I libri di Diaspar / 38
Quando una persona muore, i suoi ricordi si cancellano o, al contrario, rimangono per un po’ di tempo all’interno della nostra mente? Secondo questo romanzo è vera la seconda affermazione, e sulla base di questo presupposto narra di una nuova branca della polizia investigativa, che si basa sulla lettura degli ultimi ricordi di vittime morte in fatti di sangue. Le persone che vi lavorano vengono viste in modo un po’ «particolare», e chiamate necromanti.
Un giorno il capo e fondatore della prima sezione di necromanti europea, la Pi-Quadro di Napoli, viene trovato ucciso, ed il nostro Vincenzo Briganti, necromante anche lui, viene assegnato all’inchiesta, che porterà avanti tra tentativi di insabbiamento, pressioni politiche ed altro ancora.
Sezione π2 viene indicato come uno dei primi romanzi del Connettivismo, un movimento di fantascienza italiano che ha realizzato anche un vero e proprio manifesto (lo trovate al link precedente) che mescola cyberpunk, futurismo e qualche altra cosa qua e là. Forse l’operazione è un po’ troppo pretenziosa e «seriosa», ma non per questa va liquidata, anzi spero che abbia successo e che ne nascano altre cose buone, come buono è questo romanzo.
Noi siamo quelli che camminano da soli per strada, quelli sospesi tra l’illusione del mondo virtuale e l’inganno del mondo reale.
[...]
Noi vogliamo cantare le strade deserte della notte, i monumenti congelati nel silenzio, le luci al neon della metropolitana, le periferie spettrali, i cimiteri di campagna, i reperti dell’archeologia postindustriale, [...].(dal Manifesto del Connettivismo)
Questo libro, dicevo, è buono, ma non ottimo. La costruzione del romanzo dal punto di vista del «giallo» non è male: la storia prende in fretta e si fa leggere tutta d’un fiato; i personaggi sono ben caratterizzati e, anche se a volte tendono un po’ alla macchietta, abbastanza credibili. Anche la parte «fantascientifica» mi piace abbastanza: la Napoli narrata è interessante e misteriosa (come per quello che riguarda la vera natura del cosiddetto Kipple), e le persone che la vivono sono logicamente inserite nell’ambiente futuro descritto. Però ogni tanto è parecchio stancante. A volte quasi irritante nelle sue descrizioni improvvisamente avulse dalla narrazione e molto didascaliche. Sono comunque difetti limitati, che non inficiano una lettura piacevole del libro.
Questo libro ha vinto il premio Urania 2006, e lo trovate ancora per qualche tempo in edicola. Qui l’interessante sito dei connettivisti, che pubblica anche una rivista trimestrale.
Anno: 2006
Pagine: 295
Collana: Urania n° 1528
Editore: Mondadori

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