Forse vi sarete accorti che non parlo più molto di attualità qui. In generale sono troppo nauseato per farlo, ma mi rendo conto che sbaglio, e che forse dovrei affrontare di più gli argomenti del momento, pur nel mio piccolo. Se non altro per mettere un po’ in ordine le idee per me. Ad ogni modo, preamboli a parte, ho appena letto questo articolo del Corriere. Il sindaco in quota PD del comune di Scarlino (Grosseto), ha emesso un’ordinanza che multa di ben 500 euro chiunque rimuoverà il crocifisso da una aula scolastica del comune. Evidentemente il sindaco ritiene che il suo esecutivo abbia un potere maggiore rispetto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Cavolo, già il nome dovrebbe incutere rispetto, si parla non di applicazione di una legge o regolamentucolo qualunque, bensì dei diritti dell’uomo! Ed invece la nostra classe politica non ha ancora capito niente di libertà e uguaglianza, dimostrando che a livello di mentalità, quantomeno, negli ultimi sessant’anni si sono fatti passi avanti, ma spesso si è anche rimasti fermi.
In realtà la questione dei crocifissi nei luoghi pubblici è tanto banale quanto (pare) difficile da comprendere. E la Corte Europea ha fatto un ottimo lavoro nel mettere in chiaro ed argomentare i punti salienti. Si legge nella decisione della corte (che probabilmente molte poche persone si sono prese il disturbo di leggere veramente):
The presence of the crucifix – which it was impossible not to notice in the classrooms – could easily be interpreted by pupils of all ages as a religious sign and they would feel that they were being educated in a school environment bearing the stamp of a given religion. This could be encouraging for religious pupils, but also disturbing for pupils who practised other religions or were atheists, particularly if they belonged to religious minorities.
Ed ancora:
The Court was unable to grasp how the display, in classrooms in State schools, of a symbol that could reasonably be associated with Catholicism (the majority religion in Italy) could serve the educational pluralism that was essential to the preservation of a “democratic society” as that was conceived by the Convention, a pluralism that was recognised by the Italian Constitutional Court.
Ovvero: dire che il crocifisso è simbolo di pluralità, come ha fatto la Corte Costituzionale italiana non ha senso. Sarà anche una tradizione (ma anche su questo ci sarebbe parecchio da discutere, visto che ad esempio nel liceo statale che ho frequentato io non ce n’era nemmeno uno), ma è un simbolo di una religione, e come insegnano alle elementari uno ≠ pluralità (più di uno). Credevo che i nostri politici almeno le elementari le avessero fatte, ma probabilmente le hanno dimenticate.

Foto: Microrama
Infine:
The compulsory display of a symbol of a given confession in premises used by the public authorities, and especially in classrooms, thus restricted the right of parents to educate their children in conformity with their convictions, and the right of children to believe or not to believe.
Sembra tutto banale eh? Eppure se ne sono sentite di tutti i colori. Mi è piaciuto molto questo articolo di Michele Ainis sulla Stampa. Diretto, senza giri di parole e chiaro. Forse è per questo che i politici non lo capiscono, anche in un comune della provincia di Grosseto (in cui spero vivamente che qualcuno impugni quell’ordinanza a mio avviso assolutamente sbagliata se non illegale).
Oppure, siccome non credo che questa gente legga veramente le cose di cui parla, il solo sentire nominate le seguenti parole chiave li ha fatti andare sulle barricate: religione, ateismo, pluralità, diritto, minoranze. Veramente troppe perché la sentenza della Corte Europea potesse passare sotto (il loro) silenzio.

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Commenti al post (4)
100% d’accordo.
come del resto sono d’accordo con l’articolo su La Stampa che hai citato e con la decisione della Corte Europea (anzi: ERA ORA!)
La cosa che mi fa incazzare è che vedo che ad argomentazioni precise e razionali, vengono contrapposte cose come “eh ma è la NOSTRA tradizione” (“nostra” di chi???) o, peggio, “e ma se a LORO non va bene tornino a casa” (ma “loro” chi??????) che ovviamente non portano da nessuna parte e non aggiungono nulla alla discussione, peraltro interessante.
Il problema è che queste cose vengono dette anche da coetanei universitari, persone istruite, colte, dalla mentalità aperta, che hanno viaggiato… pensavo che alcuni principi fondamentali affermati dall’illuminismo fossero già dati per assodati, e invece 300 anni dopo mi trovo a dover discutere per riaffermarli… roba da pazzi!
ciao,prova a dare un’occhiata all’articolo di Travaglio che si trova qui http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578
Anche se non concordo in tutto,ci sono diversi spunti interessanti.
@Mistya: ??? Qual è il punto, oltre al fatto che wordpress non accetta faccine troppo vicine?
@jeby: in realtà mi sa che siamo strani noi che non vediamo nessun attacco a nessuna religione il fatto che la religione debba essere staccata dallo stato al 100%. Addirittura crediamo che la religione potrebbe guadagnarne da questo distacco (così come lo stato). Stolti che non siamo altro!
@stenet: penso che il link che tu intenda sia questo. Nel caso, mi sembra che Travaglio questa volta abbia le idee un po’ confuse: se a lui non da fastidio, non vedo perché dovrebbe imporlo a chi invece di fastidio ne da parecchio. Del resto non stiamo parlando di una cosa necessaria anche se da fastidio (come le tasse), ma di una cosa che non serve allo svolgimento di una lezione, e che si può perciò benissimo togliere. Il crocifisso a scuola non serve.
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