Come penso la maggior parte degli italiani (ma non ho i dati di ascolto, non li ho visti scritti da nessuna parte) ieri sera ho seguito l’atteso confronto Prodi – Berlusconi. Atteso anche perché finalmente c’è stata la possibilità di parlare di politica in modo ordinato e chiaro, senza la solita ressa. Personalmente difendo strenuamente il «format» adottato: è l’unico che permette effettivamente di parlare in modo semplice e il più possibile corretto di politica, e non posso accettare le accuse di «noia» che si sono levate: la politica non è fatta di intrattenimento, ballerine e giochi a premi, e Prodi a fatto benissimo a ricordarlo stamattina ai microfoni di SkyTg 24. Personalmente poi, non mi sono reso nemmeno conto del tempo che passava, forse anche grazie all’assenza di pubblicità: è probabile che Rai Uno abbia battuto tutti i record degli ultimi dieci anni in fatto di assenza di spot pubblicitari!
Per quanto riguarda i temi affrontati durante il dibattito (a cui arrivo tra breve), mi sento in diritto/dovere di bacchettare un po’ i giornalisti, che mi sono sembrati poco incisivi con le loro domande. Ok, hanno fatto qualche domanda scomoda come quella sul conflitto d’interesse, ma hanno battuto un po’ troppo sui temi economici e hanno tralasciato quelli sociali. Spero che nel prossimo confronto si possa riequilibrare la situazione.
Ora la parte più importante, ovvero il dibattito stesso. Berlusconi è stato una vera valanga di numeri, che possono anche aver dato il risultato da lui sperato all’inizio, ma che poi secondo me sono stati controproducenti: veramente troppi e alla fin fine poco chiari (al contrario di come dovrebbero essere i numeri). Inoltre hanno anche dato la possibilità a Prodi di riprendere Berlusconi su questo aspetto. Una scelta sbagliata: l’imbonitore che chiama in aiuto i numeri anziché incantare con le sue «visioni» è il campanello d’allarme della sconfitta. Per concludere, sbagliatissima anche la tattica (?) di guardare sempre indietro, a quello che hanno fatto gli altri. Ma lui? (Come si vede qui ho cercato di essere il più neutrale possibile, nel limite in cui ci riesco, ovviamente).
Prodi è stato più incisivo, ma allo stesso tempo non mi è piaciuto il suo modo un po’ elusivo di rispondere alle prime domande di economia. Ok, alla fine la risposta l’ha data, ma l’ha presa troppo alla lontata e questa lentezza un po’ scoccia e lo penzalizza. Anche se, bisogna dirlo, ha fatto notevolmente meno dormire del solito mentre parlava. In generale è riuscito anche un po’ a convincermi.
Mi sta facendo paura la tattica ustata dalla destra in questi ultimi tempi, cioè di battere sempre sullo stesso chiodo: la divisione della coalizione di centro-sinistra. È la stessa tattica usata dai repubblicani americani alle ultime elezioni a proposito di Kerry «flip-flop», ovvero banderuola al vento, ed è stata analizzata da George Lakoff, il cui libro è anche in vendita per Fusi Orari (link) di cui ho letto un ampio estratto su Internazionale. È un sistema utilissimo per spostare l’attenzione dai veri problemi, creando casi là dove non ci sono.
I sondaggi danno tutti vincenti Prodi: dal tiepido 38% a 35% di Piepoli (cho ha visto ieri dopo il dibattito su SkyTG 24, e il cui limitato bacino di intervistati – 150 persone – mi lascia un po’ in dubbio), al 50-44 di IPR, passando per li 46,5% a 34,5% di SWG. Anche io, che sono fonte autorevolissima, lo do vincente, ma io sono di parte.