twitter/poluz ·

Samuel Butler / Erewhon

domenica, 8.11.2009 · ore 12.18
Tag: ,

I libri di Diaspar / 68
Erewhon, che letto al contrario risulta più o meno come Nowhere (in nessun luogo), inizia come uno dei più classici libri di avventura, ovvero con l’esplorazione da parte di un giovane di un’area sconosciuta vicino ad una recente colonia britannica. Cosa scoprirà è abbastanza ovvio: una civiltà sconosciuta, ma con usanze molto… particolari. In realtà sono strane solo a prima vista: il fatto ad esempio che nella società erewhoniana i malati siano giudicati ed imprigionati, mentre i colpevoli di reati vengano curati come malati, oltre al senso di spaesamento e di «inversione» rispetto ai nostri canoni di vita che ci provoca, lascia con una sorta di deja-vu. Ma sarà un comportamento veramente così diverso dal nostro? Altro esempio: gli erewhoniani sono ufficialmente devoti di istituzioni (pseudo) religiose chiamate Banche musicali. In realtà, benché quasi tutti si proclamino ferventi religiosi, e facciano di tutto perché i propri concittadini lo sappiano, nessuno in cuor proprio ha la minima stima per questi «istituti», e la loro vera religiosità rimane dedicata ad idoli segreti e mai dichiarati. Vi dice nulla? Diceva qualcosa nel periodo vittoriano, in cui è stato scritto il libro, e lo dice ancora adesso, a mio avviso.
Ma il punto più bello e innovativo del romanzo, quello per cui Erewhon è famoso ed è stato usato come base per tanti altri libri come Dune di Frank Herbert (vi dice nulla Jihad Butleriana?), è quello in cui il protagonista ci riporta alcuni passi del Libro delle macchine, il libro alla base della civiltà erewhoniana come ci viene raccontata.

Il Libro delle macchine

Erewhon è una società che, ad un certo punto della propria storia, ha rifiutato l’uso di qualsiasi macchina anche solo minimamente progredita. Alla base di questa scelta ci sono appunto le teorie del Libro delle macchine. In questa opera, l’autore applica le teorie evolutive darwiniane alle macchine, e dimostra in maniera davvero ingegnosa come le macchine finiranno per prendere coscienza, ed assoggettare «benevolmente» l’uomo al loro servizio. Anzi, lo stanno già facendo!

Il Libro delle macchine è veramente sorprendente. Sorprende ancor di più pensando ai 130 anni che ci separano dalla scrittura di Erewhon. Butler è stato capace di immaginare, partendo dalla macchina a vapore, la più avanzata dell’epoca, cose sull’intelligenza artificiale che abbiamo sviluppato solo negli ultimissi decenni. Tutti noi sappiamo che nelle argomentazioni del Libro delle macchine c’è un errore di fondo, ma non lo troviamo, perché la struttura logica è così precisa che ci fa quasi credere che avremmo davvero bisogno noi stessi di una «Jihad Butleriana».

Questo finale scoppiettante ci fa anche dimenticare che in alcuni punti il romanzo stava perdendo un po’ di tono, anche se mai di intresse! Perché tra macchine, religione, scuole dell’irragionevolezza e malattie, Butler ci dipinge una società che sembra molto diversa da quella in cui viviamo, ma in realtà mette il luce tante ipocrisie reali del suo ed anche nostro tempo. 130 anni dopo.

* * *

Titolo originale: Erewhon, or Over the Range
Anno: 1872
Pagine: 237
Editore: Adelphi
ISBN: 88-459-0388-5

Commenti al post (0)

Aggiungi commento

Clicca su una faccina per appenderla al tuo commento.
:wink: :-| :-x :twisted: :) 8-O :( :roll: :-P :oops: :-o :mrgreen: :lol: :idea: :-D :evil: :cry: 8) :arrow: :-? :?: :!:

Puoi inserire questi tags html: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong> .

Questo blog utilizza Mollom come sistema anti-spam. Se il tuo commento non viene pubblicato subito, potrebbe essere stato bloccato. Non inviarlo nuovamente, non è stato perso!

Il proprietario del blog non potrà essere ritenuto responsabile per eventuali messaggi lesivi di diritti di terzi. È tuttavia a completa disposizione di chi ne facesse richiesta per eliminare tali commenti.