2>La riforma della legge elettorale</h2>
<p>Che sia da rifare ormai lo dicono tutti, anche chi l&#8217;ha scritta (evidentemente ha terminato il suo scopo, vero?), sul come ci sono molti dubbi, e del resto la discussione è appena iniziata. Il Gr1 ci ha fatto sentire molti pareri di svariate persone, ed ho riscontrato in tutti i discorsi la stessa «anomalia».<br />
Tutti parlano, infatti, di «governabilità», «partiti piccoli», «partiti grandi», «numeri», «bipolarismo» e cose del genere, ma a me sembra manchi la cosa più importante, ovvero la rappresentatività.</p>
<blockquote><p>
Rappresentatività: capacità di descrivere, raffigurare una realtà o un fenomeno</p>
<p><em>Fonte: Dizionario <a href="http://www.demauroparavia.it/">De Mauro Paravia Online</a><br />
</em></p></blockquote>
<p>Parola brutta da scrivere e da leggere, che racchiude però un concetto molto bello, e che dovrebbe essere veramente alla base della legge: la legge elettorale deve rappresentare <em>il più fedelmente possibile</em> le scelte dei cittadini.</p>
<p>Invece tutti parlano dal punto di vista del partito e non della cittadinanza: chi rimane fuori con lo sbarramento, ci vuole un bipolarismo, il premier deve essere forte, i partiti piccoli dovranno fare così, quelli grandi colà, e via di questo passo.</p>
<p>Del resto, non è una novità che i politici vivano in un mondo diverso, e che sia necessario arrivare a compromessi che permettano il funzionamento dello stato, tuttavia non sarebbe male che almeno gli opinionisti e i commentatori politici, i nostri intellettuali, i nostri fari morali, indicassero come obiettivo principale di una legge elettorale la rappresentatività, senza tanti trabocchetti.</p>
<p>C&#8217;era qualcuno, qualche hanno fa, purtroppo non ricordo più chi, che diceva che in Italia non abbiamo più intellettuali, e che l&#8217;ultimo è stato Pier Paolo Pasolini. Ecco, io credo abbastanza a questa affermazione.</p>
<h2>Il rapporto di Legambiente</h2>
<p>«L&#8217;Italia è un paese fermo», dice Roberto Dalla Seta, Presidente di Legambiente, intervistato sempre dal Gr1.<br />
Quello che fa più male al paese è la mentalità stessa degli italiani, ne sono convinto, che molto spesso hanno paura del progresso e di tutto quello che potrebbe modificare (magari pure in meglio!) l&#8217;ambiente dove vivono e la loro quotidianità. Aggiungerei che l&#8217;italiano ha paura della modernità in generale!<br />
Se ne è accorta anche Legambiente: sempre Della Seta afferma che «il territorio ha paura dell&#8217;innovazione». Bisogna a questo punto dire che Legambiente stessa ha sfruttato, in passato, questa avversione italiana all&#8217;innovazione per i suoi scopi (magari lodevoli, ma ahimè lo scopo non giustifica i mezzi). Ed ora questa avversione le si ritorce contro.</p>
<p>Il NO a tante proposte ed attività, giustificato con «non in casa mia», «no alla modifica delle nostre città», «no all&#8217;architettura moderna» (*), hanno bloccato nei fatti tante opere importanti per il nostro ambiente. Quante volte la gente si è scagliata contro gli impianti di produzione eolica, accusati di scempi paesaggistici, quante avversioni contro i depuratori «non vicino a casa mia»?<br />
Il risultato di questa politica emerge dal rapporto di Legambiente, che dovrebbe forse pensare anche a quante volte ha alimentato questi sentimenti controproducenti, dannosi a priori, qualsiasi fosse la campagna di mobilitazione (buona o cattiva) da portare avanti.</p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>(*) Questa non si sente molto, soprattutto non da Legambiente, ma sono piuttosto radicate negli italiani. Vedi ad esempio il caso Ara Pacis a Roma: dietro a motivazioni pragmatiche di facciata contrarie al progetto, c&#8217;era infatti un&#8217;avversione di tipo sentimentale all&#8217;architettura di oggi.</p>
<p>PS: questo è il primo post che inserisco in <a href="http://www.kilombo.org">Kilombo</a>, l&#8217;aggregatore di blog delle sinistre! Vedremo&#8230;</p>
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