Henning Mankell / Assassino senza volto
I libri di Diaspar / 40
Due anziani coniugi vengono trovati massacrati in casa loro, nelle campagne svedesi della Scania, ma nulla della loro vita sembrerebbe spiegare il perché di tanto atroce accanimento verso di loro. Kurt Wallander, alla sua prima apparizione libraria, si impegna anima e corpo alla soluzione del caso, che presto si tinge dei colori del razzismo, un nuovo problema che all’inizio degli anni novanta si sta sviluppando in Svezia.
Questo bel giallo è quanto di più aderente alla realtà si possa chiedere ad un romanzo d’invenzione: non solo gli avvenimenti sono perfettamente calati nella realtà quotidiana, ma anche il lavoro della polizia è descritto in modo molto smitizzato.
Non ci sono colpi di scena, scoperte eclatanti, anzi quello che porta poi alla soluzione del caso è frutto di un lavoro lungo, tedioso, e che richiede essenzialmente tanta, tanta pazienza. Mankell, pur non inserendo volutamente gli elementi classici del romanzo «trascinante», riesce comunque a farti prendere molto dalla narrazione, e difficilmente si riesce ad interrompere la lettura.
Il protagonista del libro, infine, è anch’egli spogliato dall’aura del poliziotto in qualche modo «speciale», diverso dagli altri, che molti romanzi gialli ci comunicano: è una persona mediocre, con parecchi problemi familiari che crea egli stesso suo malgrado, impacciato e che dedica un impegno assoluto verso il suo lavoro, in cui vede ancora un’ombra di genuinità, di importanza sociale, in un mondo che anche in Svezia sta inizia a cambiare rapidamente.
Titolo originale: Mördare utan ansikte
Anno: 1991
Pagine: 366
ISBN: 978-88-317-9287-5
Editore: Marsilio
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