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aprile 2006 · (
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Il manifesto è quello realizzato da Luigi Veronesi per il primo anniversario della liberazione dai nazi-fascisti. Lo slogan «per chi l’ha dimenticato» sembra parlare proprio a noi, al giorno d’oggi. Utile anche per avere un’idea delle proporzioni delle cose.
Inoltre, dal punto di vista prettamente grafico, trovo che nella sua semplicità sia proprio un bel manifesto, anche dopo sessant’anni!
Douglas Adams
Ristorante al termine dell’universo
Il seguito della «Guida galattica per gli autostoppisti» (The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy) vede il ritorno in scena di tutti i personaggi del primo libro: Arthur Dent, Ford Prefect, Trillian e Zaphod Beeblebrox, alle prese con l’affannosa ricerca dell’uomo che governa (sul serio) tutta la galassia.
La storia è incredibilmente delirante, cosa che lascia molti dubbi sulle pratiche dell’autore e, se questo può accadere, è ancora più divertente della Guida galattica. Ci sono una serie di giochini, di invenzioni, di assurdità e di colpi di genio da lasciare veramente senza parole. Il Ristorante al termine dell’universo è un libro veramente divertente, e posso assicurarvi che per il sottoscritto trovare divertente un libro è molto difficile. Raramente un libro bollato come «spassoso» (ad esempio «Saperla lunga» di Woody Allen) è riuscito a strapparmi di più di un sorrisino. Questo ci è riuscito, a volte mi sono proprio messo a ridere di gusto. Un mezzo miracolo.
Se volete leggere questo libro, però, vi consiglio prima di passare attraverso la Guida galattica per gli autostoppisti (qui la mia recensione), che comunque è tutt’altro che uno scoglio arduo: si legge in due giorni, come il Ristorante al termine dell’universo, del resto.
Titolo orginale: The restaurant at the end of the Universe
Anno: 1980
Pagine: 252
Editore: Mondadori
ISBN: 8804507942
Ora sto leggendo: Giancarlo Di Cataldo, Romanzo criminale.
In coda di lettura: Sandrone Dazieri, La cura del gorilla.
Berlusconi dice che il governo Prodi durerà cinque anni perché il potere li tiene uniti. Dobbiamo rallegrarci di questa affermazione del Presidente uscente? Di solito Berlusconi dice delle gran balle, quindi è probabile che stesse pensando il contrario.
Stamattina mi domandavo: le Converse staranno meglio con i lacci incrociati o paralleli? (vedi esempi in foto) Anche l’opinione pubblica da me intervistata (?) non ha un parere preciso in merito alla questione. Come risultati siamo al livello delle ultime elezioni politiche.
Oggi mi sono messo una maglia normalissima, color verdino tristezza, con la scritta «SCP» sul davanti. «SCP» sarebbe poi l’abbreviazione della marca, che è «Scoop». La vedete qui sulla sinistra. Siccome faceva piuttosto caldino nel primo pomeriggio, mi sono tolto la giacca e ho girato per l’università in maniche di maglia. Mentre mi accingevo a salire i pochi gradini che conducono all’ingresso delle aule di informatica «Ercolani»:
Essere 1 – Ehhh! La maglia dell’informatico per antonomasia! (Insomma, non avrà detto proprio così, però è nel mio interesse rendere più forbita la parlata per rendere l’idea di una «classe» colta di esseri umani.)
Io – ?????
Essere 2 – Eeeeh! È proprio vero! «SCP»! Spettacolare!
Essere 3 – ?????
Io – ?????
Essere 4 – Che bella!
Essere 5 – Ma cosa dite?
Io – Eh? Cosa vuol dire questo discorso?
Essere 1 – Ma sì, SCP!
Io – Ahhhh! (Mah!)
Dopo una decina di secondi di sguardi dubbiosi, visto che anche coloro che si erano accorti della misteriosa particolarità di «SCP» non erano in grado di comporre una frase logicamente corretta (o anche solo comprensibile) su cosa significassero esattamente quelle tre lettere, io, Essere 3 ed Essere 5 ci siamo impegnati a capire cosa potesse avere a che fare «SCP» con l’informatica. Dopo una lunga elucubrazione, che ha richiesto anche l’arrivo dei rifornimenti delle macchinette automatiche per far fronte al nostro fabbisogno energetico-cerebrale, la risposta si è finalmente materializzata nel nostro subconscio prima, e superconscio poi.
E qui, la delusione.
SCP, o meglio scp non è altro che un comando Linux che permette la copia di file tra due computer collegati in rete in modo sicuro.
Ecco quindi la distinzione tra un informatico vero ed uno normale (o falso): quello vero se vede scritto «SCP» pensa al comando di cui sopra, gli altri quando vedono «SCP» pensano «SCP» (se ci riescono). Io ammetto che dall’autunno scorso, e cioè da quando ho comprato la maglia, proprio questo problema non me lo ero posto.
Borís Leonídovič Pasternàk
Il dottor Živago
In questo libro viene raccontata la storia di Jurij Andrèevič Živago, cresciuto in una famiglia benestante prima della Rivoluzione del 1917, e che deve far fronte ai cambiamenti in corso nel suo paese dopo il 1917. Personalità libera e mai allineata, acuto critico della situazione politica del suo paese, trascorre una vita personale tormentata, divisa tra vari amori e lunghi periodi lontani dalle persone che ama.
Il dottor Živago è anche (oltre che un romanzo d’amore e di guerra) una critica piuttosto articolata alla società sovietica che si va delineando dopo la rivoluzione, ad un sostanziale (anche se con alcuni distinguo) appoggio e condivisione dei principi alla base della rivoluzione sovietica, si contrappone una grande delusione per ciò che ne è seguito una volta «stabilizzata» la situazione, soprattutto per quanto riguarda gli uomini «forti», di cultura, e liberi nel senso più importante del termine.
A causa di questa critica, il libro non è stato pubblicato in Russia fino al 1988, ed ha ricevuto l’onore internazionale solo grazie all’editore Feltrinelli che ne ha trafugato il manoscritto e ha pubblicato l’opera a Milano nel 1957. Pasternàk è stato anche insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1958, premio che non ha potuto ritirare per il timore che l’Unione Sovietica gli impedisse di ritornare in patria dopo la premiazione.
Nel 1965 è uscito un adattamento cinematografico del romanzo diretto da David Lean con Omar Sharif e Julie Christie
Titolo orginale: Doktor Živago
Anno: 1957
Pagine: 604
Editore: Feltrinelli
ISBN: 88-07-83-015-9
Ora sto leggendo: Douglas Adams, Ristorante al termine dell’Universo.
In coda di lettura: Giancarlo Di Cataldo, Romanzo criminale, Sandrone Dazieri, La cura del gorilla.
Avrei voluto terminare la rubrichina dedicata alle elezioni già da tempo, accantonando per sempre anche la grafica qui a destra. Invece sono spinto a continuare il filone da una necessità molto forte, e che non avrei mai voluto rilevare. Bisogna essere realisti e guardare in faccia la situazione: la destra si rifiuta di ammettere la vittoria del centro-sinistra. La destra si è inventata tutta una serie di scuse per non ammettere la propria, seppur limitata purtroppo, sconfitta: l’ultima in ordine temporale è quella secondo la quale i voti di un partito presentatosi in Lombardia ed «affiliato» all’Unione non avrebbero dovuto essere contati come voti per l’Unione. Questione su cui si era già pronunciata la Corte di Cassazione, la quale aveva dato l’avvallo alla cosa.
Sono molto preoccupato, e condivido appieno le parole di Diliberto, il quale ha affermato, forse un po’ eccessivamente ma non poi così tanto, che «c’è aria di golpe». E basta a dimostrarlo il fatto che la destra non vuole accettare il risultato delle urne. La cosa bella è che il loro accanimento sull’argomento brogli non fa altro che mettere in cattiva luce loro stessi, poiché erano loro, in quanto al governo e al Ministero degli Interni, a dover vigilare sul buon andamento delle elezioni.
La loro delegittimazione continua del voto (e dello stato in generale) ci ha fatto e ci farà ancora male. Perché poi qualcuno finisce per cascarci, e se ci cascano in abbastanza possiamo dire addio al nostro stato pseudo-democratico (o almeno il nostro «best effort» in questo senso) in cui il debole non è (non dovrebbe) essere sopraffatto dal più forte. Queste persone stanno minando al significato profondo della democrazia, confondendo le carte e lasciando solo uno scheletro senza (più) significato.
La speranza è che Ciampi si prenda le sue responsabilità e nomini il governo prima che decada il suo mandato. Ho già sentito tre costituzionalisti dire che i tempi ci sono, perciò non vedo perché Ciampi non dovrebbe espletare questo suo dovere. Così metterà a tacere anche questi loschi figuri che mettono a repentaglio l’esistenza dell’Italia che il Presidente della Repubblica giustamente ama tanto. Su, faccia questo sforzo, poi se vuole può andare in pensione e passare tutto il tempo con i suoi nipotini. Per favore.
Ieri sera in piazza Maggiore a Bologna si è tenuta una festa per la vittoria del centro-sinistra (e che Berlusconi dica quello che vuole, il suo riconteggio non cambierà le carte in tavola – si spera vivamente) alle elezioni del 9 e 10 aprile scorsi. È intervenuto Romano Prodi che ha voluto rendere omaggio alla sua città natale il prima possibile.
All’inizio dell’evento che ha riempito abbondantemente tutta la piazza ho fatto un giro per scattare alcune foto, tra le quali quella che vi propongo qui sotto. Be’, insomma… le facce che si vedevano in giro non erano proprio entusiaste… la delusione per questa vittoria sul filo di lana c’è, e non poca. Tuttavia prima Vito, poi i gemelli Ruggeri, poi un’altra signora comica very boulgnaise (e dalla voce un po’ troppo squillante) hanno tirato un po’ su l’umore della piazza, fino al momento del discorso di Prodi, iniziato all’incirca alle 21.30.
Nel suo discorso Prodi ha ribadito che la vittoria alle elezioni è nostra (sì, insomma, sua) e che non ci sarà nessun desiderio di vendetta nei confronti di Berlusconi: «con lui la peggior vendetta è applicare le regole che si applicano a ogni comune cittadino visto che è abituato a vivere al di sopra delle regole». Poi i soliti discorsi: governerà per tutti i cittadini che l’abbiano votato o meno, riunificherermo il paese, ecc… ecc… Infine rilancia fortemente la nascita di un partito democratico. Ammetto di aver sventolato poco la bandiera in quel momento, quello del partito democratico è una cosa su cui c’è ancora da discutere e mi puzza un po’ da imbroglio. Ma questa è un’altra storia.
Ah, mi stavo dimenticando della foto! Quella grande raffigura Piazza Maggiore gremita di gente (dietro c’è San Petronio), quella piccolina Romano Prodi che parla dal palco (è piccolina così perché dalla distanza a cui ero di più e di meglio non è venuto).
Nella foto grande, tra l’altro, si può vedere una signor(a|ina) che scrive con il portatile. Sbirciando con molta nonchalance alle sue spalle ho potuto leggere quello che aveva scritto, e l’incipit era quello tipico delle agenzie di stampa «BOLOGNA – 12 Aprile 2006 – …». Si stava apprestando ad inviare lo scritto con la Vodafone Connect Card. Bene, chiusa la parentesi dell’informatico.
Per motivi organizzativi purtroppo la festa è finita molto presto, dopo il discorso di Prodi c’è stato appena il tempo per quattro o cinque canzoni, e poi tutti a casa. Comunque tra una cosa e l’altra (incontri, saluti e battute con mezzo mondo più o meno) c’è voluta un’ora e mezza per arrivare alla macchina in Montagnola! È incredibile come ti guardino tutti quando hai una bandiera (anche non dispiegata, ma ripiegata) in mano. Abbiamo fatto via Zamboni e ogni cinque metri qualcuno ti diceva qualcosa: «ciao compagni!», «mi sa che voi non avete votato Berlusconi», «evviva!» eccetera.
Ho scoperto anche che a qualcuno piace la crêpe con il patè di olive… vabbè i gusti son gusti, ma comunque trovare posti che l’hanno a disposizione mi sa che sia un’impresa titanica.
Ragazzi, che tristezza. Tristezza per i voti, per la legge elettorale, per quello che molto probabilmente non seguirà.
Ma ecco, comunque, i risultati definitivi nel mio comune di residenza, ovvero Minerbio (Bologna).
Camera dei Deputati
Percentuale dei votanti: 91,17%
Centro-sinistra: totale 62,37%
- Comunisti italiani: 2,13%
- Pensionati: 0,74%
- Italia dei Valori: 1,23%
- Rifondazione: 4,59%
- Popolari – Udeur: 0,42%
- Rosa nel pugno: 1,95%
- Verdi per la pace: 1,69%
- Ulivo: 49,62%
Centro-destra: totale 35,49%
- Lega nord: 2,09%
- UDC: 4,23%
- Alleanza nazionale: 10,42%
- DC e Nuovo PSI: 0,66%
- Fiamma tricolore: 0,32%
- No euro: 0,18%
- Forza Italia: 17,05%
- Alternativa sociale: 0,54%
Senato della Repubblica
Percentuale dei votanti: 91,21%
Centro-sinistra: totale 61,58%
- Insieme con l’unione (Verdi e Com. italiani): 6,29%
- PSDI: 0,17%
- Rifondazione: 6,45%
- Italia dei valori: 2,14%
- Repubblicani europei: 0,15%
- Democratici di sinistra: 34,76%
- Pensionati: 0,96%
- Rosa nel pugno: 2,14%
- Popolari UDEUR: 0,47%
- Margherita: 8,05%
Centro-destra: totale 36,32%
- Fiamma tricolore: 0,30%
- Lega nord: 2,19%
- Forza Italia: 17,21%
- Partito Repubblicano: 0,15%
- Alleanza nazionale: 10,61%
- DC e Nuovo PSI: 0,69%
- UDC: 4,51%
- Alternativa sociale: 0,66%