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	<title>poluz live? &#187; Informatica</title>
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	<description>Ho poche idee, ma confuse</description>
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		<title>Android deve risolvere i problemi di aggiornamento</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/05/android-deve-risolvere-i-problemi-di-aggiornamento/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 10:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Informatica]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo me la situazione comincia a farsi complicata e forse pesante in casa Android. Android è, secondo me, un meraviglioso sistema operativo per cellulari-smartphone, che ha ancora tanti margini di miglioramento, ma che preferisco assolutamente rispetto ad iPhone OS. Non starò ora qui a spiegare le mie ragioni a questo proposito, perché invece voglio parlare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/05/android.jpg"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/05/android.jpg" alt="" title="android" width="120" height="90" class="alignright size-full wp-image-873" style="float:right;margin-left:11px;margin-top:5px;" /></a>Secondo me la situazione comincia a farsi complicata e forse pesante in casa Android. Android è, secondo me, un <em>meraviglioso</em> sistema operativo per cellulari-smartphone, che ha ancora tanti margini di miglioramento, ma che preferisco assolutamente rispetto ad iPhone OS. Non starò ora qui a spiegare le mie ragioni a questo proposito, perché invece voglio parlare di una cosa che reputo abbastanza antipatica, ma non per i motivi che comunemente vengono riportati, ovvero la cosiddetta <em>frammentazione</em>. Al momento gli utenti possono trovare Android in quattro versioni diverse installate sui dispositivi, diciamo tre se consideriamo che la versione più vecchia non è (per fortuna) più in vendita. 1.5 «Cupcake», 1.6 «Donut», 2.0-2.1 «Eclair» e l&#8217;ultimissima 2.2 «Froyo» sono le versioni che creano la frammentazione a cui ci si riferisce.<br />
Spesso si addita questo problema come principale causa di cruccio per gli sviluppatori che realizzano le applicazioni per la piattaforma Android, il che ha certamente un senso, ma ci si dimentica poi di quello che sempre la frammentazione provoca anche all&#8217;utente finale. Non è bello dover comprare un terminale 1.6 quando esiste già il sistema 2.2, come non è bello dover comprare un computer con Windows Me quando c&#8217;è già Vista se non il 7, </p>
<p>Diciamocelo chiaramente, agli utenti scoccia molto non avere aggiornamenti per un terminale che hanno pagato qualche centinaia di euro, e che magari ha potenza di calcolo e capacità varie ancora sulla cresta dell&#8217;onda.<br />
Al momento non è che gli aggiornamenti non ci siano, ma il loro rilascio è in balia della volontà e dei tempi dei singoli produttori di terminali, che sembrano fare gara a chi aggiorna per ultimo i propri prodotti. L&#8217;ultima versione 2.2 «Froyo», rilasciata proprio negli ultimi giorni, nelle aspettative dovrebbe attenuare questo problema implementando un sistema di aggiornamento migliorato. Non so se le aspettative si siano poi avverate, non ho ancora controllato, ma il problema è che per usufruire di questo ipotetico nuovo sistema, a Froyo bisogna <em>arrivarci</em>!</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/05/android-versions.png" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/05/android-versions-500x110.png" alt="" title="Icone versioni Android" width="500" height="110" class="aligncenter size-large wp-image-872" /></a></p>
<p>La «questione» aggiornamenti secondo me può allontanare eventuali acquirenti. L&#8217;acquistare un apparecchio non proprio economico, senza sapere se potrà evolvere con nuove funzionalità o sarà, al contrario, dimenticato, può bloccare alcuni potenziali clienti più «avanzati». iPhone si aggiorna praticamente per tutti, e questo è certamente un pro.</p>
<p>Io credo che se Google vuol far diventare Android un sistema operativo su cui si può veramente contare, deve assolutamente mettere una pezza al problema e gestire gli aggiornamenti per il maggior numero di dispositivi. Esiste tra l&#8217;altro una specie di «consorzio», chiamato <a href="http://www.openhandsetalliance.com/">Open Handset Alliance</a> a cui partecipano aziende software ed hardware legate ad Android, che invece di stare a guardare (come è stata a torto o ragione accusata da alcuni articoli qualche tempo fa), potrebbe avere un ruolo più che attivo nel gestire gli aggiornamenti in comune accordo con i produttori di smartphone e terminali in genere.</p>
<p>Senza una svolta decisa al sistema degli aggiornamenti, anche i produttori più virtuosi non potranno fare di meglio che «rincorrere» le versioni, rendendone disponibile una quando magari ci sarà già quella nuova, e rendendo frustrante per un po&#8217; tutti l&#8217;utilizzo della piattaforma. Se Google vuole sfondare, non deve solo creare il sistema operativo migliore, deve anche renderlo utilizzabile a tutti.</p>
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		<title>Massimo Carli / Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/03/massimo-carli-android-guida-per-lo-sviluppatore/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 18:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[android]]></category>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>

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		<description><![CDATA[I libri di Diaspar / 72
Questa volta vi propongo un libro un po&#8217; diverso dal solito: invece del classico romanzo, ecco a voi il primo manuale in italiano (e di un italiano) dedicato allo sviluppo di applicazioni Android. Per chi non lo conoscesse, Android è un sistema operativo sviluppato da Google dedicato principalmente ai dispositivi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/03/carli-android.jpg" alt="" title="Carli Android copertina" width="93" height="129" class="alignleft size-full wp-image-845" style="float:left;margin-right:11px;" /><strong>I libri di Diaspar / 72</strong><br />
Questa volta vi propongo un libro un po&#8217; diverso dal solito: invece del classico romanzo, ecco a voi il primo manuale in italiano (e <em>di</em> un italiano) dedicato allo sviluppo di applicazioni Android. Per chi non lo conoscesse, Android è un sistema operativo sviluppato da Google dedicato principalmente ai dispositivi mobili, quali smartphone, tablet pc, ecc&#8230;<br />
Come dicevo, <em>Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</em> è la prima opera pubblicata in italiano sulla programmazione per questo promettente sistema, e mi sembrava giusto condividere la mia opinione sul testo, che sto leggendo in questo periodo.<br />
Massimo Carli, l&#8217;autore libro in questione, ha fatto un lavoro senza alcun dubbio certosino: i temi trattati sono tanti, e vengono eviscerati in maniera approfondita e molto rigorosa, con tanti riferimenti alla programmazione Java e, più in generale, all&#8217;Informatica. Tuttavia trovo che <em>Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</em> soffra di un problema di fondo, che si nota molto soprattutto se confrontiamo l&#8217;approccio didattico di questo libro con analoghe opere di produzione anglosassone. </p>
<p><em>Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</em> cade, in definitiva, nel solito «problema» che affligge molti testi tecnico/scientifici italiani: sono troppo <em>nozionistici</em> e poco <em>operativi</em>. Bisogna arrivare oltre pagina 230 per cominciare a poter programmare qualche applicazione con un minimo di senso, e sinceramente mi sembra troppo, soprattutto se guardiamo i libri in inglese su Android che in 50 di pagine ti permettono di creare qualcosa che almeno reagisce ad una tua azione. <em>Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</em> invece ti riempie subito di informazioni, a volte inutili nel processo di apprendimento, mentre per cercare quello che vuoi devi cominciare a saltare subito avanti ed indietro (ad esempio se vuoi salvare qualche dato si comincia a parlare della cosa solo a pagina 329).</p>
<p>In definitiva, <em>Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</em> è un libro molto approfondito, certamente ben curato, che però ha scelto un approccio didattico che non aiuta al rapido sviluppo iniziale ed all&#8217;affinamento sucessivo. Come mia personalissima opinione dico quindi che se volete iniziare a sviluppare in fretta è meglio se vi indirizzate a qualche opera diversa ed inglese, eventualmente anche ai tutorial sul sito ufficiale. <em>Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</em> potrà eventualmente tornarvi utile in una fase successiva, come libro di approfondimento.</p>
<div style="text-align:center;font-weight:bold;">* * *</div>
<p><strong>Anno</strong>: 2010<br />
<strong>Pagine</strong>: 534<br />
<strong>Editore</strong>: Apogeo<br />
<strong>ISBN</strong>: 978-88-503-2921-2</p>
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		<title>Personalizzare i widget della bacheca di Wordpress</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/02/personalizzare-widget-bacheca-wordpress/</link>
		<comments>http://www.poluz.net/blog/2010/02/personalizzare-widget-bacheca-wordpress/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 19:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[bacheca]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[widget]]></category>
		<category><![CDATA[wordpress]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni sto curando l&#8217;installazione di un sito basato su WordPress in cui dovranno lavorare più persone per l&#8217;inserimento e l&#8217;aggiornamento dei contenuti. Per dare una mano anche alle persone più inesperte, volevo inserire nella bacheca (dashboard) dell&#8217;amministrazione alcune linee guida su come gestire al meglio il sito. Un altro mio obiettivo, poi, era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni sto curando l&#8217;installazione di un sito basato su WordPress in cui dovranno lavorare più persone per l&#8217;inserimento e l&#8217;aggiornamento dei contenuti. Per dare una mano anche alle persone più inesperte, volevo inserire nella bacheca (<em>dashboard</em>) dell&#8217;amministrazione alcune linee guida su come gestire al meglio il sito. Un altro mio obiettivo, poi, era quello di nascondere automaticamente tutti quei widgets di dubbia utilità come ad esempio le notizie sullo sviluppo e sui nuovi plugin.<br />
Come fare? Riscontrata l&#8217;assenza di plugin utili allo scopo, navigando sul web ho messo insieme una procedura non particolarmente elegante (ma efficace, e probabilmente l&#8217;unica possibile al momento) per ottenere gli scopi che mi ero prefisso. </p>
<p>Prima di tutto, ecco in un&#8217;immagine il risultato che desideriamo ottenere.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/02/widget-bacheca-wordpress.png" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/02/widget-bacheca-wordpress-500x236.png" alt="widget bacheca wordpress" title="widget bacheca wordpress" width="500" height="236" class="aligncenter size-large wp-image-834" /></a></p>
<p>Come si vede molti widget sono stati eliminati (non sono presenti nemmeno nella tendina «Impostazioni schermo» che si trova in alto a destra), ed in prima posizione nella colonna di destra troviamo le nostre linee guida.<br />
Tutto il codice per ottenere questo risultato deve essere scritto nel file <tt>functions.php</tt> presente nella cartella principale del vostro tema di WordPress. Nel caso utilizziate il tema di default, ad esempio, il file sarà in <tt><em>cartella di wordpress</em>/wp-content/themes/default</tt>. Nel caso in cui il file <tt>functions.php</tt> non sia presente, basterà crearlo ex novo. I passi che dobbiamo svolgere sono essenzialmente tre: cancellare i widget non desiderati, creare un nuovo widget personale, ed infine posizionarlo ove desiderato.</p>
<h2>Cancellare i widget non desiderati</h2>
<p>La funzione seguente, cancella il widget «Plugins»:</p>
<p><code>function remove_dashboard_widgets() {<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;// $wp_meta_boxes contiene i widgets della dashboard<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;global $wp_meta_boxes;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;// cancello il widget<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;unset($wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['dashboard_plugins']);<br />
}</code></p>
<p>Basta? No, dovete «agganciare» questa funzione a quella di WordPress che gestisce la bacheca. Lo potete fare con questa riga da inserire dopo la funzione che abbiamo appena definito:</p>
<p><code>add_action('wp_dashboard_setup', 'remove_dashboard_widgets');</code></p>
<p>Ora ricaricando la pagina vedrete magicamente scomparire il widget. Quelli che seguono, sono i widget che si possono togliere:</p>
<ul>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['dashboard_right_now']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['dashboard_recent_comments']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['dashboard_incoming_links']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['dashboard_plugins']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['side']['core']['dashboard_quick_press']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['side']['core']['dashboard_recent_drafts']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['side']['core']['dashboard_primary']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['side']['core']['dashboard_secondary']</li>
</ul>
<p>Purtroppo è necessario specificare uno alla volta tramite <tt>unset()</tt> quali eliminare.</p>
<h2>Creare un nuovo widget personale</h2>
<p>Per prima cosa è necessario creare una funzione che gestirà il contenuto del nostro widget. Che generi dinamicamente il testo o lo legga da un file (solo per fare due esempi) è indifferente, l&#8217;importante è che alla fine della fiera lo si «stampi» con il comando <tt>echo</tt>, come nell&#8217;esempio seguente.</p>
<p><code>function my_dashboard_widget_function() {<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;echo 'Il testo del mio bel widget';<br />
}</code></p>
<p>Fatto ciò, aggiungiamo la nostra funzione all&#8217;elenco dei widget, definendo una funzione apposita.</p>
<p><code>function mywidget_add_dashboard_widgets() {<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;wp_add_dashboard_widget('my_dashboard_widget', 'Mio Widget', 'my_dashboard_widget_function');<br />
}</code></p>
<p>Il primo parametro è una stringa identificativa del widget, che ci permette di referenziare il nostro widget come abbiamo fatto prima per <tt>dashboard_plugins</tt>, ad esempio. Il secondo parametro è il testo che comparirà come titolo del widget («Linee guida gestione sito» nell&#8217;immagine di esempio ad inizio post), infine il terzo parametro è il nome della funzione che stampa il testo del widget, e che abbiamo definito in precedenza.</p>
<p>L&#8217;ultimo passaggio è quello di «agganciare» il nostro lavoro, similmente a come abbiamo fatto con la funzione che elimina i widget:</p>
<p><code>add_action('wp_dashboard_setup', 'mywidget_add_dashboard_widgets');</code></p>
<p>Ricarichiamo la pagina dell&#8217;amministrazione, e se non abbiamo commesso errori nella scrittura del codice vedremo comparire il nostro nuovo widget.</p>
<h2>Ordinare i widget</h2>
<p>Mmmm&#8230; però il widget che abbiamo creato ora compare alla fine della prima colonna. E se lo volessimo all&#8217;inizio della seconda colonna? Il codice seguente, con un po&#8217; di lavoro sporco, riposiziona il widget all&#8217;inizio della seconda colonna.</p>
<p><code>function move_my_dashboard_widget() {<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;global $wp_meta_boxes;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;$myWidget = array('my_dashboard_widget' => $wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['my_dashboard_widget']);<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;unset($wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['my_dashboard_widget']);<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;$sideDashboard = $wp_meta_boxes['dashboard']['side']['core'];<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;$wp_meta_boxes['dashboard']['side']['core'] = $myWidget + $sideDashboard;<br />
}<br />
add_action('wp_dashboard_setup', 'move_my_dashboard_widget' );</code></p>
<p>Andiamo con ordine. La prima riga del corpo della funzione, rende nuovamente globale l&#8217;elenco dei widget, così che le operazioni che svolgiamo su di esso si ripercuoteranno su tutto WordPress (l&#8217;abbiamo già fatto prima).<br />
La seconda riga fa essenzialmente una copia di backup del nostro widget: lo legge dalla prima colonna (che WordPress chiama «normal»), lo mette in un array con il suo nome (che crea al volo), e lo salva nella variabile <tt>$myWidget</tt>.<br />
Nella terza riga, eliminiamo dalla colonna «normal» il nostro widget (per quello nella riga precedente ce lo siamo copiati!).<br />
La terza e la quarta riga uniscono (concatenano) la colonna destra (che WordPress chiama «side» e che avevamo temporaneamente salvato nella variabile <tt>$sideDashboard</tt>), e l&#8217;array con la copia di backup del nostro widget. Il risultato dell&#8217;unione lo salviamo nuovamente nell&#8217;array che definisce la colonna di destra.<br />
Fuori dalla funzione, con il consueto comando, informiamo WordPress dell&#8217;esistenza del nostro lavoro.</p>
<p>Ricaricando la pagina, vedremo spostarsi il widget all&#8217;inizio della colonna di destra. Se invertiamo l&#8217;ordine degli operandi della concatenazione, il widget verrà aggiunto alla fine della colonna. Per posizionamenti intermedi, sarà necessario giocare un altro po&#8217; con gli array, ma ciò esula dagli scopi di questa guida.</p>
<h3>Quando l&#8217;ordinamento non funziona</h3>
<p>L&#8217;ordinamento funziona <strong>solo</strong> quando l&#8217;utente che visita la bacheca non ha già in precedenza ordinato a mano i widget. In caso contrario l&#8217;ordinamento da lui impostato prevarrà su quello settato dalle funzioni create in <tt>functions.php</tt>. Tutti gli utenti nuovi, invece, vedranno l&#8217;ordinamento da noi voluto immediatamente.</p>
<h2>Riferimenti</h2>
<p>Il risultato desiderato è stato ottenuto. Infine un paio di link di riferimento:</p>
<ul>
<li><a href="http://codex.wordpress.org/Dashboard_Widgets_API">Le API dei widget della bacheca sul <em>Codex</em> di WordPress</a></li>
<li><a href="http://www.catswhocode.com/blog/10-wordpress-dashboard-hacks">10 WordPress dashboard hacks</a></li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Ripristinare NetworkManager dopo un suspend to ram fallito</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/01/ripristinare-networkmanager-dopo-un-suspend-to-ram-fallito/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 15:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[fedora]]></category>
		<category><![CDATA[guida]]></category>
		<category><![CDATA[linux]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivo qui una nota su come risolvere un piccolo (o grande) problema che mi è appena capitato. Così me lo ricordo io, e magari può servire a qualcun altro. Il problema: dopo una sospensione sulla ram di Linux, se al riavvio il computer non riesce a ripartire e necessita di un riavvio energico, NetworkManager non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo qui una nota su come risolvere un piccolo (o grande) problema che mi è appena capitato. Così me lo ricordo io, e magari può servire a qualcun altro. Il problema: dopo una sospensione sulla ram di Linux, se al riavvio il computer non riesce a ripartire e necessita di un riavvio energico, NetworkManager non riesce più a gestire la rete, affermando di essere disabilitato. La soluzione di seguito si riferisce a Fedora, ma si dovrebbe poter applicare anche ad altre distribuzioni (ad esempio in Ubuntu dovrebbe bastare sostituire <tt>/etc/init.d/NetworkManager stop</tt> ed analogo <tt>start</tt> alle chiamate di <tt>service</tt> della Fedora.</p>
<p><code>service NetworkManager stop<br />
rm /var/lib/NetworkManager/NetworkManager.state<br />
service NetworkManager start</code></p>
<p>I comandi vanno eseguiti da root o con <tt>sudo</tt>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Recensione Acer Liquid, smartphone Android</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/01/recensione-acer-liquid-smartphone-android/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 17:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[acer]]></category>
		<category><![CDATA[android]]></category>
		<category><![CDATA[cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[smarphone]]></category>

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		<description><![CDATA[Di solito in passato ho iniziato questi post di recensioni tecnologiche con il perché ed il percome dell&#8217;acquisto, storia, gloria, morte e miracoli. Questa volta, invece, intendo andare più al sodo, e dire che ho acquistato questo Acer Liquid perché appena l&#8217;ho visto me ne sono innamorato. Del resto, design a parte (che comunque apprezzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di solito in passato ho iniziato questi post di recensioni tecnologiche con il perché ed il percome dell&#8217;acquisto, storia, gloria, morte e miracoli. Questa volta, invece, intendo andare più al sodo, e dire che ho acquistato questo Acer Liquid perché appena l&#8217;ho visto me ne sono innamorato. Del resto, design a parte (che comunque apprezzo molto), le caratteristiche tecniche sono di tutto rispetto: sistema operativo Android 1.6 «Donut», processore Qualcomm Snapdragon da 768MHz, 512 MB di flash rom, 256 MB di ram, display da 3,5 pollici per 800&#215;480 pixel di risoluzione, fotocamera da 5 megapixel con messa a fuoco automatica, GPS, wi-fi, bluetooth, slot schede microSD, ecc&#8230; ecc&#8230; Insomma, troppa roba. Prezzo al banco 340 € circa con scheda micro SD da 2 GB inclusa.<br />
Com&#8217;è? Cosa fa? Come va? Tutto questo nel prosieguo. </p>
<h2>La forma</h2>
<p>L&#8217;altezza e la larghezza dell&#8217;Acer Liquid sono equivalenti a quelle dell&#8217;iPhone 3G, lo spessore invece è maggiore, pari a 12,77 mm. Il peso inclusa batteria è di 135 grammi. Rispetto al cellulare che usavo prima (il Motorola L6 che si vede anche nella foto seguente), la larghezza è leggermente maggiore così come lo spessore, che rimane comunque nella media di tanti altri cellulari più «tradizionali» (il Motorola è davvero sottile). Devo dire che nella tasca dei pantaloni non si sente più di tanto e non da alcun tipo di fastidio.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid1.jpg" title="L&#039;Acer Liquid e il Motorola L6" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid1-500x375.jpg" alt="L&#039;Acer Liquid e il Motorola L6" title="L&#039;Acer Liquid e il Motorola L6" width="500" height="375" class="alignright size-large wp-image-828" /></a><br />
<small>Generazioni a confronto.</small></p>
<p>L&#8217;apparecchio (che per il momento ho soprannominato Poldo), non è dotato di tasti fisici sul frontale (i quattro pulsanti standard di Android sono tasti touch anch&#8217;essi), mentre sul lato sinistro presenta il pulsante di accensione, ed a destra il bilancere del volume e il pulsante di scatto della fotocamera.<br />
Il connettore per la ricarica della batteria e lo scambio dati è di tipo mini USB, e si trova sul fondo del telefono, mentre in testa troviamo il connettore per gli auricolari e il bellissimo sistema delle notifiche a led, di cui l&#8217;immagine seguente mostra l&#8217;utilizzo.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid2.jpg" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid2-500x375.jpg" alt="Le icone di notifica" title="Le icone di notifica" width="500" height="375" class="alignright size-large wp-image-829" /></a><br />
<small>Le icone di notifica si accendono nella parte superiore dell&#8217;Acer Liquid.</small></p>
<p>Le icone sono tre: batteria, messaggi e chiamate, e si attivano con varie modalità di lampeggio per indicare cosa sta accadendo. Veramente molto comode e «stilose».</p>
<p>La qualità costruttiva è abbastanza buona. Per permettere la realizzazione di un dispositivo così economico, Acer ha dovuto impiegare la plastica per il corpo del terminale, a scapito di materiali di qualità superiore. Comunque il Liquid in mio possesso è ben assemblato, e non presenta nessuno scricchiolio od imperfezione di alcun tipo.</p>
<h2>Le cose che fa</h2>
<p>Fa effetto vedere che la cosa che una volta era l&#8217;attività principale di un cellulare, ovvero la telefonata, sia diventata un&#8217;icona come le altre, insieme alla posta elettronica, al browser web ed a tante applicazioni «sociali», da Facebook a Twitter. Cosa fa l&#8217;Acer Liquid? Più o meno tutto quello che può fare uno smartphone al giorno d&#8217;oggi: scrivere documenti, email, scattare foto e caricarle online, cercare nelle mappe, fare da navigatore satellitare, ascoltare musica, guardare video e chi più ne ha più ne metta. Liquid fa tutto questo, magari non «out of the box», ma può farlo semplicemente installando il software necessario. Elencare le applicazioni presenti di default nel dispositivo non è particolarmente utile, se manca qualcosa quasi sicuramente si può installare.</p>
<p>Sempre in tema di software, sono rimasto piacevolmente colpito dall&#8217;assortimento dell&#8217;Android Market, che è il mezzo  standard per installare applicazioni sui terminali Android. Gli utenti di iPhone affermano che il livello qualitativo dell&#8217;Android Market non è paragonabile allo store di Apple, tuttavia a me non è parso male, c&#8217;è della bella roba.</p>
<p>La fotocamera da 5 megapixel è dotata di una messa a fuoco automatica al centro anziché fissa come nella maggior parte dei concorrenti, permettendo migliori risultati fotografici. Dalle mie prove (trovate qualche esempio sotto), mi è sembrato che le foto prodotte siano di buona qualità. I video vengono invece registrati a 640&#215;480 di risoluzione, a 15 fotogrammi al secondo. L&#8217;unica pecca del comparto fotografico è l&#8217;assenza del flash, quindi in condizioni di scarsa illuminazione le foto sono un po&#8217; come sono (cioè generalmente mosse), per il resto niente male.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/4300618362/"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid4.jpg" alt="liquid4" title="liquid4" width="250" height="188" class="alignnone size-full wp-image-831" /></a><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/4300620444/"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid3.jpg" alt="liquid3" title="liquid3" width="250" height="188" class="alignnone size-full wp-image-830" /></a><br />
<small>Due foto scattate dall&#8217;Acer Liquid. A sinistra, una foto esterna realizzata nei 30 secondi di sole (molto velato) che ci sono stati questa settimana; a destra una foto con luce alogena scattata a distanza ravvicinata. Si nota che il sistema di autofocus mette a fuoco nel centro dell&#8217;immagine. Cliccate sulle immagini per andare su Flickr dove si possono anche vedere alla dimensione originale.</small></p>
<h2>Funziona bene?</h2>
<p>Direi di sì. L&#8217;interfaccia è molto reattiva (grazie al potente processore), e tutto si avvia e funziona molto rapidamente. La connessione dati via rete telefonica è stabile anche in movimento (provata in corriera) ed il wi-fi «prende» discretamente bene. Il GPS è rapido. Per la parte telefonica l&#8217;audio è molto pulito e potente, anche con le cuffie in dotazione (che sono inoltre abbastanza buone nella riproduzione dei bassi nella musica). La batteria dura, con un uso abbastanza intenso soprattutto dati, 1 giorno e mezzo sempre connesso in 3G, e due giorni abbondanti connesso in 2G.</p>
<p><a href="http://www.android.com">Android</a> mi è parso un sistema operativo molto avanzato, e tuttavia semplice da utilizzare. È ovviamente molto più complesso da usare rispetto ad un cellulare «old style», ma è certamente incredibilmente più potente. Un ottimo ambiente per telefoni avanzati, quindi, che avrà molto probabilmente il suo boom nel corso del 2010.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;Acer Liquid è un dispositivo con caratteristiche tecniche irraggiungibili in questa fascia di prezzo. Anzi, è spesso più prestante di terminali più costosi; come rapporto qualità-prezzo non ci sono paragoni sul mercato al momento. Acer poi sembra molto interessata ad entrare in forze nel mercato smartphone: non solo ha annunciato che <a href="http://www.androidworld.it/2010/01/01/lacer-liquid-potrebbe-avere-android-2-0-a-marzo-2010/">a marzo aggiornerà l&#8217;Android del Liquid</a> alla versione 2.0, ma pare sia anche interessata a presentare fino a 10 smartphone nel corso del 2010. È nella qualità dell&#8217;assistenza post vendita (e nel caso degli smartphone, quindi, anche negli aggiornamenti per il sistema) che si crea una credibilità attorno al proprio marchio, se a queste notizie seguiranno i fatti, Acer avrà fatto le mosse giuste.</p>
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		<title>Un progetto collaterale: PUS, l&#8217;accorciatore di url personale</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 14:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa, leggendo uno dei tanti articoli che criticano i sistemi per accorciare gli url (come tinyurl, snipurl, bit.ly, &#8230; ce ne sono milioni), mi è venuta in mente una parziale soluzione ad alcuni dei problemi proposti: gestire in proprio un url shortener. L&#8217;idea  risolve (in maniera parziale, come dicevo prima) due problemi: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa, leggendo <a href="http://joshua.schachter.org/2009/04/on-url-shorteners.html">uno</a> <a href="http://www.techcrunch.com/2009/04/06/are-url-shorteners-a-necessary-evil-or-just-evil/">dei</a> <a href="http://www.kottke.org/09/04/url-shorteners-suck">tanti</a> <a href="http://http://www.webmonkey.com/blog/Why_URL_Shortening_is_a_Threat_to_the_Web">articoli</a> che criticano i sistemi per accorciare gli url (come tinyurl, snipurl, bit.ly, &#8230; ce ne sono milioni), mi è venuta in mente una parziale soluzione ad alcuni dei problemi proposti: gestire in proprio un <em>url shortener</em>. L&#8217;idea  risolve (in maniera parziale, come dicevo prima) due problemi: la durata nel tempo degli url che creiamo, e la responsabilità di chi linka inopinatamente siti pericolosi per la sicurezza di chi vi accede. Per il primo punto, usando un servizio in proprio è possibile essere certi che gli url continueranno a funzionare finché lo vorremo noi, e non finché il servizio esterno scelto continuerà ad operare; per il secondo problema la risposta è che in un sistema privato di accorciamento si sa di chi è la responsabilità nell&#8217;aver creato un url malevolo, a meno di attacchi al sistema di accorciamento stesso.<br />
Per questi motivi e per curiosità mia, è iniziato lo sviluppo di <em>PUS</em>, che sta molto banalmente per <em>Persona Url Shortener</em>. </p>
<h2>Che faccia ha</h2>
<p>Giusto un&#8217;immagine (tra l&#8217;altro nemmeno aggiornatissima), per mostrare la parte di PUS che riporta le statistiche dei link, altre immagini le potete trovare sulla pagina della mia installazione di PUS, che incidentalmente è anche l&#8217;home page del «progetto», <a href="http://p.poluz.net/">ovvero qui</a>.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/12/pus-blog.jpg" class="thickbox" title="Visualizzazione statistiche link in PUS"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/12/pus-blog-500x224.jpg" alt="pus-blog" title="pus-blog" width="500" height="224" class="alignnone size-large wp-image-813" /></a></p>
<p>Nella parte di inserimento link nuovi non c&#8217;è molto da vedere, giusto qualche campo per incollare l&#8217;url ed eventualmente un titolo, ed il pulsante per accorciare il tutto.</p>
<h2>Scelte tecniche</h2>
<p>PUS è un software realizzato in un php quasi «old style»: niente framework, niente pattern <acronym title="Model View Controller">MVC</acronym>, niente astrazione del db (e quindi o MySQL o niente). L&#8217;unico «scivolone» nella modernità è l&#8217;interfaccia JavaScript (AJAX) abbastanza spinta, per cui ho utilizzato il toolkit <a href="http://dojotoolkit.com/">Dojo</a>. Questo perché? Per il semplice motivo che volevo realizzare un&#8217;applicazione che avesse un&#8217;«impronta» sulle risorse molto piccola. Infatti PUS al momento (senza alcune ottimizzazioni che farò a breve), occupa circa 150 KB.</p>
<p>Per quello che riguarda l&#8217;algoritmo di accorciamento degli url, ho privilegiato la semplicità alla «sicurezza». In questo contesto con sicurezza intendo l&#8217;impossibilità, partendo da un url accorciato, di risalire a tutti gli altri. In PUS gli url sono infatti strettamente consecutivi, quindi è un attimo vedere gli url accorciati precedenti: basta «tornare indietro» con le lettere e le cifre. Ho ritenuto che questo non fosse un problema per me, e quindi gli url sono semplicemente la conversione in base 32 (10 cifre + alfabeto inglese) dell&#8217;indice progressivo con cui il link è salvato sul database. Un meccanismo che permette di mantenere una grande semplicità e rapidità nella risoluzione degli url quando vengono acceduti.</p>
<h2>PUS è open source</h2>
<p>Durante l&#8217;implementazione di PUS, ho deciso che sarebbe stato bello rilasciare il codice al pubblico, per permettere a tutti gli interessati l&#8217;installazione in proprio. Del resto, anche se PUS è stato modellato sulle mie esigenze, presenta pur sempre un set di funzionalità piuttosto generiche, che possono tornare utili anche ad altri.<br />
Creare un accorciatore di url funzionante non è un lavoro lungo: un programmatore in un paio d&#8217;ore può realizzarne uno senza grandi difficoltà. Però se aggiungiamo la creazione di una interfaccia ed altre funzionalità, immancabilmente il tempo necessario inizia a crescere. E poi, se qualcuno l&#8217;ha già fatto per noi, perché non sfruttarlo e basta? Ecco perché mi sono deciso a rilasciare pubblicamente il lavoro: PUS non è un «gran pezzo di codice», ma può comunque tornare utile e far risparmiare un po&#8217; di tempo a qualcuno.</p>
<p>Al momento PUS non è ancora pronto per il download diretto, manca ancora il wizard di installazione ed alcune ottimizzazioni, tuttavia potete già <a href="https://launchpad.net/pus-url">trovarlo su Launchpad</a> (è necessario fare un pull con <a href="http://bazaar-vcs.org/">Bazaar</a> per scaricarlo), rilasciato con licenza GNU GPL v3. Nei ritaglissimi di tempo sto provvedendo a finirlo, e pubblicherò uno zip «pronto all&#8217;uso» il prima possibile. Se poi qualcuno vuol anche partecipare allo sviluppo, beh, Launchpad serve proprio per quello!</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>È già da più di un mese che uso <a href="http://p.poluz.net/">PUS</a> con soddisfazione sul mio dominio, e non appena avrò terminato e pubblicato la versione 0.1, ho già qualche idea per la 0.2. Mi sono divertito a realizzare PUS, e lo porterò avanti fintanto che ne avrò voglia. L&#8217;url shortening ha parecchi difetti, come dicevo in apertura, ma se usato nei contesti corretti è senza dubbio comodo se non addirittura necessario (come su twitter). Vi terrò aggiornati su queste pagine delle novità riguardanti il progetto.</p>
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		<title>La ricerca web qualche era informatica fa</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 17:32:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera stavo curiosando sui cd che contengono tutti i numeri della rivista Internazionale dal 1993 al 2003, e sono capitato su un articolo del 2000 in cui si parlava del futuro dei motori di ricerca. Più che l&#8217;articolo in sé, quello che mi ha fatto impressione è stata la tabella che vi ho riprodotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/11/motori-ricerca-2000.png" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/11/motori-ricerca-2000-150x257.png" alt="motori ricerca 2000" title="motori ricerca 2000" width="150" height="257" class="alignright size-medium wp-image-803" style="float:right;margin-left:11px;" /></a>Ieri sera stavo curiosando sui cd che contengono tutti i numeri della rivista Internazionale dal 1993 al 2003, e sono capitato su un articolo del 2000 in cui si parlava del futuro dei motori di ricerca. Più che l&#8217;articolo in sé, quello che mi ha fatto impressione è stata la tabella che vi ho riprodotto qui accanto (cliccateci sopra, eh!, non cavatevi gli occhi a guardarla così), che riporta la percentuale di utenti che usavano un determinato motore. L&#8217;oggi onnipresente Google è fermo in dodicesima posizione con poco meno del 4% di utilizzatori sul totale! Tra l&#8217;altro è dietro a servizi ormai morti e sepolti (Looksmart e Go Infoseek), oppure proprio mai sentiti (iWon &#8211; che nome è per un motore di ricerca? sembra un sito di scommesse!). Primo era Yahoo!, che all&#8217;epoca <a href="http://web.archive.org/web/20000601142434/http://www.yahoo.com/">appariva così</a>. </p>
<p>Per confronto, <a href="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/online_mobile/top-us-online-search-providers-may-2009/">questi i dati di maggio 2009</a>, sempre di Nielsen. Ma le cose sarebbero cambiate presto. Un&#8217;altra tabella pubblicata, infatti, mostrava che già nel 2000 Google superava di quasi il doppio rispetto al suo diretto concorrente il numero di pagine web indicizzate. Infine, lacrimuccia di nostalgia per Northern Light, che all&#8217;epoca <a href="http://web.archive.org/web/20000618090013/http://www.northernlight.com/index.html">si presentava così</a>.</p>
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		<title>poluz.net prova Windows 7</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2009/10/poluz-net-prova-windows-7/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 21:20:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo autunno si è verificato un insieme di coincidenze davvero incredibili. Per la prima volta infatti, mi sono trovato all&#8217;uscita di una nuova versione del sistema operativo più diffuso al mondo con un computer nuovo. Solitamente, nei periodici rilasci di Windows, mi trovavo sempre con scarcassoni male invecchiati, e perciò non avevo mai l&#8217;opportunità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/10/logo.jpg" alt="logo" title="logo" width="120" height="103" class="alignright size-full wp-image-799" style="float:right;margin-left:11px;margin-top:5px;" />In questo autunno si è verificato un insieme di coincidenze davvero incredibili. Per la prima volta infatti, mi sono trovato all&#8217;uscita di una nuova versione del sistema operativo più diffuso al mondo con un computer nuovo. Solitamente, nei periodici rilasci di Windows, mi trovavo sempre con scarcassoni male invecchiati, e perciò non avevo mai l&#8217;opportunità di provare in tempo quasi reale le novità, per quanto positive o negative (Vista) queste fossero. Basti pensare che proprio Vista, di cui ho una licenza fin dalla sua presentazione al pubblico, non l&#8217;ho mai installato proprio per mancanza di hardware adatto.<br />
Questa volta è andata diversamente, e quindi grazie ad uno dei pochi privilegi di cui ancora dispongo in quanto universitario informatico, eccomi qui a provare il nuovo <strong>Windows 7</strong>, sugli scaffali dal 22 ottobre. </p>
<h2>Installazione</h2>
<p>Procediamo con ordine, e partiamo perciò dall&#8217;installazione. La procedura è stata notevolmente ripulita rispetto alle versioni precedenti: tutto avviene in maniera automatica, e il software pone sole poche domande mirate all&#8217;utente. Tra le opzioni di aggiornamento da Vista, troviamo anche l&#8217;equivalente dell&#8217;<em>Archivia ed installa</em> tipico di Mac OS X. In pratica il vecchio sistema viene spostato in una cartella chiamata «Windows.old», da dove terminata l&#8217;installazione è possibile recuperare documenti e software. La procedura ha richiesto circa 35 minuti per aggiornare da Vista a 7 sul mio pc (AMD Phenom X3 2,4 GHz, 4 GB di ram ed hard disk 7200 rpm), contando anche i due riavvii. L&#8217;occupazione finale di Windows 7 Professional sul disco è di circa 10 GB, ma su questo punto torneremo più avanti.<br />
Se devo essere sincero, l&#8217;installazione non mi ha convinto appieno. In alcuni momenti non si capiva in nessun modo cosa stesse succedendo, e quanto tempo ci sarebbe ancora voluto. In particolare, durante l&#8217;esecuzione dell&#8217;ultimo punto della procedura, a parte l&#8217;animazione di tre puntini che appaiono e scompaiono, nulla lasciava intendere quanto sarebbe mancato dalla fine, quando anche l&#8217;unica barra di avanzamento presente era ferma ormai da un bel po&#8217;.</p>
<h2>Prima occhiata</h2>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/10/desktop.jpg" title="Il desktop di Windows 7" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/10/desktop-500x400.jpg" alt="Il desktop di Windows 7" title="Il desktop di Windows 7" width="500" height="400" class="alignnone size-large wp-image-796" /></a></p>
<p>Windows 7 si presenta con una versione rinnovata, ma non stravolta, del tema Aero, a cui fa pendant uno sfondo minimalista quasi giapponese. L&#8217;impressione è di una maggiore rifinitura generale, ed anche di una maggiore leggerezza visiva rispetto a Vista. Al primo avvio, con mia grande sorpresa, Windows ha rilevato e configurato in automatico la mia chiave usb wireless (con chip Ralink). La cosa mi ha stupito ancor di più considerando che la chiavetta in sé non è un modello recente, e Vista manco capiva di che cosa si trattasse senza i driver appropriati. Quindi Internet funzionante al primo colpo, non male. Per inciso, anche Fedora 11 l&#8217;ha riconosciuta al primo colpo, quindi non è che Windows 7 abbia fatto chissà che di trascendentale.<br />
Mi è sembrato buono il tempo di avvio, migliore sulla mia macchina rispetto a Vista, e paragonabile a quello delle più rapide distribuzioni Linux, come la succitata Fedora 11 o le ultime Ubuntu.</p>
<h2>Barra delle applicazioni e menu avvio</h2>
<p>Mentre il menu avvio ha subito solo alcuni aggiustamenti, benché utili o necessari, la barra delle applicazioni mostra novità interessanti. Essenzialmente in Windows 7 sono stati accorpati alcuni concetti che sembrano provenire da KDE 3.5 e Mac OS X. Dal primo viene la disposizione generale dei pulsanti delle applicazioni sulla sinistra e l&#8217;aspetto, dal secondo il concetto secondo cui la barra non mostra più l&#8217;elenco delle <em>finestre</em> aperte, bensì quello delle <em>applicazioni</em> attive in quel momento, insieme ai pulsanti delle applicazioni che l&#8217;utente decide di tenere sotto mano anche quando queste non sono avviate.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/10/taskbar.jpg" title="La taskbar mostra le finestre di Explorer aperte" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/10/taskbar-500x193.jpg" alt="La taskbar mostra le finestre di Explorer aperte" title="La taskbar mostra le finestre di Explorer aperte" width="500" height="193" class="alignnone size-large wp-image-801" /></a></p>
<p>Quando un programma ha più di una finestra aperta, il pulsante relativo sembra «ingrossarsi», ed al click un selettore come quello in immagine permette di scegliere la finestra desiderata. Come si vede tutto ciò ha parecchie somiglianze con il dock di Mac OS X, tuttavia in Windows 7, alla chiusura dell&#8217;ultima finestra di un programma, viene terminato anche il programma stesso, al contrario di quello che succede nel sistema operativo della mela.<br />
Dopo un po&#8217; di uso, devo dire di essermi adattato molto in fretta a questa disposizione, e mi pare anche abbastanza comoda. Solito caos invece per il «vassoio» di sistema accanto all&#8217;orologio, dove se non altro si può scegliere cosa visualizzare e cosa nascondere.</p>
<h3>Menu avvio</h3>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/10/start-menu.jpg" title="Il menu avvio con i collegamenti rapidi del programma Paint e le opzioni di spegnimento" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/10/start-menu-150x150.jpg" alt="Il menu avvio con i collegamenti rapidi del programma Paint e le opzioni di spegnimento" title="Il menu avvio con i collegamenti rapidi del programma Paint e le opzioni di spegnimento" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-800" style="float:right;margin-left:11px;" /></a>In generale il menu start rimane molto simile a quello di Vista. Da segnalare la razionalizzazione (meno male!) delle opzioni di spegnimento, e la possibilità, per alcuni dei programmi più usati, di mostrare collegamenti rapidi ad alcune funzionalità, come anche l&#8217;elenco dei file recenti aperti da quel programma. Nell&#8217;immagine accanto, trovate un&#8217;esemplificazione di entrambe queste novità.</p>
<h2>Explorer</h2>
<p>Explorer (e non Internet Explorer 8, di cui non parlerò perché non è particolarmente nuovo), presenta ora i file suddivisi in una <em>Libreria</em> composta da quattro categorie: documenti, musica, immagini e video. Se questo concetto non è per nulla nuovo agli utenti Mac e agli utenti di alcune distribuzioni Linux, per Windows è certamente una novità all&#8217;anarchia di file che ogni utente fino a poco fa era abituato a crearsi. Per questo pare sia particolarmente osteggiata da alcuni utenti. Io invece l&#8217;apprezzo.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/10/librerie.jpg" title="Windows Explorer con le librerie" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/10/librerie-499x387.jpg" alt="Windows Explorer con le librerie" title="Windows Explorer con le librerie" width="499" height="387" class="alignnone size-large wp-image-798" /></a></p>
<p>L&#8217;interessante aggiunta di Windows 7, è che ogni categoria della libreria, in realtà, può mostrare documenti presenti in più locazioni, anche dischi diversi. Questo permette di raggruppare, ad esempio, la musica che abbiamo su un hard disk esterno insieme a quella presente nel computer. Mi scoccia dire una cosa del genere di Windows, ma mi sembra una bella idea. <img src='http://www.poluz.net/blog/wp-includes/images/smilies/icon_mrgreen.gif' alt=':mrgreen:' class='wp-smiley' /> </p>
<h2>Periferiche e permessi</h2>
<p>Windows 7 continua ad utilizzare la tradizionale icona per i dispositivi collegati nel <em>system tray</em>, da cui è possibile, ad esempio, disconnettere le periferiche usb di archiviazione. Tuttavia questo meccanismo è stato reimplementato, ed ora, oltre a mostrare finalmente informazioni più chiare sui dispositivi connessi, il pulsante permette di accedere ad un pannello chiamato «Dispositivi e stampanti» (Devices and printers), che mostra in un unica vista tutte le periferiche configurate nel sistema. Da qui è possibile svolgere le varie operazioni di configurazione sui dispositivi, a seconda di quanto previsto dagli stessi.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/10/device-manager.jpg" title="Il gestore dispositivi e stampanti" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/10/device-manager-500x385.jpg" alt="Il gestore dispositivi e stampanti" title="Il gestore dispositivi e stampanti" width="500" height="385" class="alignnone size-large wp-image-797" /></a></p>
<p>Punto dolente nella user-experience di Vista, è sempre stato l&#8217;eccessiva richiesta di conferme a cui l&#8217;utente era soggetto. Bisogna dar atto che spesso la colpa non era di Vista stesso, ma di come le vecchie versioni di Windows avevano mal abituato i programmatori a realizzare il software. In ogni caso, Windows 7 migliora molto questo aspetto, richiedendo conferma raramente, ed in generale solo per l&#8217;installazione di alcuni software.</p>
<h2>Software preinstallato</h2>
<p>Ciò che dirò in questa sezione è ovviamente molto influenzato dal fatto la mia versione di Windows 7 è Professional, e perciò le cose potrebbero variare nelle altre versioni. Tuttavia per tutte le versioni in cui viene commercializzato 7, bisogna notare la rimozione nell&#8217;installazione ufficiale di molti software che erano precedentemente installati automaticamente. Nella fattispecie mancano Messenger, Movie Maker e Mail. Questo ovviamente spiega anche l&#8217;«impronta» dell&#8217;installazione di «soli» 10 GB. Questi software sono raggruppati insieme ad altri in un pacchetto denominato <em>Windows Live Essential</em>, e sono installabili gratuitamente dal pannello «Getting started». Che sia stato fatto per prevenire futuri casi antitrust?<br />
Di default, invece, sono presenti Internet Explorer 8 (ed il famoso «ballot screen» per la scelta del browser imposto dall&#8217;Europa? Mistero), i classici accessori (WordPad ed un incredibilmente rinnovato Paint!), e misteriosi software chiamati <em>Snipping tools</em>, <em>XPS Viewer</em> ecc&#8230; le cui funzionalità mi rimangono ancora incognite. C&#8217;è pure la <a href="http://www.microsoft.com/windowsserver2003/technologies/management/powershell/default.mspx">PowerShell</a>, wow.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Windows 7 segna un bel passo per Microsoft verso un sistema operativo finalmente avanzato in maniera decente. Ma avanzato non nel senso di potente per gli sviluppatori o per i giochi, bensì avanzato nell&#8217;esperienza utente quotidiana. Anche se rimangono parecchie aree ancora da migliorare per raggiungere il livello dei concorrenti (ad esempio nella gestione delle finestre e dei desktop), e permangano anche zone confuse e mal congegnate come nelle passate versioni (una su tutte la gestione della rete), il risultato sta cominciando a diventare qualcosa di accettabile.<br />
Tutto questo detto ad installazione appena fatta: solo il tempo ci potrà dire se i livelli di sicurezza saranno buoni, se il sistema non tenderà a soffocarsi da solo nel software che installa, e se, in definitiva, nel lungo periodo Windows 7 sarà in grado di reggere il carico di lavoro. Per il momento vedo qualcosa che, una volta tanto, mi ha piacevolmente sorpreso.</p>
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		<title>Come non fare una form di login</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 15:39:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi sono capitato davanti ad un bell&#8217;esempio di come non dovrebbe essere fatta una form di login su un sito web, e voglio condividerlo con voi.

Questo esempio contiene due errori: un errore di sicurezza, ed un errore di comunicazione. 
L&#8217;errore di sicurezza è visibile immediatamente per tutti quelli che hanno un minimo di dimestichezza con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi sono capitato davanti ad un bell&#8217;esempio di come non dovrebbe essere fatta una form di login su un sito web, e voglio condividerlo con voi.</p>
<p><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/10/messaggio-errore-sbagliato.jpg" alt="messaggio errore sbagliato" title="messaggio errore sbagliato" width="500" height="256" class="alignright size-full wp-image-789" /></p>
<p>Questo esempio contiene due errori: un errore di sicurezza, ed un errore di comunicazione. </p>
<p>L&#8217;errore di sicurezza è visibile immediatamente per tutti quelli che hanno un minimo di dimestichezza con la questione: il sistema di autenticazione ha appena comunicato ad un eventuale attaccante che sì, esiste proprio un utente che si chiama <em>poluz</em>! Ora non resta che «beccare» la password. Che bravo, ha appena ridotto di più del 50% il lavoro di un attaccante: ora non deve più indovinare username <strong>e</strong> password in contemporanea, gli basta scoprire solo la password perché lo username l&#8217;ha confermato il sito stesso.<br />
Nei messaggi di errore si dice solo che username e password sono sbagliati, non quale delle due è errata.</p>
<p>Parlando di messaggi d&#8217;errore, arriviamo al secondo punto, ovvero quello che riguarda la comunicazione. Al contrario del punto precedente, questa è una cosa che notano di più le persone che non sanno nulla di programmazione per il web. Le persone che conosco l&#8217;argomento, invece, potrebbero non notarlo.<br />
Cosa significa esattamente «1 error prohibited the user session from be saved»? Cosa capisce un utente qualunque del salvataggio delle sessioni utente? Questo è un messaggio in tecnichese scritto da un baldo programmatore che non è stato, evidentemente, vagliato da un essere umano normale. Booo!</p>
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		<title>Braid, un gioco in cui tutto è una questione di tempo</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 15:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tempo libero]]></category>
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		<description><![CDATA[Ebbene sì, evento più unico che raro, in questo post vi parlerò di un gioco per computer. Sappiate che io non sono per nulla un gran giocatore. Passato il momento in cui giocare con il computer era anche per me consueto, da un bel po&#8217; di tempo a questa parte non c&#8217;è gioco che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene sì, evento più unico che raro, in questo post vi parlerò di un gioco per computer. Sappiate che io non sono per nulla un gran giocatore. Passato il momento in cui giocare con il computer era anche per me consueto, da un bel po&#8217; di tempo a questa parte non c&#8217;è gioco che non mi annoi dopo 10 minuti, e che non chiuda perentoriamente. Comprenderete bene, quindi, perché vi voglia parlare di <a href="http://braid-game.com/">Braid</a> (<a href="http://braid-game.com/">braid-game.com</a>): perché è un rarissimo esempio di videogioco che sto amando davvero tanto, e che non mi viene voglia di chiudere subito.<br />
Che cos&#8217;è Braid? A prima vista sembra un banale <em>platform</em>, in realtà questa categorizzazione si svuota quasi di significato quando si prende in considerazione l&#8217;elemento più importante di tutti: il tempo e la sua manipolazione. </p>
<p>Braid non è un gioco nuovo. È in circolazione da circa un anno su Xbox live. Ma il vostro blogger di fiducia (che sarei poi io, l&#8217;avreste mai detto?), arriva come solito in ritardo. Bisogna anche dire, a mia parziale discolpa, che le versioni per Windows e Mac sono state pubblicate solo in un secondo momento.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/09/braid.jpg" class="thickbox" title="Uno screenshot dal gioco"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2009/09/braid-500x281.jpg" alt="braid" title="braid" width="500" height="281" class="alignright size-large wp-image-783" /></a></p>
<p>Come potete vedere dallo screenshot sopra, ad un ambiente magistralmente disegnato in stile pittura ad olio, ed ad una bella colonna sonora rilassante, si accompagnano sfide veramente complicate ed entusiasmanti. Sì, perché più che saltare da una piattaforma ad un altra, importantissimo ed essenziale è il controllo del flusso temporale, che si ottiene premendo il tasto <em>shift</em>. Senza «giocare» con il tempo, infatti, molti livelli non sono risolvibili, ed alcune soluzioni di Braid, bisogna ammetterlo, sono davvero geniali.<br />
Qui sotto il trailer ufficiale del gioco, che vi può dare un&#8217;idea più ampia delle dinamiche di Braid.</p>
<p><object width="500" height="288"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=4083982&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=4083982&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="500" height="288"></embed></object></p>
<p>Ecco quindi che cos&#8217;è Braid: è un gioco molto divertente che mette insieme rompicapo e platform, dove è importante saltare in testa al mostro, ma è anche altrettanto importante farlo nel momento giusto.</p>
<h2>Non fatene una questione di ideologia, compratelo sul serio</h2>
<p>Qui non c&#8217;è discorso «è una multinazionale, boicottiamola piratando il gioco» che tenga. Braid è sviluppato da una società indipendente, e distribuito in rete: non c&#8217;è nessun colosso dell&#8217;entertainment dietro. Aggiungo che acquistare una licenza di Braid costa solo 15 $, che al cambio attuale fanno circa 10 €, ed ecco perché <strong>ritengo doveroso acquistare Braid se vi piace</strong>. Si tratta di supportare una piccola realtà che ha confezionato un prodotto davvero innovativo e ben fatto, quindi non fate i plumoni, almeno questa volta. Compratevi qualche canna in meno e prendete Braid, l&#8217;effetto sarà simile!<br />
Lo potete acquistare a <a href="http://www.playgreenhouse.com/game/NNONE-000001-01/">questo link</a>, oppure negli altri negozio segnalati nel sito ufficiale di Braid: <a href="http://braid-game.com/">braid-game.com</a> (anche se non potrete avvantaggiarvi altrettanto del cambio favorevole).</p>
]]></content:encoded>
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