Due sere fa stavo curiosando nei diari delle superiori. Più che ad un vero revival del periodo, ero interessato alle «perle di saggezza» raccolte durante le lezioni, cose del tipo «l’ellisse è una circonferenza stortignaccola» (la spiegazione dell’ellisse che ci fece la professoressa di matematica), «l’equazione scritta come l’ho cancellata» e dialoghi surreali vari:
prof di inglese: «ha capito?»
studente: «no»
prof: «traduca»
Ad un certo punto sul diario di terza mi si presenta davanti una pagina intitolata: Psicosi degli scalini della palestra. Prima di addentrarci nei contenuti assolutamente di rilievo della pagina in questione, è opportuno dare una breve spiegazione di cosa fossero gli «scalini della palestra».
Il mio liceo è stato costruito ex-novo all’inizio degli anni novanta, in un lotto adiacente al Fiera District di Bologna. Una delle tante particolarità del complesso è la palestra, che si trova dall’altra parte di una strada (Via Faustino Garavaglia) rispetto alla scuola stessa, ed è collegata a quest’ultima tramite un ponte sospeso.
Nella foto (storta) qui sotto, si può vedere a destra la scuola, ed al centro il ponte. La palestra è a sinistra fuori dall’inquadratura. Dietro, le torri del Fiera District progettate da Kenzo Tange (quella di sinistra è falsa – non fa parte del progetto originale).
Per andare in palestra, quindi, dovevamo salire alcune scale, attraversare il ponte verso la palestra, e quindi scendere una scala circolare fino ad arrivare agli spogliatoi interrati. Il ponte di per sé non è tanto in alto, tuttavia il fatto che la scala fosse completamente priva di aperture di ogni genere, e pure mal illuminata, la faceva sembrare molto lunga. Qualche furbo aveva scritto sul muro, ad ogni pianerottolo, il numero di gradini che mancavano ad arrivare giù. E qui arriva la pagina in questione del mio diario.
Che noia quella scala! Una tristezza incredibile! Perché non inventare una filastrocca con i numeri che qualche mister X aveva scritto sulle pareti della scala? Eccovela, pari pari, precisando che non è tutta farina del mio sacco. I numeri in grassetto sono quelli riportati sul muro.
42 • Sono le assi sopra un bue
33 • Sono i balzi che fa il re
22 • Sono le oche sopra le assi del bue
11 • Sono gli euro che pago con gli indici
00 • L’undici non fa rima, rifugiati da Totò Riina.
(Mi ritiro vergognoso nel mio cantuccio.)
PS: ricordatevi di visitare la mia cittadina, ogni tanto!

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Commenti al post (2)
ogni tanto mi meraviglio di così tanta fantasia sprecata nel nulla!
ah, il kope!
buon we!
gio
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