Jack Kerouac / Sulla strada

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I libri di Diaspar / 44
Il libro credo proprio non abbia bisogno di presentazioni, osannato come è stato da tante generazioni di giovani ansiose di viaggiare e visitare il mondo. È essenzialmente un diario di viaggio dell’autore, che con una compagnia di amici scalcagnati come lui si mettono ad attraversare gli Stati Uniti, trovandosi bene solo sulla strada. Denver, Los Angeles, New York sono alcune delle loro destinazioni, ma anche il Messico è uno dei viaggi del gruppo.
Alcuni aggettivi che mi vengono immediati per inquadrare il libro: logorroico, ampolloso, stancante. Tuttavia interessante per alcuni aspetti. Nel seguito vedo di approfondire, se mi va.

Ah! Questa gioventù! Che può permettersi di viaggiare facendo discorsi sui massimi sistemi, guardare le persone che lavorano duramente con occhio indagatore superiore, e con una voglia di abbassarsi al loro livello che lasciano scaturire solo perché sanno che non lo faranno mai, che non si ridurranno mai al loro livello. Anche nei lavori più umili saranno sempre meglio.
La strada! Velocità e potenza: 451 pagine di esaltazione del testosterone, del mito americano della macchina che va, della sua forza.
Ma per favore! Un gruppo di fighetti acculturati che fanno finta di entrare in contatto con il mondo stando chiusi dentro una scatoletta in viaggio e vedendo il tutto sullo schermo televisivo del finestrino.

Aspetti positivi del libro: è una fotografia piuttosto limpida della vita media del primissimo dopoguerra, tra benestanti e povertà delle persone alla fine della scala sociale, che vivono tra droghe, alcolismo ed altre forme di alienazione.

Da leggere probabilmente solo per la sua popolarità, per il ruolo che ha avuto.

* * *

Titolo originale: On the road
Anno: 1957
Pagine: 451
ISBN: 88-04-41123-6
Editore: Mondadori

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martedì 11 mar 2008, ore 10.51
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gravatar CastenasoForever
martedì 11 mar 2008, ore 10.51

per un ardito lettore come me… beh, una presentazione in più non è mai superflua!! ;)

gravatar balbotta
martedì 11 mar 2008, ore 10.51

Anche io quando l’ho letto non mi ha dato tanto… mi aspettavo tante cose e non mi è piaciuto per niente!

gravatar balbotta
martedì 11 mar 2008, ore 10.51

^ anche io quando l’ho letto non mi ha dato tanto ?!?!?!?!

ma come cacchio scrivo stasera?! 8O

gravatar Fabioski
martedì 11 mar 2008, ore 10.51

“Sulla strada” è una di quelle opere – come certi film – di cui senti parlare così tanto, che quando finalmente le leggi, o le vedi al cinema, ti chiedi “tutto qui”? Ovvio che possa deludere. La sua fama non è tanto dovuta alle sue qualità letterarie, quanto a quella potente, nascosta dimensione della fuga, della mente prima che dei corpi. Un tema che è stato poi ripreso da decine di altri libri e film, da Wenders a Salvatores.

Quanto alla tua critica velenosetta, la trovo immotivata. Primo, perché potrebbe adattarsi a quasi tutte le opere intellettuali. Secondo, perché K. era davvero di origini modeste, e il suo non era un pauperismo di maniera.

Andiamo quindi “on the road”, seguendo la nostra inquietudine. Anche perché – come cantava Gaber – “C’è solo la strada su cui puoi contare/la strada è l’unica salvezza (…) perché il giudizio universale non passa per le case/le case dove noi ci nascondiamo”

Buona lettura.

gravatar poluz
martedì 11 mar 2008, ore 10.51

Hehe, velenosetta ma bonaria. :) In realtà l’ho letto con piacere, anche se è stato stancante.
Non sono d’accordo, poi, che la mia critica si possa adattare a tutte le opere intellettuali, ma è un mio parere discutibile.
Non metto in discussione la buona fede di J.K., ma con solo delle buone intenzioni non si fa per forza una cosa buona in generale.

gravatar Gioia
martedì 11 mar 2008, ore 10.51

Alquanto riduttivo per il manifesto della Beat generation..

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