Ieri il papà di Linux, Linus Torvalds, si è scagliato contro alcune scelte progettuali di Gnome, uno dei desktop environment (l’ambiente di lavoro basato su interfacce grafiche) più diffusi ed avanzati in ambiente GNU/Linux. Oggetto del contendere alcune finestre (come quelle di stampa e di salvataggio dei file) realizzate in maniera veramente scandalosa. L’obiettivo, dichiarato da Gnome, che è alla base del ridisegno di queste ed altre finestre ed interfacce sarebbe quello di semplificarne l’uso anche agli utenti meno evoluti.
Per far sapere anche a chi non ha mai visto Gnome in vita sua di cosa sto parlando, ecco come si presenta in un programma per tale ambiente (segnatamente Gaim) la finestra di salvataggio di un file. (Il discorso seguente, in generale, vale anche per la finestra di apertura di un file, eccetto per il fatto che in quest’ultimo caso non c’è il pulsante «browse for other folder» e nemmeno il campo «name»!!!)
Il menu a tendina «Save in folder» l’ho aperto io per scopi dimostrativi.
Approfondimenti
OSDir ha una bella galleria di immagini di Gnome, qui. Qui invece quelle di KDE.
Questo invece il sito dei pensatori che pensano le interfacce di Gnome.
Evidentemente il team di Gnome ritiene che gli utenti tendano a salvare tutto in due sole cartelle: home e desktop. Un’idea lungimirante. O l’utente in questione non lavora che su tre file, oppure mi sembra logico che utilizzerà delle cartelle per suddividere ed organizzare i suoi documenti. Ma dall’interfaccia così come appare, non c’è modo di scegliere altre cartelle all’infuori delle due presentate («FileSystem» non è accessibile in scrittura; le due cartelle che appaiono sotto le ho aggiunte io, ma come si fa ad aggiungerle non è del tutto immediato, e comunque un utente non può accatastare lì tutte le sue cartelle senza perdere terreno sul fronte dell’organizzazione).
Per sopravvivere, dunque, il povero utente tutte le sante volte che vuole salvare un file dovrà cliccare sul «link» «Browse for other folder» (che appare seminascosto dalla «tendina» aperta nell’immagine sopra). A quel punto può navigare nelle sue cartelle.
Un utente avanzato spesso penserà di fare prima a digitare un semplice percorso con la tastiera piuttosto che a navigare con il mouse. Ci sono ben tre modi diversi per farlo (nella casella di testo in alto nella finestra, nella finestra pop-up, nella linguetta che appare sotto l’elenco dei files), ed eccezzion fatta per il primo metodo, non si riesce a capire a priori come accedere agli altri due. Semplicemente le cose «succedono» quando l’utilizzatore comincia a digitare qualcosa, ma sapere a priori quale fra il secondo ed il terzo metodo si avvierà è quasi impossibile. Con la conseguenza che uno non sa bene che cosa e dove guardare.
Se uno ha l’ardire di cliccare sul pulsante «Create new folder», sappia che questo cancellerà inspiegabilmente l’eventuale testo inserito nella casella del nome del file in alto.
La finestra, veramente zelante, vorrà obbligatoriamente listare e presentare tutti i file di cartelle veramente grandi (come /usr/bin) anche quando uno sta scrivendo il path completo a mano. Se sta scrivendo il percorso a mano, evidentemente sa quello che sta facendo, perdere due minuti per farsi listare e presentare graficamente tutti i file di /usr/bin è una scocciatura che penso si preferirebbe evitare (anche perché viene listata due volte: una per fare l’autocompletamento del path, l’altra per presentarla nella finestra). La cosa è vera soprattutto per la finestra di apertura di un file.
Ci sarebbe altro da dire, ma a me sembra proprio che il team di Gnome abbia toppato clamorosamente. Piuttosto che semplificare, queste «novità» complicano e rallentano. Il dramma è che questa deriva si sta sperimentando su tutto l’ambiente Gnome. Per questi ed altri motivi non posso che concordare con il pensiero di Linus, e suggerire l’uso di KDE a tutti quelli che si vogliono avvicinare al mondo GNU/Linux.