Robert A. Heinlein / La via della gloria
I libri di Diaspar / 69
Ci vuole poco, nel mondo fantastico dei romanzi, per iniziare un’avventura cosiddetta «incredibile» e diventare un eroe. Ma quando accade, a dispetto delle apparenze, non accade mai per caso. E quindi nel momento in cui Oscar, reduce dalla guerra in Vietnam, viene chiamato da una bella ragazza per svolgere una missione da eroe, non viene scelto per un gioco del destino. Da quel momento inizia una storia dai toni tipicamente fantasy, su un mondo popolato da uomini di culture differenti e da una fauna che più fantasy non si può. Ma non vi ingannate, ci vuole molto poco per unire il fantasy alla fantascienza, e l’ultima parte del romanzo troviamo il nostro «eroe» alle prese con profonde crisi esistenzali in un’ambientazione sf, nell’attesa di un nuovo compito che richieda le sue capacità eroiche.
La via della gloria è qualcosa di più di un godibilissimo ed ironico romanzo avventuroso fantasy, è anche tra le righe una discussione sul ruolo di alcune persone, genericamente indicate come «eroi», nella società americana durante il conflitto in Vietnam. Società che viene a più riprese derisa a messa alla berlina dall’autore, soprattutto per quello che riguarda gli aspetti più militaristi. L’avventura fantasy che si avvia su queste premesse, sembra voler indicare ancora di più i limiti della società statunitense dell’epoca, mostrando che sta impedendo lo svilupparsi delle capacità umane migliori, tenendo le persone imprigionate in una serie di costrizioni sociali, militari, economice e financo sessuali.
Rimanendo invece su un livello un poco più superficiale, La via della gloria si dimostra essere un romanzo molto piacevole, scritto in un tono sarcastico e curioso (probabilmente grazie anche alla sempre ottima traduzione di Roberta Rambelli), anche se forse un po’ troppo interlocutorio nella seconda parte del libro. Una lettura consigliata sia per la sua qualità, che per conoscere un Heinlein alle prese con un genere diverso.
Come nota finale, volevo aggiungere che la lettura de La via della gloria mi lascia ancora più perplesso verso coloro che considerano Heinlein uno scrittore essenzialmente machista e fortemente militarista. Questo romanzo, insieme ad altri che ho letto (vedi alcune mie recensioni), sembrano dimostrare proprio il contrario. Sono sempre più convinto che chi giudica Heinlein in questo modo non l’abbia essenzialmente mai letto veramente, e che si basi solo sulla trasposizione cinematografica di Starship Troopers (Fanteria dello spazio), quello sì militarista, mentre il romanzo da cui è tratto lo è già molto meno.
Quello che vedo io di Heinlein, al contrario, è un autore che benché tratti spesso di aspetti militari, lo faccia sempre in modo distaccato, più per criticare che per accondiscendere, e che dimostri fondamentalmente una contrarietà verso il mondo militare, benché ne riveli anche alcuni aspetti secondo lui positivi, come ad esempio un mezzo di formazione personale.
Titolo originale: Glory road
Anno: 1963
Pagine: 366
Editore: Rizzoli, 1978
ISBN: n.d.
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