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	<title>poluz live? &#187; Informatica</title>
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		<title>Recensione di KDE Plasma Netbook</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 16:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per il compleanno (anticipato) di mio padre, gli abbiamo regalato un cosiddetto netbook, ovvero uno di quei pc portatili di ridotte dimensioni molto comodo da portare in giro. In particolare ho optato per prendergli il modello 1001PXD della linea EeePC di Asus. Mi ci sono imbattuto per caso mentre facevo spesa all&#8217;Ipercoop, era curiosamente in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/asus-eee-pc-1001pxd.jpg" style="float:right;margin-left:11px;" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/asus-eee-pc-1001pxd-150x150.jpg" alt="" title="asus-eee-pc-1001pxd" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-992" /></a>Per il compleanno (anticipato) di mio padre, gli abbiamo regalato un cosiddetto <em>netbook</em>, ovvero uno di quei pc portatili di ridotte dimensioni molto comodo da portare in giro. In particolare ho optato per prendergli il modello <a href="http://www.asus.com/product.aspx?P_ID=7w5YDL1OdNRjrvgY">1001PXD</a> della linea EeePC di Asus. Mi ci sono imbattuto per caso mentre facevo spesa all&#8217;Ipercoop, era curiosamente in offerta (per essere un modello molto recente), e mi è sembrato subito un ottimo prodotto. Va da se che ci ho installato Linux (anche perché la versione Starter di Windows 7 è così idiota che non si può nemmeno cambiare lo sfondo &#8211; vedi anche <a href="http://www.zdnet.co.uk/blogs/jamies-mostly-linux-stuff-10006480/comparing-netbook-desktops-part-5-windows-7-starter-10021025/">questo articolo</a>), ma cosa installarci esattamente? E soprattutto, quale interfaccia si sarebbe adattata meglio alle dimensioni ridotte del monitor di un netbook? Ho trovato un&#8217;elegante soluzione in <a href="http://www.kde.org/workspaces/plasmanetbook/">KDE Netbook Edition</a>. Ecco perché. <span id="more-983"></span></p>
<h3>La concorrenza</h3>
<p>Ubuntu, con la sua <a href="http://www.ubuntu.com/netbook">Netbook edition</a> è al momento, per quello che ne so io, l&#8217;unica distribuzione interamente pensata per i netbook. Questo se escludiamo il progetto <a href="http://meego.com/">MeeGo</a>, che però è più un ibrido netbook/tablet/smartphone, e che comunque quasi nessuno, forse a torto, si sta veramente fumando.<br />
Comunque avrei probabilmente provato Ubuntu Netbook, se non avessi visto tanti articoli negativi su di essa (<A HREF="http://www.zdnet.co.uk/blogs/jamies-mostly-linux-stuff-10006480/comparing-netbook-desktops-part-1-ubuntu-unity-10020952/">1</a>, <a href="http://openattitude.com/2010/10/12/ubuntus-unity-guilty-as-charged/">2</a> e <a href="http://www.calebscreek.com/2010/10/ubuntu-10-10-unity-netbook-interface-some-initial-thoughts/">3</a> giusto come assaggio).<br />
Insomma, pare proprio che Canonical questa volta abbia sbagliato qualcosa.</p>
<p><small>Nota personale: mi da l&#8217;idea delle volte di una compagnia che annuncia sopra le proprie possibilità, come certi politici. Che stia cercando di annunciare più di quanto non riesca veramente a creare. Probabilmente la nuova interfaccia Unity avrebbe richiesto ancora sei mesi o un anno di lavoro, invece hanno preferito migliaia di utenti incavolati che hanno reinstallato la versione vecchia di Ubuntu. Non credo di capirli.</small></p>
<p>Quindi che fare?</p>
<h3>Plasma Netbook</h3>
<p>Il team <a href="http://kde.org/">KDE</a> ha una solidissima tradizione nel mondo degli ambienti desktop. Nata nel 1996, ha fatto la storia degli spazi di lavoro grafici su Linux, ed ha saputo riconoscere il momento in cui era necessario un nuovo inizio quando ha lanciato la versione 4 del suo <em>Desktop Environment</em> (che oggi si chiama <em>Software Compilation</em>). KDE SC è disponibile per tutte le principali distribuzioni Linux, ma probabilmente pochi sanno che dispone integrato anche di un ottimo ambiente per netbook, ovvero proprio <a href="http://kde.org/workspaces/plasmanetbook/">Plasma Netbook</a>.</p>
<p><small>Se volete provarlo anche se non avete un netbook, aprite le <em>Impostazioni di sistema</em>, cliccate su <em>Spazio di lavoro</em> e nella tendina del tipo selezionate <em>Ultraportatile</em> (ma che traduzione è?!?!!). Non serve nemmeno riavviare.</small></p>
<p>Questo l&#8217;aspetto quasi standard (ho modificato lo sfondo ed alcune delle icone). Negli screenshot è in inglese, ma è disponibile anche in italiano. Sono io che sono strano.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/kde-netbook01.jpg" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/kde-netbook01-500x292.jpg" alt="" title="Schermata principale di KDE Plasma Netbook" width="500" height="292" class="alignnone size-large wp-image-986" /></a></p>
<p>La schermata di base si chiama <em>Search and launch</em> ed è divisa in tre fasce. Nella prima è presente una lista di icone «preferite», personalizzabili semplicemente trascinandovi sopra le icone desiderate, mentre nell&#8217;ultima quello viene visualizzato altro non è che il menu delle applicazioni, con le sue categorie. Cliccando su una categoria si apre il contenuto (con una piacevole animazione). Nella fascia centrale, infine, si trova il tasto <em>Back</em> per tornare indietro nella navigazione delle categorie, ed una comoda barra di ricerca. Qui è possibile digitare varie cose, tra cui il nome (o parte del nome) delle applicazioni, che verranno immediatamente filtrate nella fascia in basso. Molto comodo per avviare programmi senza dover usare il mouse o il trackpad.</p>
<p>Cliccando sul tab <em>Page one</em> in alto, invece, si passa ad un&#8217;altra pagina che possiamo definire una bacheca, dove possono essere inseriti vari «plasmoidi» a scelta dell&#8217;utente. In definitiva una cosa equivalente alla <em>Dashboard</em> che gli utenti Mac ben conoscono.</p>
<h3>Uso delle applicazioni</h3>
<p>Il comportamento predefinito di tutte le finestre che si aprono è quelle di essere visualizzate a tutto schermo, il che rende il tutto molto coerente, e permette di ottimizzare gli spazi ridotti del monitor di un netbook. Non solo: la barra in alto scompare (basta andare sul bordo in alto con il mouse per farla ricomparire), e le finestre stesse perdono la barra del titolo, mentre i pulsanti di chiusura e ridimensionamento vengono integrate nella barra a scomparsa. Ecco come appare il filemanager <em>Dolphin</em> quando faccio comparire la barra in alto.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/kde-netbook03.png" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/kde-netbook03-500x292.png" alt="" title="kde-netbook03" width="500" height="292" class="alignnone size-large wp-image-987" /></a></p>
<p>Le icone a destra servono appunto per ridimensionare (utile quando si vuole fare drag&amp;drop di qualcosa) o chiudere l&#8217;applicazione. Come ho già detto prima, l&#8217;uso della barra principale a scomparsa come barra del titolo permette un ottimo risparmio di spazio. Cliccando poi sul nome del programma aperto accanto alle icone di ridimensionamento e chiusura, compare l&#8217;elenco delle applicazioni avviate, per cui è possibile spostarsi tra di essere (oppure si può premere Alt+Tab).</p>
<h3>Conclusione</h3>
<p>KDE Plasma Netbook è in tutto per tutto uguale a KDE Desktop, e del resto sono installati assieme. Per cui rimane disponibile tutta la flessibilità e la potenza tipica di KDE, ma con un&#8217;organizzazione ed un&#8217;ottimizzazione degli spazi appositamente pensata per le ridotte dimensioni dei netbook. Mi azzardo a dire che è probabilmente la miglior interfaccia per netbook al momento disponibile, dove del resto la battaglia non sta certamente infuriando, anche a causa del disinteresse delle case di sviluppo commerciali. Insomma, se avete un netbook, o state pensando di acquistarlo, vi consiglio di provare una versione recente di KDE Plasma Netbook.</p>
<h3>Note sul sistema di test</h3>
<p>Qualche informazione finale anche su questo aspetto, che ha la sua importanza. Il netbook provato, come dicevo, è l&#8217;Asus EeePC 1001PXD, con processore Intel Atom N455, 1 GB di memoria ram e 250 GB di hard disk. Il monitor è a led, da 10.1 pollici e con una risoluzione di 1024&#215;600 pixel. Ho testato KDE Plasma Notebook con KDE 4.5.5, installato sulla <a href="http://kde.org/workspaces/plasmanetbook/">Spin KDE</a> di <a href="http://fedoraproject.org/">Fedora</a> 14. Devo dire che la distribuzione ha riconosciuto subito tutto l&#8217;hardware presente (il lettore di schede SD in realtà non l&#8217;ho ancora provato), e supporta pienamente lo sleep in ram. Ottimo!</p>
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		<title>Il mio primo progetto Android</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/12/il-mio-primo-progetto-android/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 10:54:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Volevo scrivervi questa cosa di profondo interesse per tutti quanti, ma ho sempre rimandato, ed ora sono arrivato a ridosso del Natale. Perciò se questo post è poco natalizio me ne assumo tutte le responsabilità. Ordunque, sappiate che ho iniziato a sviluppare la mia prima applicazione Android! In effetti qualcuno, dopo un post così, avrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo scrivervi questa cosa di profondo interesse per tutti quanti, ma ho sempre rimandato, ed ora sono arrivato a ridosso del Natale. Perciò se questo post è poco natalizio me ne assumo tutte le responsabilità. Ordunque, sappiate che ho iniziato a sviluppare la mia prima applicazione <a href="http://www.android.com/">Android</a>! In effetti qualcuno, dopo <a href="/blog/2010/12/programmazione-android-aggiornare-una-listview-popolata-con-cursoradapter/">un post così</a>, avrebbe potuto avere qualche dubbio. Nel decidere che cosa sviluppare, ho dovuto scegliere tra una applicazione altamente innovativa basata su idee spettacolari (che non avevo), o qualcosa che altri avevano già fatto, ma per cui volevo fare di meglio e/o non mi fidavo delle creazioni altrui. Immaginate per quale possibilità ho optato. <span id="more-962"></span></p>
<p><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/12/20101224-sviluppo-ppassword.jpg" alt="" title="20101224 sviluppo ppassword" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-964" /><br />
<small>Al lavoro&#8230;</small></p>
<p>Lo sviluppo mobile è proprio un mondo a parte. Essendo io principalmente uno sviluppatore web, credevo di avere una certa dimestichezza con il design delle interfacce, devo dire che la creazione di applicazioni per dispositivi mobili si sta rivelando essere molto interessante da questo punto di vista. Credo di aver già ridisegnato l&#8217;interfaccia dalle 3 alle 4 volte (su 9 revisioni totali che ho committato).</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/4095133285/" title="Sono nel pallone by poluz, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2607/4095133285_f617cdd066.jpg" width="500" height="375" alt="Sono nel pallone" /></a><br />
<small>Io mentre penso a come fare l&#8217;interfaccia. Credo di aver già usato questa foto in un altro post. Foto: mia. Soggetto: io. Fotografo: GaMe.</small></p>
<p>Cose che mi piacciono dello sviluppo Android, fino ad ora:</p>
<ul>
<li>Si può sviluppare da Linux</li>
<li>Layout del programma in XML</li>
<li>Il sistema operativo Android <img src='http://www.poluz.net/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </li>
<li>Alcune cose molto intuitive da sviluppare</li>
<li>È un&#8217;applicazione nativa per cellulare!</li>
</ul>
<p>Cose che non mi piacciono:</p>
<ul>
<li>Il plugin per disegnare le interfacce di Eclipse (lo so, questa è come sparare sulla Croce Rossa)</li>
<li>Come viene gestita l&#8217;integrazione con il database SQLite</li>
<li>Alcune cose molto poco intuitive da sviluppare</li>
<li>Poco MVC <em>out-of-the-box</em></li>
<li>È Java (ma si dice che i programmatori sono più bravi se programmano con linguaggi che non gli piacciono, quindi io sarò bravissimo!)</li>
</ul>
<p>Liste ovviamente non esaustive! Mmm, che cosa volevo dire a questo punto? Ah, che non so se l&#8217;app andrà mai sull&#8217;Android Market, ma comunque ne saprete di più tra qualche tempo, tra non molto dovrebbe essere ormai abbastanza completa per distribuirla ad una «coalition of willings» che la testino! Poi avrò da pensare anche ad un progetto web che ho in mente, che convergerà sia sul desktop che sul mobile, ma di questo è ancora presto per parlare.</p>
<p>Quindi non mi resta che augurarvi <strong>BUON NATALE!</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Programmazione Android: aggiornare una ListView popolata con CursorAdapter</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/12/programmazione-android-aggiornare-una-listview-popolata-con-cursoradapter/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 16:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Android]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblico questo articolo perché nello sviluppare la mia prima applicazione Android, mi sono ritrovato a non riuscire ad aggiornare i dati presentati da una ListView quando venivano aggiunte o tolta una o più righe. Come se non bastasse sono diventato matto a trovare informazioni sulla questione, quindi pubblico la soluzione qui ad uso e consumo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/05/android.jpg" alt="" title="android" width="120" height="90" class="alignright size-full wp-image-873" style="float:right;margin-left:11px;margin-top:5px;" />Pubblico questo articolo perché nello sviluppare la mia prima applicazione <a href="http://www.android.com/">Android</a>, mi sono ritrovato a non riuscire ad aggiornare i dati presentati da una <a href="http://developer.android.com/reference/android/widget/ListView.html">ListView</a> quando venivano aggiunte o tolta una o più righe. Come se non bastasse sono diventato matto a trovare informazioni sulla questione, quindi pubblico la soluzione qui ad uso e consumo di tutti gli interessati. Il problema nasce perché la mia lista non è popolata a partire da un Array, ma da un <a href="http://developer.android.com/reference/android/database/Cursor.html">Cursor</a>, che viene mostrato nella list view tramite un&#8217;estensione della classe <a href="http://developer.android.com/reference/android/widget/CursorAdapter.html">CursorAdapter</a>. Tutti i tutorial dicono che per aggiornare la lista basta chiamare il metodo <tt>notifyDataSetChanged()</tt> sull&#8217;adapter, ma nel caso di un CursorAdapter non funziona. La soluzione quindi è chiamare <tt><a href="http://developer.android.com/reference/android/database/Cursor.html#requery%28%29">requery()</a></tt> sull&#8217;istanza della classe Cursor che viene visualizzata nella lista.<br />
Per chiarezza pubblico nel seguito un esempio di codice. <span id="more-948"></span></p>
<p>Questo il metodo <tt>onCreate</tt> dell&#8217;activity che crea la ListView:</p>
<pre>@Override
public void onCreate(Bundle savedInstanceState) {
    // ...
    // items è l'istanza di Cursor che contiene i dati da mostrare
    MyAdapter myAdapter = new MyAdapter(this, items);
    setListAdapter(myAdapter);
    // ...
}</pre>
<p>L&#8217;adapter che inserisce i dati nella lista è definito così:</p>
<pre>private class MyAdapter extends CursorAdapter {
    public MyAdapter(Context context, Cursor items) {
        super(context, items);
    }

    // ... override dei metody newView e bindView ...
}</pre>
<p>Per aggiornare la lista dopo qualche operazione su di essa, quindi, basterà chiamare il metodo <tt>requery()</tt> sull&#8217;istanza della classe Cursor che è visualizzata nella ListView:</p>
<pre>items.requery();</pre>
<p>Questo metodo si curerà di effettuare nuovamente la query sul database, e quindi di ricompilare la lista con i nuovi risultati.</p>
<p>Non c&#8217;entra con il caso in questione, ma per chi fosse interessato al magico mondo delle ListView, non posso che consigliare questo video sul tema, da una conferenza del Google I/O del 2010. <img src='http://www.poluz.net/blog/wp-includes/images/smilies/icon_mrgreen.gif' alt=':mrgreen:' class='wp-smiley' /> </p>
<p><object width="500" height="306"><param name="movie" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/wDBM6wVEO70?fs=1&amp;hl=en_US&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube-nocookie.com/v/wDBM6wVEO70?fs=1&amp;hl=en_US&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="500" height="306"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tutto quello che non volete sapere sul mio nuovo server</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/10/tutto-quello-che-non-volete-sapere-sul-mio-nuovo-server/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 16:25:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non fidatevi delle apparenze, non si è fermato tutto un&#8217;altra volta. Anzi, sotto sotto ferve l&#8217;attività. In pochi mesi questo sito si è spostato di server ben due volte, ci sto quasi prendendo la mano. Intanto comincio a sentirmi a casa, il che è importante. Ma visto che lo spostamento del sito è una cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non fidatevi delle apparenze, non si è fermato tutto un&#8217;altra volta. Anzi, sotto sotto ferve l&#8217;attività. In pochi mesi questo sito si è spostato di server ben due volte, ci sto quasi prendendo la mano. Intanto comincio a sentirmi a casa, il che è importante. Ma visto che lo spostamento del sito è una cosa da informatici, ecco qualche aggiornamento da questo punto di vista. Intanto sappiate che ora sono su un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Virtual_private_server">VPS</a> che è ospitato a Londra, quindi sappiate anche che ho fatto il grande passo: mi sono finalmente liberato del webserver <a href="http://httpd.apache.org/">Apache</a> e sono passato a <a href="http://www.cherokee-project.com/">Cherokee</a>! Sempre di indiani si parla, ma la sostanza è molto diversa. <span id="more-915"></span></p>
<p>La differenza si vede subito guardando per prima cosa l&#8217;occupazione della ram: Cherokee ne occupa davvero uno «sbanderno» in meno. Non ho dati precisi, ma Apache con tre processi (che sono pochi) lasciava alla mia vps da 512 MB di ram circa 100 MB liberi, con Cherokee ho liberi quasi sempre 250 MB (ed ho molte più istanze attive)! Altri pregi di Cherokee sono la maggiore velocità (almeno rispetto ad Apache con prefork, con il worker non lo so), e l&#8217;interfaccia di amministrazione web-based, che permette di configurare tutte le opzioni del server senza modificare direttamente i file di configurazione.<br />
L&#8217;unico vero difetto che ho riscontrato in Cherokee riguarda la gestione degli url, ovvero quella cosa che gli utilizzatori di Apache conoscono come <em>RewriteRule</em>. Si riesce a fare praticamente tutto, ma ahimè non è particolarmente intuitivo. È un peccato, perché in assenza di una procedura guidata specifica (che è disponibile per i framework/cms più diffusi), la creazione di <em>pretty url</em> è un po&#8217; ostica.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/sugree/3024637789/" title="Server Farm by sugree, on Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3211/3024637789_5f3152a8c5.jpg" width="500" height="375" alt="Server Farm" /></a><br />
<small>Foto: sugree</small></p>
<p>Discorso url rewrite a parte, la VPS mi sembra molto buona (magari ve ne parlerò più esplicitamente in futuro), l&#8217;azienda che la gestisce seria, e sono finalmente riuscito ad usare la mia distribuzione Linux preferita. A proposito, mancano solo 8 giorni! No, non alla soluzione del problema dei rifiuti promessaci da Berlusconi, ma all&#8217;<a href="https://fedoraproject.org/wiki/Releases/14/Schedule">uscita della nuova versione della Fedora</a>! <img src='http://www.poluz.net/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Insomma, spero di trovarmi bene. Intanto «giro» i DNS, quando vedrete questo post vorrà dire che si saranno girati! <img src='http://www.poluz.net/blog/wp-includes/images/smilies/icon_mrgreen.gif' alt=':mrgreen:' class='wp-smiley' /> </p>
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		</item>
		<item>
		<title>Aggiornata la mia lista di filtri anti pubblicità per il plugin AdBlock di Firefox</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/10/aggiornata-la-mia-lista-di-filtri-anti-pubblicita-per-il-plugin-adblock-di-firefox/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 17:05:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ieri, in sordina, ho aggiornato la mia lista dei filtri di AdBlock Plus per Firefox. Per chi non lo sapesse, AdBlock Plus è un programma che permette di eliminare le invasive pubblicità dai siti web, ed una lista di filtri non è altro che un elenco di pubblicità da bloccare. So che un po&#8217; di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/10/pubblicita-muro-adblock.jpg" alt="" title="pubblicita-muro-adblock" width="206" height="341" class="alignright size-full wp-image-912" style="float:right;margin-left:11px;" />Ieri, in sordina, ho aggiornato la mia lista dei filtri di AdBlock Plus per Firefox. Per chi non lo sapesse, AdBlock Plus è un programma che permette di eliminare le invasive pubblicità dai siti web, ed una lista di filtri non è altro che un elenco di pubblicità da bloccare. So che un po&#8217; di persone utilizzano la mia lista, se sei tra queste e se hai lasciato l&#8217;opzione di aggiornamento automatico attiva, allora starai con ogni probabilità usando già la nuova versione, in caso contrario, aggiornala manualmente dalle opzioni di Adblock Plus!</p>
<p>Per ulteriori informazioni su come utilizzare la mia lista, consulta la pagina apposita sul wiki: <a href="http://wiki.poluz.net/pub:poluzadblock">http://wiki.poluz.net/pub:poluzadblock</a><br />
Per segnalarmi problemi o suggerimenti, in attesa di strumenti più adatti, scrivimi a questo link: <a href="http://www.formspring.me/poluz">http://www.formspring.me/poluz</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Android deve risolvere i problemi di aggiornamento</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/05/android-deve-risolvere-i-problemi-di-aggiornamento/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 10:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Android]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[android]]></category>
		<category><![CDATA[cellulari]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi operativi]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo me la situazione comincia a farsi complicata e forse pesante in casa Android. Android è, secondo me, un meraviglioso sistema operativo per cellulari-smartphone, che ha ancora tanti margini di miglioramento, ma che preferisco assolutamente rispetto ad iPhone OS. Non starò ora qui a spiegare le mie ragioni a questo proposito, perché invece voglio parlare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/05/android.jpg"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/05/android.jpg" alt="" title="android" width="120" height="90" class="alignright size-full wp-image-873" style="float:right;margin-left:11px;margin-top:5px;" /></a>Secondo me la situazione comincia a farsi complicata e forse pesante in casa Android. Android è, secondo me, un <em>meraviglioso</em> sistema operativo per cellulari-smartphone, che ha ancora tanti margini di miglioramento, ma che preferisco assolutamente rispetto ad iPhone OS. Non starò ora qui a spiegare le mie ragioni a questo proposito, perché invece voglio parlare di una cosa che reputo abbastanza antipatica, ma non per i motivi che comunemente vengono riportati, ovvero la cosiddetta <em>frammentazione</em>. Al momento gli utenti possono trovare Android in quattro versioni diverse installate sui dispositivi, diciamo tre se consideriamo che la versione più vecchia non è (per fortuna) più in vendita. 1.5 «Cupcake», 1.6 «Donut», 2.0-2.1 «Eclair» e l&#8217;ultimissima 2.2 «Froyo» sono le versioni che creano la frammentazione a cui ci si riferisce.<br />
Spesso si addita questo problema come principale causa di cruccio per gli sviluppatori che realizzano le applicazioni per la piattaforma Android, il che ha certamente un senso, ma ci si dimentica poi di quello che sempre la frammentazione provoca anche all&#8217;utente finale. Non è bello dover comprare un terminale 1.6 quando esiste già il sistema 2.2, come non è bello dover comprare un computer con Windows Me quando c&#8217;è già Vista se non il 7, <span id="more-871"></span></p>
<p>Diciamocelo chiaramente, agli utenti scoccia molto non avere aggiornamenti per un terminale che hanno pagato qualche centinaia di euro, e che magari ha potenza di calcolo e capacità varie ancora sulla cresta dell&#8217;onda.<br />
Al momento non è che gli aggiornamenti non ci siano, ma il loro rilascio è in balia della volontà e dei tempi dei singoli produttori di terminali, che sembrano fare gara a chi aggiorna per ultimo i propri prodotti. L&#8217;ultima versione 2.2 «Froyo», rilasciata proprio negli ultimi giorni, nelle aspettative dovrebbe attenuare questo problema implementando un sistema di aggiornamento migliorato. Non so se le aspettative si siano poi avverate, non ho ancora controllato, ma il problema è che per usufruire di questo ipotetico nuovo sistema, a Froyo bisogna <em>arrivarci</em>!</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/05/android-versions.png" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/05/android-versions-500x110.png" alt="" title="Icone versioni Android" width="500" height="110" class="aligncenter size-large wp-image-872" /></a></p>
<p>La «questione» aggiornamenti secondo me può allontanare eventuali acquirenti. L&#8217;acquistare un apparecchio non proprio economico, senza sapere se potrà evolvere con nuove funzionalità o sarà, al contrario, dimenticato, può bloccare alcuni potenziali clienti più «avanzati». iPhone si aggiorna praticamente per tutti, e questo è certamente un pro.</p>
<p>Io credo che se Google vuol far diventare Android un sistema operativo su cui si può veramente contare, deve assolutamente mettere una pezza al problema e gestire gli aggiornamenti per il maggior numero di dispositivi. Esiste tra l&#8217;altro una specie di «consorzio», chiamato <a href="http://www.openhandsetalliance.com/">Open Handset Alliance</a> a cui partecipano aziende software ed hardware legate ad Android, che invece di stare a guardare (come è stata a torto o ragione accusata da alcuni articoli qualche tempo fa), potrebbe avere un ruolo più che attivo nel gestire gli aggiornamenti in comune accordo con i produttori di smartphone e terminali in genere.</p>
<p>Senza una svolta decisa al sistema degli aggiornamenti, anche i produttori più virtuosi non potranno fare di meglio che «rincorrere» le versioni, rendendone disponibile una quando magari ci sarà già quella nuova, e rendendo frustrante per un po&#8217; tutti l&#8217;utilizzo della piattaforma. Se Google vuole sfondare, non deve solo creare il sistema operativo migliore, deve anche renderlo utilizzabile a tutti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Massimo Carli / Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/03/massimo-carli-android-guida-per-lo-sviluppatore/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 18:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[android]]></category>
		<category><![CDATA[Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>

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		<description><![CDATA[I libri di Diaspar / 72 Questa volta vi propongo un libro un po&#8217; diverso dal solito: invece del classico romanzo, ecco a voi il primo manuale in italiano (e di un italiano) dedicato allo sviluppo di applicazioni Android. Per chi non lo conoscesse, Android è un sistema operativo sviluppato da Google dedicato principalmente ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/03/carli-android.jpg" alt="" title="Carli Android copertina" width="93" height="129" class="alignleft size-full wp-image-845" style="float:left;margin-right:11px;" /><strong>I libri di Diaspar / 72</strong><br />
Questa volta vi propongo un libro un po&#8217; diverso dal solito: invece del classico romanzo, ecco a voi il primo manuale in italiano (e <em>di</em> un italiano) dedicato allo sviluppo di applicazioni Android. Per chi non lo conoscesse, Android è un sistema operativo sviluppato da Google dedicato principalmente ai dispositivi mobili, quali smartphone, tablet pc, ecc&#8230;<br />
Come dicevo, <em>Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</em> è la prima opera pubblicata in italiano sulla programmazione per questo promettente sistema, e mi sembrava giusto condividere la mia opinione sul testo, che sto leggendo in questo periodo.<br />
Massimo Carli, l&#8217;autore libro in questione, ha fatto un lavoro senza alcun dubbio certosino: i temi trattati sono tanti, e vengono eviscerati in maniera approfondita e molto rigorosa, con tanti riferimenti alla programmazione Java e, più in generale, all&#8217;Informatica. Tuttavia trovo che <em>Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</em> soffra di un problema di fondo, che si nota molto soprattutto se confrontiamo l&#8217;approccio didattico di questo libro con analoghe opere di produzione anglosassone. <span id="more-844"></span></p>
<p><em>Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</em> cade, in definitiva, nel solito «problema» che affligge molti testi tecnico/scientifici italiani: sono troppo <em>nozionistici</em> e poco <em>operativi</em>. Bisogna arrivare oltre pagina 230 per cominciare a poter programmare qualche applicazione con un minimo di senso, e sinceramente mi sembra troppo, soprattutto se guardiamo i libri in inglese su Android che in 50 di pagine ti permettono di creare qualcosa che almeno reagisce ad una tua azione. <em>Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</em> invece ti riempie subito di informazioni, a volte inutili nel processo di apprendimento, mentre per cercare quello che vuoi devi cominciare a saltare subito avanti ed indietro (ad esempio se vuoi salvare qualche dato si comincia a parlare della cosa solo a pagina 329).</p>
<p>In definitiva, <em>Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</em> è un libro molto approfondito, certamente ben curato, che però ha scelto un approccio didattico che non aiuta al rapido sviluppo iniziale ed all&#8217;affinamento sucessivo. Come mia personalissima opinione dico quindi che se volete iniziare a sviluppare in fretta è meglio se vi indirizzate a qualche opera diversa ed inglese, eventualmente anche ai tutorial sul sito ufficiale. <em>Android &#8211; Guida per lo sviluppatore</em> potrà eventualmente tornarvi utile in una fase successiva, come libro di approfondimento.</p>
<div style="text-align:center;font-weight:bold;">* * *</div>
<p><strong>Anno</strong>: 2010<br />
<strong>Pagine</strong>: 534<br />
<strong>Editore</strong>: Apogeo<br />
<strong>ISBN</strong>: 978-88-503-2921-2</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Personalizzare i widget della bacheca di WordPress</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/02/personalizzare-widget-bacheca-wordpress/</link>
		<comments>http://www.poluz.net/blog/2010/02/personalizzare-widget-bacheca-wordpress/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 19:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[bacheca]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[widget]]></category>
		<category><![CDATA[wordpress]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni sto curando l&#8217;installazione di un sito basato su WordPress in cui dovranno lavorare più persone per l&#8217;inserimento e l&#8217;aggiornamento dei contenuti. Per dare una mano anche alle persone più inesperte, volevo inserire nella bacheca (dashboard) dell&#8217;amministrazione alcune linee guida su come gestire al meglio il sito. Un altro mio obiettivo, poi, era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni sto curando l&#8217;installazione di un sito basato su WordPress in cui dovranno lavorare più persone per l&#8217;inserimento e l&#8217;aggiornamento dei contenuti. Per dare una mano anche alle persone più inesperte, volevo inserire nella bacheca (<em>dashboard</em>) dell&#8217;amministrazione alcune linee guida su come gestire al meglio il sito. Un altro mio obiettivo, poi, era quello di nascondere automaticamente tutti quei widgets di dubbia utilità come ad esempio le notizie sullo sviluppo e sui nuovi plugin.<br />
Come fare? Riscontrata l&#8217;assenza di plugin utili allo scopo, navigando sul web ho messo insieme una procedura non particolarmente elegante (ma efficace, e probabilmente l&#8217;unica possibile al momento) per ottenere gli scopi che mi ero prefisso. <span id="more-833"></span></p>
<p>Prima di tutto, ecco in un&#8217;immagine il risultato che desideriamo ottenere.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/02/widget-bacheca-wordpress.png" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/02/widget-bacheca-wordpress-500x236.png" alt="widget bacheca wordpress" title="widget bacheca wordpress" width="500" height="236" class="aligncenter size-large wp-image-834" /></a></p>
<p>Come si vede molti widget sono stati eliminati (non sono presenti nemmeno nella tendina «Impostazioni schermo» che si trova in alto a destra), ed in prima posizione nella colonna di destra troviamo le nostre linee guida.<br />
Tutto il codice per ottenere questo risultato deve essere scritto nel file <tt>functions.php</tt> presente nella cartella principale del vostro tema di WordPress. Nel caso utilizziate il tema di default, ad esempio, il file sarà in <tt><em>cartella di wordpress</em>/wp-content/themes/default</tt>. Nel caso in cui il file <tt>functions.php</tt> non sia presente, basterà crearlo ex novo. I passi che dobbiamo svolgere sono essenzialmente tre: cancellare i widget non desiderati, creare un nuovo widget personale, ed infine posizionarlo ove desiderato.</p>
<h2>Cancellare i widget non desiderati</h2>
<p>La funzione seguente, cancella il widget «Plugins»:</p>
<p><code>function remove_dashboard_widgets() {<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;// $wp_meta_boxes contiene i widgets della dashboard<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;global $wp_meta_boxes;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;// cancello il widget<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;unset($wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['dashboard_plugins']);<br />
}</code></p>
<p>Basta? No, dovete «agganciare» questa funzione a quella di WordPress che gestisce la bacheca. Lo potete fare con questa riga da inserire dopo la funzione che abbiamo appena definito:</p>
<p><code>add_action('wp_dashboard_setup', 'remove_dashboard_widgets');</code></p>
<p>Ora ricaricando la pagina vedrete magicamente scomparire il widget. Quelli che seguono, sono i widget che si possono togliere:</p>
<ul>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['dashboard_right_now']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['dashboard_recent_comments']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['dashboard_incoming_links']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['dashboard_plugins']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['side']['core']['dashboard_quick_press']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['side']['core']['dashboard_recent_drafts']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['side']['core']['dashboard_primary']</li>
<li>$wp_meta_boxes['dashboard']['side']['core']['dashboard_secondary']</li>
</ul>
<p>Purtroppo è necessario specificare uno alla volta tramite <tt>unset()</tt> quali eliminare.</p>
<h2>Creare un nuovo widget personale</h2>
<p>Per prima cosa è necessario creare una funzione che gestirà il contenuto del nostro widget. Che generi dinamicamente il testo o lo legga da un file (solo per fare due esempi) è indifferente, l&#8217;importante è che alla fine della fiera lo si «stampi» con il comando <tt>echo</tt>, come nell&#8217;esempio seguente.</p>
<p><code>function my_dashboard_widget_function() {<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;echo 'Il testo del mio bel widget';<br />
}</code></p>
<p>Fatto ciò, aggiungiamo la nostra funzione all&#8217;elenco dei widget, definendo una funzione apposita.</p>
<p><code>function mywidget_add_dashboard_widgets() {<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;wp_add_dashboard_widget('my_dashboard_widget', 'Mio Widget', 'my_dashboard_widget_function');<br />
}</code></p>
<p>Il primo parametro è una stringa identificativa del widget, che ci permette di referenziare il nostro widget come abbiamo fatto prima per <tt>dashboard_plugins</tt>, ad esempio. Il secondo parametro è il testo che comparirà come titolo del widget («Linee guida gestione sito» nell&#8217;immagine di esempio ad inizio post), infine il terzo parametro è il nome della funzione che stampa il testo del widget, e che abbiamo definito in precedenza.</p>
<p>L&#8217;ultimo passaggio è quello di «agganciare» il nostro lavoro, similmente a come abbiamo fatto con la funzione che elimina i widget:</p>
<p><code>add_action('wp_dashboard_setup', 'mywidget_add_dashboard_widgets');</code></p>
<p>Ricarichiamo la pagina dell&#8217;amministrazione, e se non abbiamo commesso errori nella scrittura del codice vedremo comparire il nostro nuovo widget.</p>
<h2>Ordinare i widget</h2>
<p>Mmmm&#8230; però il widget che abbiamo creato ora compare alla fine della prima colonna. E se lo volessimo all&#8217;inizio della seconda colonna? Il codice seguente, con un po&#8217; di lavoro sporco, riposiziona il widget all&#8217;inizio della seconda colonna.</p>
<p><code>function move_my_dashboard_widget() {<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;global $wp_meta_boxes;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;$myWidget = array('my_dashboard_widget' => $wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['my_dashboard_widget']);<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;unset($wp_meta_boxes['dashboard']['normal']['core']['my_dashboard_widget']);<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;$sideDashboard = $wp_meta_boxes['dashboard']['side']['core'];<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;$wp_meta_boxes['dashboard']['side']['core'] = $myWidget + $sideDashboard;<br />
}<br />
add_action('wp_dashboard_setup', 'move_my_dashboard_widget' );</code></p>
<p>Andiamo con ordine. La prima riga del corpo della funzione, rende nuovamente globale l&#8217;elenco dei widget, così che le operazioni che svolgiamo su di esso si ripercuoteranno su tutto WordPress (l&#8217;abbiamo già fatto prima).<br />
La seconda riga fa essenzialmente una copia di backup del nostro widget: lo legge dalla prima colonna (che WordPress chiama «normal»), lo mette in un array con il suo nome (che crea al volo), e lo salva nella variabile <tt>$myWidget</tt>.<br />
Nella terza riga, eliminiamo dalla colonna «normal» il nostro widget (per quello nella riga precedente ce lo siamo copiati!).<br />
La terza e la quarta riga uniscono (concatenano) la colonna destra (che WordPress chiama «side» e che avevamo temporaneamente salvato nella variabile <tt>$sideDashboard</tt>), e l&#8217;array con la copia di backup del nostro widget. Il risultato dell&#8217;unione lo salviamo nuovamente nell&#8217;array che definisce la colonna di destra.<br />
Fuori dalla funzione, con il consueto comando, informiamo WordPress dell&#8217;esistenza del nostro lavoro.</p>
<p>Ricaricando la pagina, vedremo spostarsi il widget all&#8217;inizio della colonna di destra. Se invertiamo l&#8217;ordine degli operandi della concatenazione, il widget verrà aggiunto alla fine della colonna. Per posizionamenti intermedi, sarà necessario giocare un altro po&#8217; con gli array, ma ciò esula dagli scopi di questa guida.</p>
<h3>Quando l&#8217;ordinamento non funziona</h3>
<p>L&#8217;ordinamento funziona <strong>solo</strong> quando l&#8217;utente che visita la bacheca non ha già in precedenza ordinato a mano i widget. In caso contrario l&#8217;ordinamento da lui impostato prevarrà su quello settato dalle funzioni create in <tt>functions.php</tt>. Tutti gli utenti nuovi, invece, vedranno l&#8217;ordinamento da noi voluto immediatamente.</p>
<h2>Riferimenti</h2>
<p>Il risultato desiderato è stato ottenuto. Infine un paio di link di riferimento:</p>
<ul>
<li><a href="http://codex.wordpress.org/Dashboard_Widgets_API">Le API dei widget della bacheca sul <em>Codex</em> di WordPress</a></li>
<li><a href="http://www.catswhocode.com/blog/10-wordpress-dashboard-hacks">10 WordPress dashboard hacks</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Ripristinare NetworkManager dopo un suspend to ram fallito</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/01/ripristinare-networkmanager-dopo-un-suspend-to-ram-fallito/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 15:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[fedora]]></category>
		<category><![CDATA[guida]]></category>
		<category><![CDATA[linux]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivo qui una nota su come risolvere un piccolo (o grande) problema che mi è appena capitato. Così me lo ricordo io, e magari può servire a qualcun altro. Il problema: dopo una sospensione sulla ram di Linux, se al riavvio il computer non riesce a ripartire e necessita di un riavvio energico, NetworkManager non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo qui una nota su come risolvere un piccolo (o grande) problema che mi è appena capitato. Così me lo ricordo io, e magari può servire a qualcun altro. Il problema: dopo una sospensione sulla ram di Linux, se al riavvio il computer non riesce a ripartire e necessita di un riavvio energico, NetworkManager non riesce più a gestire la rete, affermando di essere disabilitato. La soluzione di seguito si riferisce a Fedora, ma si dovrebbe poter applicare anche ad altre distribuzioni (ad esempio in Ubuntu dovrebbe bastare sostituire <tt>/etc/init.d/NetworkManager stop</tt> ed analogo <tt>start</tt> alle chiamate di <tt>service</tt> della Fedora.</p>
<p><code>service NetworkManager stop<br />
rm /var/lib/NetworkManager/NetworkManager.state<br />
service NetworkManager start</code></p>
<p>I comandi vanno eseguiti da root o con <tt>sudo</tt>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Recensione Acer Liquid, smartphone Android</title>
		<link>http://www.poluz.net/blog/2010/01/recensione-acer-liquid-smartphone-android/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 17:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poluz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[acer]]></category>
		<category><![CDATA[android]]></category>
		<category><![CDATA[cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[smarphone]]></category>

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		<description><![CDATA[Di solito in passato ho iniziato questi post di recensioni tecnologiche con il perché ed il percome dell&#8217;acquisto, storia, gloria, morte e miracoli. Questa volta, invece, intendo andare più al sodo, e dire che ho acquistato questo Acer Liquid perché appena l&#8217;ho visto me ne sono innamorato. Del resto, design a parte (che comunque apprezzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di solito in passato ho iniziato questi post di recensioni tecnologiche con il perché ed il percome dell&#8217;acquisto, storia, gloria, morte e miracoli. Questa volta, invece, intendo andare più al sodo, e dire che ho acquistato questo Acer Liquid perché appena l&#8217;ho visto me ne sono innamorato. Del resto, design a parte (che comunque apprezzo molto), le caratteristiche tecniche sono di tutto rispetto: sistema operativo Android 1.6 «Donut», processore Qualcomm Snapdragon da 768MHz, 512 MB di flash rom, 256 MB di ram, display da 3,5 pollici per 800&#215;480 pixel di risoluzione, fotocamera da 5 megapixel con messa a fuoco automatica, GPS, wi-fi, bluetooth, slot schede microSD, ecc&#8230; ecc&#8230; Insomma, troppa roba. Prezzo al banco 340 € circa con scheda micro SD da 2 GB inclusa.<br />
Com&#8217;è? Cosa fa? Come va? Tutto questo nel prosieguo. <span id="more-827"></span></p>
<h2>La forma</h2>
<p>L&#8217;altezza e la larghezza dell&#8217;Acer Liquid sono equivalenti a quelle dell&#8217;iPhone 3G, lo spessore invece è maggiore, pari a 12,77 mm. Il peso inclusa batteria è di 135 grammi. Rispetto al cellulare che usavo prima (il Motorola L6 che si vede anche nella foto seguente), la larghezza è leggermente maggiore così come lo spessore, che rimane comunque nella media di tanti altri cellulari più «tradizionali» (il Motorola è davvero sottile). Devo dire che nella tasca dei pantaloni non si sente più di tanto e non da alcun tipo di fastidio.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid1.jpg" title="L&#039;Acer Liquid e il Motorola L6" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid1-500x375.jpg" alt="L&#039;Acer Liquid e il Motorola L6" title="L&#039;Acer Liquid e il Motorola L6" width="500" height="375" class="alignright size-large wp-image-828" /></a><br />
<small>Generazioni a confronto.</small></p>
<p>L&#8217;apparecchio (che per il momento ho soprannominato Poldo), non è dotato di tasti fisici sul frontale (i quattro pulsanti standard di Android sono tasti touch anch&#8217;essi), mentre sul lato sinistro presenta il pulsante di accensione, ed a destra il bilancere del volume e il pulsante di scatto della fotocamera.<br />
Il connettore per la ricarica della batteria e lo scambio dati è di tipo mini USB, e si trova sul fondo del telefono, mentre in testa troviamo il connettore per gli auricolari e il bellissimo sistema delle notifiche a led, di cui l&#8217;immagine seguente mostra l&#8217;utilizzo.</p>
<p><a href="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid2.jpg" class="thickbox"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid2-500x375.jpg" alt="Le icone di notifica" title="Le icone di notifica" width="500" height="375" class="alignright size-large wp-image-829" /></a><br />
<small>Le icone di notifica si accendono nella parte superiore dell&#8217;Acer Liquid.</small></p>
<p>Le icone sono tre: batteria, messaggi e chiamate, e si attivano con varie modalità di lampeggio per indicare cosa sta accadendo. Veramente molto comode e «stilose».</p>
<p>La qualità costruttiva è abbastanza buona. Per permettere la realizzazione di un dispositivo così economico, Acer ha dovuto impiegare la plastica per il corpo del terminale, a scapito di materiali di qualità superiore. Comunque il Liquid in mio possesso è ben assemblato, e non presenta nessuno scricchiolio od imperfezione di alcun tipo.</p>
<h2>Le cose che fa</h2>
<p>Fa effetto vedere che la cosa che una volta era l&#8217;attività principale di un cellulare, ovvero la telefonata, sia diventata un&#8217;icona come le altre, insieme alla posta elettronica, al browser web ed a tante applicazioni «sociali», da Facebook a Twitter. Cosa fa l&#8217;Acer Liquid? Più o meno tutto quello che può fare uno smartphone al giorno d&#8217;oggi: scrivere documenti, email, scattare foto e caricarle online, cercare nelle mappe, fare da navigatore satellitare, ascoltare musica, guardare video e chi più ne ha più ne metta. Liquid fa tutto questo, magari non «out of the box», ma può farlo semplicemente installando il software necessario. Elencare le applicazioni presenti di default nel dispositivo non è particolarmente utile, se manca qualcosa quasi sicuramente si può installare.</p>
<p>Sempre in tema di software, sono rimasto piacevolmente colpito dall&#8217;assortimento dell&#8217;Android Market, che è il mezzo  standard per installare applicazioni sui terminali Android. Gli utenti di iPhone affermano che il livello qualitativo dell&#8217;Android Market non è paragonabile allo store di Apple, tuttavia a me non è parso male, c&#8217;è della bella roba.</p>
<p>La fotocamera da 5 megapixel è dotata di una messa a fuoco automatica al centro anziché fissa come nella maggior parte dei concorrenti, permettendo migliori risultati fotografici. Dalle mie prove (trovate qualche esempio sotto), mi è sembrato che le foto prodotte siano di buona qualità. I video vengono invece registrati a 640&#215;480 di risoluzione, a 15 fotogrammi al secondo. L&#8217;unica pecca del comparto fotografico è l&#8217;assenza del flash, quindi in condizioni di scarsa illuminazione le foto sono un po&#8217; come sono (cioè generalmente mosse), per il resto niente male.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/4300618362/"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid4.jpg" alt="liquid4" title="liquid4" width="250" height="188" class="alignnone size-full wp-image-831" /></a><a href="http://www.flickr.com/photos/poluz/4300620444/"><img src="http://www.poluz.net/blog/wp-content/uploads/2010/01/liquid3.jpg" alt="liquid3" title="liquid3" width="250" height="188" class="alignnone size-full wp-image-830" /></a><br />
<small>Due foto scattate dall&#8217;Acer Liquid. A sinistra, una foto esterna realizzata nei 30 secondi di sole (molto velato) che ci sono stati questa settimana; a destra una foto con luce alogena scattata a distanza ravvicinata. Si nota che il sistema di autofocus mette a fuoco nel centro dell&#8217;immagine. Cliccate sulle immagini per andare su Flickr dove si possono anche vedere alla dimensione originale.</small></p>
<h2>Funziona bene?</h2>
<p>Direi di sì. L&#8217;interfaccia è molto reattiva (grazie al potente processore), e tutto si avvia e funziona molto rapidamente. La connessione dati via rete telefonica è stabile anche in movimento (provata in corriera) ed il wi-fi «prende» discretamente bene. Il GPS è rapido. Per la parte telefonica l&#8217;audio è molto pulito e potente, anche con le cuffie in dotazione (che sono inoltre abbastanza buone nella riproduzione dei bassi nella musica). La batteria dura, con un uso abbastanza intenso soprattutto dati, 1 giorno e mezzo sempre connesso in 3G, e due giorni abbondanti connesso in 2G.</p>
<p><a href="http://www.android.com">Android</a> mi è parso un sistema operativo molto avanzato, e tuttavia semplice da utilizzare. È ovviamente molto più complesso da usare rispetto ad un cellulare «old style», ma è certamente incredibilmente più potente. Un ottimo ambiente per telefoni avanzati, quindi, che avrà molto probabilmente il suo boom nel corso del 2010.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;Acer Liquid è un dispositivo con caratteristiche tecniche irraggiungibili in questa fascia di prezzo. Anzi, è spesso più prestante di terminali più costosi; come rapporto qualità-prezzo non ci sono paragoni sul mercato al momento. Acer poi sembra molto interessata ad entrare in forze nel mercato smartphone: non solo ha annunciato che <a href="http://www.androidworld.it/2010/01/01/lacer-liquid-potrebbe-avere-android-2-0-a-marzo-2010/">a marzo aggiornerà l&#8217;Android del Liquid</a> alla versione 2.0, ma pare sia anche interessata a presentare fino a 10 smartphone nel corso del 2010. È nella qualità dell&#8217;assistenza post vendita (e nel caso degli smartphone, quindi, anche negli aggiornamenti per il sistema) che si crea una credibilità attorno al proprio marchio, se a queste notizie seguiranno i fatti, Acer avrà fatto le mosse giuste.</p>
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