Maledetto referendum
Sia ben chiaro, con questo titolo un po’ forte non voglio assolutamente sminuire l’importanza del referendum come forma di partecipazione politica, mi riferisco invece ad un referendum preciso, ovvero quello a cui saremo chiamati il prossimo 21 giugno (se non cambiano ancora le date). Ma, più che il referendum in sé, che è del tutto legittimo a prescindere dai contenuti, in realtà mi da fastidio come è regolato oggi questa forma di votazione: già in passato ho più volte affrontato il tema del quorum, e di come ritengo che debba essere abolito. Orbene, il prossimo referendum del 20 giugno mi pone davanti ad un enorme dilemma: vado o non vado a votare? Ma soprattutto: perché non mi piace questo referendum?
Innanzitutto, senza ancora entrare nei punti precisi del quesito referendario, già la lista dei promotori mi fa accaponare la pelle: Gianni Alemanno, Marco Boato, Renato Brunetta, Daniele Capezzone… Tutte persone che, per usare un eufemismo, non apprezzo minimamente. La loro presenza nel comitato mi fa pensare immediatamente, spero a torto, che possano avere un qualche vantaggio elettorale se passassero le proposte del comitato per sì al referendum.
Pericolo, pericolo, pericolo
Ma entriamo nel merito. Il primo e secondo quesito comportano le seguenti novità alla camera ed al senato, rispettivamente:
In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi.
Questo ha un’importantissima conseguenza, come fa notare Vincenzo Vita di Articolo21.info:
il partito che prendesse la maggioranza relativa otterrebbe il 55% dei seggi
Il 55%?? Questo significa che, per assurdo, un partito con il 26% dei consensi e con tre avversari da 25, 25 e 24 per cento (quindi quasi uguali al «vincitore») otterrebbe la maggioranza assoluta e lascerebbe agli altri circa il 15% a testa? Ma vi rendete conto della pericolosità di una legge simile?
In qualsiasi situazione uscisse il voto, anche con solo un voto di scarto tra il primo ed il secondo partito, si metterebbero tutte le opposizioni in condizioni di non poter far nulla per impedire di fare alla maggioranza ciò che vuole, anche di, che ne so, depenalizzare il falso in bilancio! Ah… mi dicono che sia già stato fatto… vabbè, di minare le basi democratiche del nostro stato.
Insomma, se passasse il sì per i quesiti 1 e 2, non solo si «favorirebbero i partiti maggiori», come dicono all’acqua di rose i principali mezzi di informazione, ma si getterebbero le basi per uno scardinamento democratico e, chissà mai, anche una deriva autoritaria. Per quanto brutto possa essere il porcellum, non mi sembra proprio questo il modo di correggerlo.
Che fare?
E qui ritorna la mia maledizione contro l’attuale sistema referendario: se non ci fosse il quorum, voterei no e sarei contento di averlo fatto. Invece allo stato attuale, è più probabile che un’astensione dal voto faccia il «mio gioco». Ma l’astensione è una cosa che odio con tutte le mie forze: vorrei partecipare sempre al voto, perché è una cosa in cui credo. Che fare? Maledizione!
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Rss
Commenti al post
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intanto ti ringrazio per aver fatto chiarezza sul referendum perchè non avevo ancora capito quale fosse il quesito!!!!
d’altronde manca più di 1 mese e di tempo ne avrò! (con la scusa di scrivere sul blog le ragioni del sì e del no capisco meglio il senso di ogni votazione!).
Ma… sbaglio o anche il PD dice di sì a questo referendum? Praticamente tutti dicono di sì tranne la Lega che, ovviamente, ne risulterebbe inculata (eufemismo a go-go!)!
Comunque sia… io deciderò se andare a votare guardando i dati di affluenza! Se sono pochi allora non vado, se vedo che si va verso un quorum corro (anche verso le 21!!) a votare no! Mi sembra, forse, la cosa migliore!
PS. anch’io abolirei il quorum!
Anche il PD dice sì, non capisco bene il perché. Il rischio in caso di una vittoria del sì mi sembra tutt’altro che remoto, altro che «se vince il no ogni riforma è impossibile» (come dicono al comitato promotore)… Se vince il no non vuol dire automaticamente che per gli italiani il «porcellum» sia giusto, semplicemente che la proposta era una stronzata.
wow, ti ringrazio anche io per aver chiarito il quesito… che io non avevo capito!
votare o non votare? sinceramente neanche io so cosa fare!
(e oggi scrivo in rima, a quanto pare!
)
Forse la soluzione migliore è quella proposta da Stefano: guardare come va l’affluenza e decidere di conseguenza. Anche se è una cosa che odio. Ma temo davvero che qui ci sia di mezzo la democrazia.